Biennale di Venezia. La top 5 dei padiglioni nazionali ai Giardini

Dalla Germania alla Corea, dalla Svizzera all’Australia passando per la Francia. Ecco i cinque padiglioni ai Giardini che ci hanno convinto di più durante l’opening della Biennale di Venezia.

Padiglione Germania - foto di Irene Fanizza
Padiglione Germania – foto di Irene Fanizza

Come da tradizione, Artribune vi propone una selezione dei migliori padiglioni della Biennale di Venezia, scelti dai nostri redattori in base alla loro efficacia, alla loro capacità di raccontare il presente, alla loro potenza visiva e concettuale. Cominciamo con una top five delle partecipazioni nazionali situate nei Giardini, che nonostante un mood generale non proprio entusiasmante, ci offrono diverse punte di eccellenza. Seguiranno nei prossimi giorni segnalazioni dall’Arsenale, dove spicca un Padiglione Italia di grandissimo livello, e dal resto della città.

1. GERMANIA

Padiglione Germania – foto di Irene Fanizza

Non delude le aspettative del pre Biennale l’artista tedesca Anne Imhof. All’interno di un padiglione riconfigurato da una gelida struttura in vetro e acciaio, si svolge una performance dai toni cupi e inquietanti. Ad aumentare la tensione, ci pensano le guardie e i doberman in gabbia fuori dallo spazio espositivo. Il corpo, visto come strumento di espressione e liberazione, torna alla ribalta con grande vigore.

2. AUSTRALIA

Padiglione Australia

È tra i padiglioni che puntano su nomi noti (l’Austria con Erwin Wurm, ad esempio). Qui però è un solo show, e lo firma Tracey Moffatt. Due serie fotografiche e due video prodotti per l’occasione, con il filo rosso del My Horizon: riflessione poetica e visionaria sulle aspettive che abbiamo, e su come sia possibile superare, appunto, il proprio orizzonte.

3. SVIZZERA

Padiglione Svizzera – foto di Irene Fanizza

Un omaggio alla figura di Alberto Giacometti, una presenza importante (e ingombrante) nella storia dell’arte svizzera e non solo. L’artista, che espose in Biennale ma mai nel padiglione elvetico, esprimendo una volontà di superare il concetto di appartenenza nazionale molto in anticipo sui tempi, è protagonista di una mostra che oscilla tra passato e presente in modo coinvolgente e poetico grazie alle opere di Carol Bove e del duo Theresa Hubbard / Alex Bircheler.

4. COREA

Padiglione Corea – foto di Irene Fanizza

Una doppia personale (con ospite inconsapevole) per il padiglione coreano. Un progetto che riesce a sintetizzare bene le contraddizioni del mondo contemporaneo: tradizione e modernità, desiderio di spiritualità e consumismo, globalizzazione e affermazione della propria identità culturale. Cody Choi Lee Wan si fanno i cantori di un intrattenimento solo apparente, che dietro un’estetica ammiccante nasconde un retrogusto molto amaro.

5. FRANCIA

Padiglione Francia

Un merzbau che unisce tecnologia e simil-strumenti in cartone, classiche chitarre a marchingegni che fanno apparire normale anche il teremin. È la sala prove e di registrazione messa a punto da Xavier Veilhan per il Padiglione della Francia, curato dal direttore del MAMCO di Ginevra, Lionel Bovier, e dal Leone d’oro Christian Marclay. Si poteva fare meglio, ma spicca nell’offerta piuttosto piatta dei padiglioni nazionali ai Giardini.

www.labiennale.org

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