Polemica a Venezia. La Fondazione Bevilacqua La Masa dismetterà i suoi spazi? Parola al presidente

Non sembrano destinati a placarsi i polveroni che da mesi avvolgono l’istituzione lagunare. Stavolta il casus belli riguarda le dichiarazioni del presidente Bruno Bernardi in merito alla possibilità di trasferire alcuni ambienti della Fondazione e di metterne altri a disposizione di eventuali partner.

Modern Times, Hiroshi Sugimoto, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia, 2014

Dopo le tumultuose vicende della scorsa estate e la nomina del nuovo CdA, sembra non esserci pace per la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. È connesso all’audizione in consiglio comunale di venerdì 24 marzo il fatto che ha scatenato un nugolo di polemiche mediatiche, facendo mettere ancora una volta in dubbio le sorti della sede lagunare. Interpellato sulle spese sostenute dalla Fondazione per l’affitto dei propri spazi – in particolare il suggestivo Palazzetto Tito –, il presidente Bruno Bernardi ha ventilato la possibilità che la Fondazione abbandoni l’edificio a partire dal 2020, anno in cui si concluderà l’attuale contratto di locazione. Ad accendere gli animi anche l’ipotesi della concessione temporanea delle vetrine laterali della Galleria di Piazza San Marco e di alcuni suoi ambienti a interlocutori del mondo dell’arte per esposizioni temporanee. Mentre il dissenso mediatico iniziava a farsi palpabile, abbiamo raggiunto al telefono il presidente Bernardi, intenzionato a smorzare i toni allarmistici e le polemiche. “Credo ci sia stata un’enfasi su alcuni aspetti che vanno ricontestualizzati. A Palazzetto Tito l’affitto è di 53mila euro annui, il Comune ne eroga 150mila. Stiamo pensando a tutte le possibili soluzioni per cercare di alleggerire o di modificare questa situazione nel rispetto degli impegni esistenti”. Nessuno smantellamento, dunque? “Il contratto per Palazzetto Tito è sotto valutazione. Ma andarsene, eventualmente, dal palazzo non significherà chiudere l’attività che si svolge al suo interno, significherà svolgerla, casomai, da un’altra parte”. Non c’è ancora alcuna alternativa concreta, ma la ricerca di “soluzioni che, all’interno di immobili del Comune, siano in grado di dare lo stesso tipo di servizio con un costo più basso o nullo” è già iniziata.

BILANCI E SPONSOR

A fronte di previsioni di bilancio incerte e di sponsorizzazioni ancora in fase di definizione, le ipotesi messe in campo dal presidente e dal consiglio non paiono esaurirsi qui. Riguardo alle possibili collaborazioni con soggetti esterni nella cornice della sede di Piazza San Marco, Bernardi è restio a usare il termine “affitto”. “In realtà è un rapporto di partnership che comprende un importante aspetto formativo nei confronti dei nostri giovani e un corrispettivo economico” derivante dalla temporanea concessione di alcuni spazi per “l’esposizione e non per il mercato di opere di artisti sostenuti da una galleria, da un museo e così via”. Selezione e qualità rappresentano i criteri seguiti nella scelta di eventuali partner, tenendo bene a mente, sottolinea Bernardi, che uno dei compiti della Fondazione è mettere i giovani artisti “in contatto con le occasioni di mercato”. Il tutto escludendo che all’interno della Bevilacqua prendano forma “attività commerciali con i clienti o gli amici degli eventuali partner”, ma reinvestendo i ricavi nella basilare attività di promozione delle giovane arte. Una linea, quella tenuta dal presidente, che scongiura lo smantellamento, ma apre a una forte presenza, anche se temporanea, di soggetti esterni, i cui effetti saranno tutti da verificare sullo sfondo di una istituzione delicata e dall’impronta specificamente formativa come la Fondazione Bevilacqua La Masa.

DISSENSI E FUTURO

Tra le voci di dissenso levatesi in seguito all’audizione comunale spicca quella dell’ex presidente Angela Vettese che, dalla sua pagina Facebook, ha commentato: “Il direttore della Tate sir Serota presenta Peter Doig alla Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia 2015. Mai più scene così: il Comune dismette la sede allontanando così gli sponsor che aiutavano i giovani artisti, la biblioteca, gli atelier. Buttare soldi pensando di risparmiarli”. La temuta dismissione di Palazzetto Tito costituirà davvero un risparmio o implicherà un cambio di connotati troppo netto per una Fondazione che rintraccia le proprie radici in un prezioso lascito testamentario alla città e ai suoi artisti? E come garantire il pieno equilibrio tra formazione ed economia? Questioni aperte, che il consiglio e il presidente dovranno prendere in esame a breve.

Arianna Testino

www.bevilacqualamasa.it

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Arianna Testino
Arianna Testino è nata nel 1983. Ha studiato storia dell’arte medievale-moderna a Bologna e si è specializzata nelle arti contemporanee a Venezia. Appassionata di scrittura e curatela, è interessata all'approfondimento e all'ideazione di attività artistiche a carattere pubblico e sociale.

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