Occupy GNAM. Un gruppo di artisti irrompe (pagando il biglietto) nel museo romano, ecco le foto

Il gruppo artisti§innocenti ha chiesto anche al pubblico presente di fotografare gli artisti in rapporto con le opere esposte e con gli spazi rimasti vuoti

OPERA OMNIA 1 artisti§innocenti
OPERA OMNIA 1 artisti§innocenti

Ciascuno ha pagato il proprio biglietto d’ingresso e ha potuto agire (mai impedito dal personale del Museo) nell’interazione con le opere esposte in alcune sale”. Inizia così il racconto dell’occupazione (pacifica, addirittura con pagamento del biglietto!) della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma – o solo Galleria Nazionale, nella nuova versione targata Collu – da parte di un gruppo organizzato di artisti. Loro si chiamano artisti§innocenti, e si definiscono “gruppo performativo a presenze variabili, composto da artisti visivi e gente comune, attivo dal 2007 con progetti espositivi, improbabili operette morali: tutte attività a basso livello estetico, disciolte in contesti diversi, sempre a diretto contatto col pubblico”. Recentemente se ne è parlato quando tra agosto e ottobre 2016 curato presso i magazzini MAS di Roma i progetti espositivi Camerini/Cambi d’artista e Nuovi Camerini/Cambi di Stagione.

COMPONENTE SELFISH
Alla GNAM nel pomeriggio di domenica 11 dicembre hanno messo in atto la prima sessione del progetto OPERA OMNIA, che nasce con l’idea di verificare lo stato delle cose in loco, dopo l’ampio dibattito che ha caratterizzato – anche sulle pagine di Artribune – le scelte allestitive della direttrice Cristiana Collu, con l’ampia ridefinizione degli spazi e dei criteri espositivi. Gli artisti – fra questi Petra Arndt, Pruno Gani, Sokha Marino, Riccardo Marziali, Armando Moreschi, Franco Ottavianelli, Luca Venitucci, Daniele Villa – sono entrati nel museo con l’intento di rapportarsi “alle opere secondo un ludico presenzialismo, secondo uno spirito partecipativo”, per poi verificare “gli spazi di risulta vuoti, non occupati che costituiscono come dei segni di interpunzione, delle spaziature”: chiedendo anche al pubblico presente di “fotografare il gruppo, con ciascuna opera del museo, per archiviare metodicamente la componente selfish (dei selfie). Una sorta di archivio che mette in questione il concetto di presenza, partecipazione, relazione e complicità oltre al senso di funzioni attinenti alla società di massa”. Un’azione che ha come scopo di sfociare in un grande progetto espositivo nel 2018: noi intanto vi mostriamo una fotogallery di quanto emerso…

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