Bologna celebra Salvatore Nocera a 10 anni dalla morte. Il racconto e le immagini dell’artista

Artista schivo e misterioso, Nocera era anche colto e raffinato. Una mostra a cura di Elisa del Prete ne racconta la vita, la storia, l’arte attraverso opere e scritti. Riaffermando, con la riscoperta di questo importante artista, il ruolo del curatore nella storia dell’arte.

Palazzo D'Accursio
Palazzo D'Accursio

“Questa mostra è l’esito di un lungo percorso volto a restituire il lavoro di un artista, non solo alla sua città, ma anche alla storia dell’arte in generale. È come averlo salvato letteralmente dalla cantina, averlo ripulito, messo in dialogo con il contesto con cui era entrato in relazione, e aver fatto un percorso a ritroso sul recupero delle sue tracce, che, pare, aver lavorato per eliminare durante tutta la sua vita”.
A parlare con Artribune è Elisa del Prete, curatrice della prima mostra a Bologna che cerca di restituire i contorni e il centro di una figura complessa e misteriosa (era schivo, cancellava le proprie tracce, spesso arrivava a distruggere le sue opere) come quella di Salvatore Nocera. Prima, peraltro, mostra personale dell’artista nella sua città. L’artista, nato nel capoluogo emiliano-romagnolo nel 1928, successivamente trasferitosi a Parigi verso la fine degli anni ’50 e poi nel Nord Italia, ritornato a Bologna nel 1979 e scomparso nel 2008. Il titolo dell’esposizione, nata dall’idea di Mario Giorgi e realizzata grazie a Eva Picardi e a Felicia Muscianesi, eredi di Nocera, è Un decennio di ritardo, alludendo forse ai molti anni dalla morte privi del giusto riconoscimento, sicuramente ad una frase tratta da un suo taccuino: “Sono sempre stato in ritardo, come minimo, di un decennio”.

CHI ERA NOCERA

Artista amato da Francesco Arcangeli – tra le penne più benedette della storia dell’arte di quegli anni, celebrato e riconosciuto nella linea dell’Informale, naturalista e padana, che il critico tracciò e nella quale tanto credette -, ispirato tanto da Cosmé Tura, quanto da Jean Fautrier e Antoni Tapies, allievo di Virgilio Guidi, Nocera sarà in mostra con 40 tele, 30 disegni e alcuni scritti, realizzati tra gli anni ’40 e ’90. “Ci saranno”, spiega la Del Prete, “una sezione di una quarantina di quadri dal figurativo delle grandi “pale” che segnano il timbro peculiare della sua pittura nervosa ambientata in contesti contemporanei come la Riviera Adriatica o i grandi soggetti sacri, ma anche le tele informali di due metri, infine un tuffo nell’ultimo naturalismo, dall’anima però esplosiva piuttosto che sofferta. Poi diversi disegni e una piccola scultura in cera che io amo moltissimo e una racconta della sua prima fase da scultore. È stato bellissimo incontrare tramite i suoi occhi le evoluzioni determinanti di questi anni, non solo in Italia. Se ci pensiamo in quel periodo avviene tutto! Dalla pittura ancora di impronta ottocentesca ci si libera, si passa all'”informe” e poi all’astrazione…poi il concettuale, l’evoluzione dell'”oggetto” scultura in “ambiente”, la pop art, gli assemblaggi…cambiano i linguaggi, le arti si mescolano, le geografie si ampliano”. Il progetto espositivo cerca di delineare anche un ritratto dell’artista “colto”, scrittore e bibliofilo, intellettuale che ha lasciato una biblioteca di oltre 8000 volumi che le eredi hanno deciso di destinare alla città per mezzo di una donazione alla Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna. Città che oggi decide di celebrarlo non solo attraverso questa mostra, ma anche con delle acquisizioni nelle collezioni del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e il Museo MAGI’900 di Pieve di Cento.

IL RAPPORTO CON BOLOGNA

Eppure Nocera “non amava Bologna, la sentiva respingente nei suoi confronti, un luogo dove “non si può fare niente”. Dunque forse non avrebbe voluto questa mostra”. Tuttavia, l’omaggio e la ricostruzione del suo lavoro gli vengono da qui e assumono anche il senso della riaffermazione del ruolo dello storico dell’arte, come conclude la curatrice: “Quali sono i nostri obblighi di fronte alla storia dell’arte di cui siamo testimoni? A volte a me pare che li perdiamo di vista. Guardare al passato, per trarne concretezza confronto e tradurne l’eredità sul contemporaneo, mi pare possa essere un buon modo per tenere i piedi per terra rispetto a quello che il nostro lavoro di curatori ci richiede, occuparci degli artisti, dare valore al loro lavoro, aiutandoli a svilupparlo nelle condizioni ideali, e consegnarli in qualche modo, anzi, nel miglior modo, alla storia dell’arte del presente”.

– Santa Nastro 

Salvatore Nocera. Un decennio di ritardo
a cura di Elisa Del Prete
Palazzo d’Accursio, Bologna
21 maggio – 23 luglio 2017, inaugurazione 19 maggio ore 18

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.