Peter Doig. La pittura a Venezia

Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia – fino al 4 ottobre 2015. Nel chiudere il lungo sodalizio con Angela Vettese, la fondazione veneziana ospita la prima personale italiana di un grande della pittura contemporanea: Peter Doig.

Peter Doig, Horse and Rider, 2014
Peter Doig, Horse and Rider, 2014

DOIG PITTORE DELLA LEGGEREZZA
Peter Doig (Edimburgo, 1959; vive a Trinidad e Londra) è il tipico esempio di artista capace di mettere d’accordo (quasi) tutti: collezionisti, critici e storici dell’arte; valutazioni di mercato, esperienza estetica e ricezione intellettuale. Piuttosto che far leva sullo shock visivo o concettuale (o su un’astuta strategia promozionale), Doig mescola abilmente sensibilità e consapevolezza, mette il fruitore a proprio agio nella sottile inattualità della sua offerta, ma non lascia che il disincanto prenda infine il sopravvento.
La lezione dei grandi maestri del modernismo è assorbita con leggerezza, senza gravare troppo su un supporto ma senza nemmeno dissimularlo: i richiami ai colori del tardo Impressionismo o alle atmosfere della pittura metafisica si dilatano così fino a toccare i soggetti di un Goya o le configurazioni di un Bacon. E la tecnica si pone al servizio di una poetica scarna, quasi sottotono: sogno e documentazione si fondono non senza ironia, mentre la figura umana conferma la propria centralità, senza però mai prendere il sopravvento.
Ciò che ne risulta è un gioco di equilibri fragili, di sottili spiazzamenti, che diviene barometro di un gusto diffuso, per suggerire però una definizione un poco sconsolante della contemporaneità artistica, specie di fronte ai ben più chiassosi proclami che echeggiano più in là, tra Giardini e Arsenale.

Peter Doig, Rain in the Port of Spain (White Oak),2015
Peter Doig, Rain in the Port of Spain (White Oak),2015

LA MOSTRA VENEZIANA
L’allestimento nel veneziano Palazzetto Tito, affidato a due curatori d’eccezione, non manca di potenziare l’efficacia della pittura di Doig: opere e spazi espositivi entrano in una relazione “organica”, dando vita a una diffusa sensazione di fluidità e d’instabilità. La luce fluttua sui colori intensi ma mai squillanti, mentre i quadri si offrono spesso nella loro più patente incompiutezza.
Doig si serve di solventi alternativi, per lo più naturali, che donano quella peculiare opacità alle superfici; la lavorazione procede poi per stadi diversi, per sovrapposizione, senza celare le contraddizioni interne, ma anzi traendone sempre nuovi stimoli dinamici.
La selezione delle quindici opere esposte, tutte inedite, spazia dall’intimo al monumentale, dalla carta alla tela; poche immagini ricorrenti guidano alla definizione di un incanto esotico, ma mai del tutto straniero, specie quando maschere e leoni strizzano l’occhio alla Serenissima. Ma per chi vi cercasse le tracce di una narrazione o una direttrice concettuale, ogni opera sembra ripetere inesausta lo stesso mantra: Peter Doig, ovvero la pittura.

Simone Rebora

Venezia // fino al 4 ottobre 2015
Peter Doig
a cura di Milovan Farronato e Angela Vettese
FONDAZIONE BEVILACQUA LA MASA – PALAZZETTO TITO
Dorsoduro 2826
041 5207797
[email protected]
www.bevilacqualamasa.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/42595/peter-doig/

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.