Sono i Superflex gli artisti scelti dalla Tate per la prossima mostra alla Turbine Hall

Taglio politico e sociale per il prossimo progetto realizzato nell’hangar della Turbine Hall, project space della Tate Modern in cui sfilano da anni i più grandi artisti del mondo. Ecco chi sono e cosa fanno i membri del collettivo danese Supeflex.

Olafur Eliasson, The Weather Project, 2003. Tate Modern, Turbine Hall, Londra
Olafur Eliasson, The Weather Project, 2003. Tate Modern, Turbine Hall, Londra

Dopo la lunga stagione di installazioni monumentali, nota come Unilever Commission, la Turbine Hall – ex centrale elettrica, oggi spazio espositivo – ha inaugurato nel 2014 un nuovo ciclo, con un altro mega sponsor alle spalle: esaurito nel 2012 l’accordo con la multinazionale anglo-olandese Unilever, è partita la Hyundai Commission. Fino al 2025 sarà il colosso automobilistico coreano a produrre i nuovi progetti site specific, modulati sul volume imponente e ininterrotto dell’hangar. Un accordo dal valore di oltre 5 milioni di sterline.

Tate Modern, Turbine Hall, Londra
Tate Modern, Turbine Hall, Londra

LA SFIDA DEI SUPERFLEX

Dopo l’intervento di Abraham Cruzvillegas e quello di Philip Parreno (ancora in corso), a ottobre 2017 sarà la volta del collettivo danese Superflex, fondato nel 1993 dagli artisti Bjørnstjerne Christiansen, Jakob Fenger e Rasmus Nielsen. E sarà arduo il compito: confrontarsi con l’ampiezza e la specificità dell’ambiente non è cosa da poco, mentre a pesare è anche il confronto con le straordinarie mostre presentate in questi anni. Indimenticabile, su tutte, l’ormai mitico The Weather Project di Olafur Eliasson, che sospendeva in alto un gigantesco sole artificiale, al cui cospetto migliaia di persone si sono distese, avvolte dai raggi dorati. Una spettacolare epifania estetica. Ma c’è anche la montagna di semi di girasole di Ai Weiwei, l’inquietante crepa incisa sul pavimento da Doris Salcedo, quasi che la terra si fosse aperta dopo un sisma, la cattedrale di candidi cubi allestita da Rachel Whiteread o lo scivolo chilometrico di Cartsen Holler, che trasformò in un luna park l’austero spazio di archeologia industriale.

SUPERFLEX-Hospital, Equipment, 2014. Ph. Anders Sune Berg, courtesy the artists
SUPERFLEX-Hospital, Equipment, 2014. Ph. Anders Sune Berg, courtesy the artists

CHI SONO E COSA FANNO I SUPERFLEX

Nessuna anticipazione sul lavoro dei Superflex, ma è facile immaginare che si tratterà di un’azione/riflessione di taglio politico-sociale, come nelle corde del gruppo. Superflex sono noti ad esempio per il video presentato alla South London Gallery nel 2009, che inscenava un apocalittico allagamento in un ristorante McDonald: un set fedelissimo, allestito in Thailandia, in cui cucine sommerse, hamburger e bicchieri di Coca Cola galleggianti, oggetti inabissati e il mitico pagliaccio stecchito nella melma, descrivevano il destino simbolico del brand, incarnazione di capitalismo feroce, junk food e cinismo ambientale.
Ma già 20 anni fa il collettivo aveva fatto parlare di sé con
Biogas Unit, esposto nel 1998 a Kassel: grazie alla collaborazione con un team di ingegneri danesi e africani, avevano messo a punto in Tanzania un’unità portatile di biogas, in grado di produrre la quantità di energia sufficiente per i consumi di luce e gas di una famiglia africana media. Tutto ultra economico e pulito: ad alimentarla solo fonti naturali e organiche.
In tema di multiculturalismo, invece, progettarono nel 2011 Superkilen, un parco urbano nel cuore di Copenhagen, utile a favorire l’integrazione nel quartiere Nørrebro: ognuna delle 57 comunità etniche presenti nell’area vennero rappresentate da un elemento d’arredo urbano, ispirato alla loro cultura e alle tradizioni nazionali. È del 2014 la sala operatoria installata in una galleria della cittadina svizzera di S-chanf, un ready made offerto al voyeurismo collettivo e scagliato contro l’assuefazione al dolore che i nuovi mezzi di comunicazione generano nella massa. Gli strumenti chirurgici, la lampada e il tavolo operatorio furono donati a un centro per l’assistenza medica il Siria.

– Helga Marsala

www.tate.org.uk

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 lavora come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.