Ritorno a casa. La galleria Davide Di Maggio lascia Berlino e riapre a Milano

Dopo una lunga parentesi berlinese, riapre a Milano la galleria Davide Di Maggio con un programma espositivo che punta su una commistione tra grandi nomi e giovani talenti.

Walter Marchetti Musica da camera 1990
Walter Marchetti Musica da camera 1990

Dopo una parentesi a Berlino lunga oltre 16 anni, la galleria Davide Di Maggio ritorna a Milano con un nuovo spazio in Viale Bligny, non lontano da Corso di Porta Romana in cui vent’anni fa Di Maggio ha incominciato la sua storia di gallerista. Dopo tre spazi espositivi aperti a Berlino ed una storia che parla tanto di Italia, ma anche di Germania, è tempo per la galleria di tornare lì dove tutto è iniziato.

BERLINO UNA CITTÀ MAI DAVVERO ESPLOSA

“Ho scelto di lasciare Milano”, ci racconta Davide Di Maggio, “e di aprire una sede della mia galleria a Berlino nel 2001, nel periodo in cui tutti gli occhi del sistema dell’arte erano puntati sulla capitale tedesca. Appena sono arrivato, mi sono subito reso conto delle tante possibilità che la città offriva in quel momento a tutti coloro che si occupano di arte e cultura, con questi enormi spazi ex-industriali dismessi e una metropoli in fermento. Ho chiuso la mia galleria in Corso di Porta Romana e mi sono trasferito”. E a Berlino Di Maggio ha vissuto e lavorato a lungo, aprendo tre spazi espositivi in tre zone differenti della città. Una realtà, dunque, che conosce bene e nei confronti della quale non nasconde una certa delusione. “Berlino è una città”, sottolinea Di Maggio, “che si è cullata per anni sulle sue potenzialità, senza mai esplodere sul serio. E come tutti i fenomeni non esplosi, alla lunga è destinata ad implodere su se stessa”.

MILANO È LA CITTÁ SU CUI PUNTARE

“Dopo sedici anni torno a Milano”, continua Davide Di Maggio, “città che, in realtà, grazie al legame con la Fondazione Mudima non ho mai completamente lasciato”. Ed è una città diversa, rispetto a sedici anni fa, che fa venire voglia di tornare a viverci. “Trovo Milano davvero molto migliorata”, ci dice Di Maggio, “è una città con un respiro internazionale, con mostre di alto profilo sia negli spazi pubblici che privati. In questo momento credo che in Europa sia uno dei luoghi più interessanti per la cultura e, quindi, sicuramente la città su cui puntare”.

LA MOSTRA INAUGURALE

Davide di Maggio inaugura la sede della sua galleria con una mostra che è un pezzo di storia personale, oltre che artistica. La mostra, che si intitola Pianofortissimo#2, è uno spaccato della celebre esposizione Pianoforti ssimo, realizzata alla Fondazione Mudima di Milano nel ‘90 e alla Biennale di Venezia l’anno successivo. In quella occasione 48 artisti internazionali si sono misurati con l’oggetto pianoforte “che è già di per sé un’opera d’arte, una scultura”, puntualizza Di Maggio. Una mostra che è stata significativa perché ha unito alcune delle più grandi personalità della storia dell’arte recente. “La scelta di ripartire proprio da quella mostra nasce dalla voglia di offrire la possibilità a chi non ha potuto prendere parte a quell’evento, perché lontano o troppo giovane, di ammirare le opere esposte”, conclude il gallerista. La nuova sede della galleria ospita una selezione di quei 48 pianoforti e punta decisamente sui grandi nomi. Dodici pianoforti silenti, realizzati da Arman, John Cage, Joseph Beuys, George Brecht, George Maciunas, Giuseppe Chiari, Geoffrey Hendricks, Rebecca Horn, Nam June Paik, Daniel Spoerri, Ben Vautier, La Monte Young, invadono lo spazio con la loro unicità.

IL LEGAME CON LA FONDAZIONE MUDIMA

Non è un caso che la galleria riapra riproponendo una mostra della Fondazione Mudima. La Fondazione, diretta da Gino Di Maggio, padre di Davide, ha una storia significativa alle spalle. Fondata nel 1989, è stata la prima fondazione in Italia ad occuparsi di arte contemporanea senza fini di lucro. Ha avuto il merito di portare nel nostro paese esperienze internazionali nel settore delle arti visive, della musica e della letteratura contemporanea. Una storia personale prima che collettiva. Davide Di Maggio ha iniziato a collaborare con la Fondazione fin da giovanissimo e ha mantenuto saldo il legame anche da gallerista. Legame che punta ad incrementare con questo ritorno a Milano. Perché, alla fine, ogni storia tende a ritrovare il proprio inizio.

– Mariacristina Ferraioli

Galleria Davide Di Maggio,
Viale Bligny, 41
20136 Milano

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia, Marie Claire Maison, Le Quotidien de l'Art. Ha conseguito un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano, è docente a contratto presso diverse istituzioni e fa parte del team curatoriale di ArtLine, progetto d’arte pubblica del Comune di Milano nel parco di CityLife.