Si avvia alla conclusione – dopo una proroga – la mostra capitolina, ospite del Chiostro del Bramante, che ha fatto impazzire soprattutto il pubblico più giovane. Protagonista l’amore, anzi “love”, declinato attraverso un’ampia gamma di registri e pratiche artistiche.

La semplicità è la chiave dell’eleganza”: così chiude il suo monologo Coco Chanel, descrivendo l’opera di Robert Indiana. Sì, perché quella di Coco è una delle cinque voci che, attraverso le audioguide, accompagnano i tanti visitatori lungo il percorso della mostra Love. L’arte contemporanea incontra l’amore: una lista interminabile di romanticoni, 114mila in totale all’inizio di febbraio, che affollano le sale in nome dell’amore.
La rassegna si apre con un’opera iconica, quella di Robert Indiana, appunto, che racchiude in un quadrato la parola amore nella versione in inglese e latino, e si conclude con un viaggio allucinatorio messo a punto da Yayoi Kusama, coinvolgendo lungo il percorso una nutrita schiera di star dell’arte.
Qualche passo oltre le sculture di Indiana sono installate le opere di Tom Wesselmann. In una delle opere esposte, un gioco di volumi ricrea due grandi labbra di donna che fumano, oggi fuori contesto per molti dal momento che la donna che fuma non rappresenta più, come negli Anni Sessanta, un’icona di sensualità.
La triade della Pop Art americana trova il suo terzo polo in Andy Warhol, la cui serigrafia al negativo con protagonista Marilyn Monroe è stata collocata in una delle black room all’interno del percorso, accostata alle sofisticate atmosfere che rappresentano l’idea di una bellezza femminile eterea nel film dell’austriaca Ursula Mayer.

Love. Vanessa Beecroft, VBSS003. Installation view at Chiostro del Bramante, Roma 2017. Photo Giovanni De Angelis
Love. Vanessa Beecroft, VBSS003. Installation view at Chiostro del Bramante, Roma 2017. Photo Giovanni De Angelis

SGUARDI DIVERSI

La mostra sintetizza culture differenti, spostando l’attenzione su materiali e strumenti tra i più disparati, oltre che su traiettorie geografiche diverse. Al di là del sipario si arriva in Russia, nella sala concerti della stazione di Vitebsk. In questo contesto Ragnar Kjartansson canta Sorrow will conquer Happiness insieme a un’orchestra composta da undici elementi. 
Le ultime note aprono una nuova visione sui contrasti e le ambiguità dell’amore attraverso le opere di Marc Quinn, membro del gruppo informale noto come Young British Artists. I due Flower painting di Georgia O’Keeffe mostrano il dualismo tra amore e morte che caratterizza l’esistenza dell’uomo. Al centro della sala Quinn segna un nuovo confine con Kiss, la scultura in marmo che unisce il modello di bellezza classico alle forme meno armoniche di una coppia di disabili, dando vita a un bacio tra due focomelici che non hanno sviluppato interamente le forme del corpo.
Gilbert & George ricoprono le due pareti restanti della stessa sala con una serie dedicata all’amore patriottico. Gli artisti attingono dalla loro esperienza personale facendo del rapporto tra l’arte e la vita il cardine della propria poetica. Così come le scritte al neon dell’artista inglese Tracey EminYou Saved Me (2012), My Forgotten Heart (2015), Those who suffer LOVE (2012) – che disegnano una nuova direzione dove l’amore si mescola con la gelosia e il tradimento.
In una sala non lontana un fado accompagna il movimento circolare dell’opera di Joana Vasconcelos, che simboleggia il ciclo della vita. L’artista rappresenta il cuore di Viana, un gioiello prezioso della tradizione portoghese, mettendo insieme la cultura alta (il cuore di Viana era realizzato in filigrana) e la cultura bassa (l’oggetto d’uso quotidiano, la forchetta). Nella stessa sala Vanessa Beecroft punta lo sguardo sul corpo femminile, accostando la sua ricerca al tema razziale e lanciando un messaggio fortemente attuale. La sala adiacente accoglie le opere dell’olandese Mark Manders, composizioni che emanano il fascino della poesia.

Love. Yayoi Kusama, All the Eternal Love I Have for the Pumpkins, 2016. Installation view at Chiostro del Bramante, Roma 2017. Photo Giovanni De Angelis
Love. Yayoi Kusama, All the Eternal Love I Have for the Pumpkins, 2016. Installation view at Chiostro del Bramante, Roma 2017. Photo Giovanni De Angelis

DA VEZZOLI A KUSAMA

Il collegamento tra i piani è lasciato nelle mani dei visitatori. Si leggono tra le pareti frasi dedicate, citazioni o riflessioni di basso profilo. Al piano superiore l’artista australiana Tracey Moffatt narra tutte le fasi dell’amore, dall’idillio iniziale alla rottura, nelle romantiche e storiche scene dei baci cinematografici in Love (2003). Poco oltre, una seconda opera di Joana Vasconcelos giace sulla soglia: si tratta di un lampadario di grande effetto che unisce l’elemento femminile rappresentato dalla cultura dell’uncinetto al vetro di murano. A Francesco Vezzoli è dedicata un’intera sala, al centro della quale è collocato un suo ritratto, colto nel tentativo di baciare una copia in marmo dell’Apollo del Belvedere. L’artista torna in questi ultimi anni ad esprimere l’amore per il mondo classico.
Una visione più distorta della realtà mette al centro istinti naturali e sentimenti negativi ma propri della specie umana come gelosia, vendetta, sottomissione e dominio. I lavori esposti in sala fanno parte della serie The Clearing, della svedese Nathalie Djurberg insieme al musicista Hans Berg, composta da due video e una installazione.
L’ultima opera pittorica di stampo figurativo è di Francesco Clemente. La serie è in parte intitolata alla moglie, l’attrice e coreografa Alba Primiceri, sua musa ispiratrice. Nella stessa stanza, senza un chiaro legame tra le opere, chiude il percorso dell’intera mostra l’installazione di Yayoi Kusama. Sarebbe stato troppo scandaloso esporre le protuberanze falliche realizzate in stoffa dall’artista giapponese, ma anche All the Eternal Love I Have for the Pumpkins, 2016 rende concreta l’esperienza di una folle perversione.

Donatella Giordano

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Donatella Giordano
Nata in Sicilia, vive a Roma dal 2001. Ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, dove nel 2006 ha conseguito il diploma di laurea con una tesi che approfondiva la nascita dei primi happening e delle azioni performative viennesi degli anni Sessanta, fino alle controverse ricerche della Body Art degli anni Novanta. Un lavoro che ha poi portato avanti con integrazioni o interviste pubblicate, come quelle rilasciate da Stelarc, Orlan e Franko B. Dopo aver conseguito l'abilitazione, dal 2008 insegna Storia dell'Arte e Disegno in una scuola pubblica. Nell'ambito del progetto 100% Periferia ha curato mostre al Palazzo delle Esposizioni di Roma, Scuderie Aldobrandini di Frascati, Farm Cultural Park di Favara, Metropoliz di Roma. Nel 2012 ha curato la prima edizione del Digital Live della Fondazione Romaeuropa, inaugurando la sezione "Talks". Nel 2013 è stata Assistant Curator per il progetto "Joan of Art: Towards a Free Education" presso il Macro di Roma e la Gervasuti Foundation di Venezia. Ha pubblicato il catalogo “Quadratonomade, opere d’arte in scatola per un museo itinerante” edito da Gangemi. Nel 2020 ha co-curato una mostra al Museo Carlo Bilotti di Roma. Scrive per Artribune dal 2014, dove dal mese di aprile 2020 ha inaugurato la sezione Podcast con la rubrica "Monologhi al Telefono".

1 COMMENT

Comments are closed.