La Tate Britain di Londra celebra gli ottant’anni di David Hockney attraverso la più grande retrospettiva mai dedicata all’artista inglese. La mostra segue un percorso cronologico-tematico, dai disegni dei primi Anni Sessanta, quando si lanciava nelle prime sperimentazioni, alle pitture di grande formato, con ritratti di famiglia, amici, autoritratti e le celebri piscine degli anni losangelini. Dopo Londra, la mostra farà tappa al Centre Pompidou di Parigi e al Metropolitan di New York.

David Hockney (Bradford, 1937) rappresenta indubbiamente uno dei capisaldi dell’arte figurativa del nostro tempo ed è una sorpresa riscoprirlo attraverso la freschezza dei primi disegni, appena diplomato presso il Royal College of Art, dove prevalevano ancora l’astrazione e i riferimenti all’Art Brut di Dubuffet e Francis Bacon, e nelle composizioni figurative, evidenti e audaci cenni biografici omosessuali in un periodo in cui l’omosessualità in Inghilterra era considerata illegale.

DAGLI ESORDI AGLI ANNI OTTANTA

Risale al 1963 la sua prima mostra personale alla Kasmin Gallery di Londra, con protagonista la figurazione delle Scene Domestiche. Nel 1964 fece il primo viaggio a Los Angeles e fu subito folgorazione, la definì la sua terra promessa. Il trasferimento a Santa Monica fu immediato. Venne subito colpito da un clima decisamente più attraente e “sexy” di quello londinese, dal modernismo delle architetture, dalle trasparenze delle vetrate, dell’acqua e delle piscine, che non tardarono a divenire iconiche nella sua giovane produzione. Quadri come Splash, Peter Getting Out of Nick’s Pool sono un punto di incontro tra il figurativo e un minimalismo giocato su geometrie e blocchi di colore.
Dalla fine degli Anni Sessanta, Hockney concentra la sua ricerca sullo still life – interni animati da dialoghi tra coppie di amici e conoscenti, come la serie Who’s who – e poi su ritratti e disegni, sempre più naturalistici negli Anni Settanta.
La fotografia diventa un supporto irrinunciabile a partire dagli Anni Ottanta, un mezzo di cui Hockney si serve per esprimere le infinite sfaccettature di un’immagine come espressione di un nuovo cubismo, basti pensare alla serie di polaroid.

David Hockney, Domestic Scene, Los Angeles, 1963. Private collection. © David Hockney
David Hockney, Domestic Scene, Los Angeles, 1963. Private collection. © David Hockney

DALLA CALIFORNIA ALL’INGHILTERRA

I paesaggi e i luoghi dell’anima cari all’artista si susseguono nel corso della mostra e quindi degli anni: le colline della California, le vedute del Grand Canyon e il tanto amato Yorkshire, dove Hockney fece ritorno per assistere il suo amico in fin di vita Jonathan Silver e sua madre. I viaggi nello Yorkshire si fanno così frequenti da spingere l’artista a trasferirsi e prendere uno studio a Bridlington. Iniziò a dipingere, in forma quasi compulsiva, alberi e paesaggi, colti nell’avvicendarsi delle stagioni. Il 2013 segna il ritorno fra le colline di Hollywood. Nel nuovo studio crea tutta una serie di ritratti ad amici, assistenti e familiari destinati a diventare i soggetti della mostra dello scorso anno alla Royal Academy of Arts, 82 portraits and 1 still life. Il passare degli anni non ha certo affievolito la vena creativa di Hockney che, oltre a oli su tele di grande formato, continua a produrre ancora opere con nuovi supporti tecnologici. Nel 2009 ha iniziato a realizzare i primi collage ricorrendo all’iPhone, cui ha affiancato, dal 2010, l’uso dell’iPad, ritraendo spesso paesaggi inglesi nei vari momenti della giornata.

Barbara Martorelli

Londra // fino al 29 maggio 2017
David Hockney
TATE BRITAIN
Millbank
www.tate.org.uk

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AutoreDavid Hockney
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