Sono stati giustamente abbattuti i cipressi del Mausoleo di Augusto (ma a Roma polemiche da mesi)
Ci risiamo. Si riqualifica un angolo di città e spuntano i pasdaran della tradizione inventata, della tutela fake, del rispetto e della difesa. Ma i monumenti importanti giocano sempre all'attacco
Uno dei più rilevanti musei pronti ad aprire in Italia nel 2026 dovrebbe essere il Museo del Mausoleo di Augusto, a Roma in Piazza Augusto Imperatore a fianco alla nuova piazza da poco inaugurata e di fronte al Museo dell’Ara Pacis. In questa Piazza così si troveranno dirimpetto una batteria di grandi architetti come Vittorio Morpurgo, che ha immaginato il ‘masterplan’ e i palazzoni Anni Trenta che lo caratterizzano; Francesco Cellini che ha disegnato il nuovo spazio pubblico restituito alla città nel 2025; Richard Meier che vent’anni fa ha firmato la nuova teca-museo dell’Ara Pacis; Antonio Citterio e Patricia Viel che hanno approntato l’hotel Bvlgari e anche Rem Koolhaas che firmerà l’allestimento del nuovo Museo del Mausoleo.

Le polemiche strumentali sui cipressi del Mausoleo di Augusto
Bene? Sì, ma non benissimo visto che il procedere dei lavori e le necessarie modifiche allo status quo dell’area stanno generando tristi polemiche tanto strumentali quanto però dannose e in grado potenzialmente di rallentare dei cantieri che sono giunti quasi a compimento dopo un calvario di decenni. Il fatto scatenante riguarda alcuni cipressi. Vennero piantati in uno dei ‘terrazzamenti’ del mausoleo, negli Anni Trenta, nell’ambito della sistemazione in quegli anni immaginata da Antonio Muñoz. Oggi però dopo 90 anni la riqualificazione del nuovo mausoleo si prospetta importante e trasformativa: un processo durato molto, un fundraising che ha visto protagonista prima la Fondazione TIM (che ha messo il grosso delle risorse) e poi la Fondazione Bulgari che ne ha aggiunte altre doppiamente interessata com’è alla buona riuscita della partita visto che di fronte al monumento da qualche tempo è sorto l’enorme Bvlgari Hotel di Roma.

Un monumento da ripensare e riprogettare. Dunque giusto abbattere gli alberi per sostituirli
E poi appunto c’è il progetto di Koolhaas che punta finalmente a rendere il monumento percorribile a livello archeologico e a livello esterno, farlo parte della città, connesso con la piazza circostante dalla quale invece era avulso. Lavori importanti, cantieri complessi, area da rendere adeguata e a norma per i lavori. Risultato? Come ampiamente concordato fin dal 2020 tra Sovrintendenza di Roma (che esegue i lavori) e Soprintendenza nazionale (che li autorizza e che vigila) sono stati abbattuti gli alberi che si trovavano sulla sommità del monumento. Lo scorso autunno ne sono stati segati a decine e da quel momento – nonostante si abbattessero i vecchi per poi metterne di nuovi a dimora – sono partite polemiche a slavina benché l’abbattimento fosse corretto.
Perché corretto? Alcuni alberi erano gravemente ammalati, sarebbero potuti cadere (a Roma succede con una frequenza inquietante) e cadendo – trattandosi di fatto di un boschetto – ne avrebbero potuti portare giù altri con sé. C’è poi da garantire l’incolumità dei nuovi visitatori del museo e prima ancora degli operai, c’è da considerare l’impatto delle radici sul monumento stesso per arbusti che si stanno avvicinando al secolo di vita e che non si trovano in piena terra ma in una sorta di invaso, di terrapieno. Ma poi soprattutto c’è da migliorare la leggibilità del monumento, da ridisegnarne il ruolo nella piazza, da riprogettarne l’ingombro: il Mausoleo dell’Imperatore Augusto non si vedeva più. Muñoz aveva immaginato (si vede dai suoi disegni che pubblichiamo) un edificio circondato da alberelli esili, radi, in grado di mostrarne il profilo, la maestosità. Dopo decenni però ad essere maestosi erano solo i cipressi, il monumento era sparito dietro di loro. Benché sia il progetto di Cellini, sia gli accordi tra soprintendenze avessero sancito da anni la sostituzione di questi giganteschi cipressi con altri più piccoli, al momento in cui si è via con le polemiche, le mobilitazioni, le associazioni professioniste del lamento e del mugugno. E via le lagne strumentali da parte dei populisti di turno pronti a timbrare il cartellino del “no” a tutto. Una pena.

Un vertice interistituzionale per parlare di cipressi…
Una pena che ha portato fino al 13 gennaio 2026. A Giubileo finito infatti si è tenuto un vertice al Ministero della Cultura in cui hanno partecipato il Ministro, i viceministri e sottosegretari, il Sindaco di Roma e altri rappresentanti come assessori, dirigenti pubblici, soprintendenti. Insomma tra i più alti vertici pubblici chiusi per ore in una stanza a parlare di qualche albero abbattuto in un cantiere. Il colmo. Ma del resto non c’è tanto da sorprendersi, ormai è prassi diffusa leggere di mobilitazioni, associazioni, comitati di cittadini che si battono il petto e si stracciano le vesti ad ogni potatura e ad ogni abbattimento programmato. Sono tutti novelli arboricoltori o agronomi convinti di conoscere alla perfezione quando è il momento o meno di sostituire un albero in città. Ma del resto loro sono “dalla parte della natura” per cui hanno ragione per definizione. Una fissazione ‘civica’, questa per gli alberi, che non riguarda solo Roma peraltro. Nessuno dice che gli alberi in città non siano importanti intendiamoci (anzi, lo sono e lo saranno sempre di più a causa della crisi climatica), ma da qui a contestare ogni scelta per gestirli ce ne corre. Come se poi – chissà perché – le nostre amministrazioni locali siano piene di sadici odiatori del verde pronti ogni mattina appena entrati in ufficio a scegliere quali innocenti creature naturali mandare a morte. Ma per cortesia… La verità è che gli alberi urbani non hanno granché di naturale e hanno molto di artificiale, nel senso che sono stati messi lì dall’uomo che, per sopraggiunte esigenze, ha anche il diritto (talvolta il dovere) di toglierli da lì, di sostituirli, di cambiarne tipologia, di valutarli a fine ciclo o non più adeguati a quel luogo e a quel ruolo. Anche perché si tratta di attori (ingombranti) che devono convivere con altri attori in un palcoscenico molto molto complesso.

Strumentalizzare un monumento per fare polemiche inutili a tutti i costi
Fin qui il buon senso. Ma il buon senso e la polemica non vanno a braccetto e dunque indigestione sul tema cipressi di articoli di giornali, meme, post social, improvvidi servizi delle Iene e addirittura esposti alla Corte dei Conti perché secondo alcuni (fa ridere, ma è proprio così) gli alberi abbattuti avevano un valore stimato in 2 milioni e mezzo l’uno e quindi il Comune di Roma avrebbe compiuto un danno erariale per decine di milioni.
Non si tratta per forza di essere contro alle polemiche. Ci sono polemiche utili, costruttive, genuine. E poi però ci sono polemiche strumentali che non sono orchestrate per l’amore di una città, per la tutela di un monumento o per il bene comune. Altre invece sono soltanto pisciate territoriali oppure tentativi disperati di avere un giorno e mezzo di visibilità sui media locali. E però mentre politicanti di terz’ordine fanno carte false per apparire quindici secondi al Tg3 Regionale, le proteste sono riuscite a interrompere la sistemazione del verde (alcuni alberi superstiti non sono stati ancora tagliati) e a allarmare a vari livelli rallentando la macchina e mettendo il Comune a rischio penali. Per uscirne probabilmente i politici leghisti e fratellisti coinvolti dovranno portare a casa qualche vittoria simbolica. Il Vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (eh sì, s’è interessato pure il Vicepresidente di Montecitorio, cioè…) ha esultato sui social dopo il vertice al Ministero felice del fatto che i nuovi alberi che si pianteranno al posto di quelli abbattuti non saranno Cipressi Totem bensì Cipressi Nostrani (giuro!), felice anche del fatto che non ci sarà nessuna caffetteria (ma lui la chiama “grattacheccaro”) nel museo. Anche se non si capisce cosa ci sarebbe stato di male. I rappresentanti della Lega al Comune di Roma invece sono scesi in piazza (una dozzina di persone dietro ad un cartellone…) per spiegarci che a Roma non si possono fare sperimentazioni (testuale eh!) ma solo rispettare la storia.

I monumenti cambiano sempre. Il Mausoleo di Augusto ancora di più
Nonostante il folklore pittoresco e quintessenzialmente provinciale di certi figuri, resta la storia che ci racconta come i monumenti cambino sempre: il Mausoleo di Augusto è stato una tomba antica, poi una cava di pietra, successivamente un castello dell’antichissima famiglia dei Colonna, un giardino circolare quando era di proprietà dei Soderini, poi un anfiteatro e perfino un auditorium dove si esibirono orchestre diretta da Stravinskij, Toscanini e Mahler. Solo in epoca recente è stato ripristinato nelle antiche forme di sepoltura romana. Insomma è un monumento nuovo nella sua conformazione, non c’è nessuna storia millenaria da tutelare, semmai una sistemazione degli Anni ’30 dello scorso secolo che ha riguardato anche tutti i dintorni dando luogo alla piazza più moderna del centro di Roma. L’unico elemento da tutelare, a ben vedere, è lo spirito mutevole e coraggioso di questo monumento che ha sempre colto alla grande le sfide dei tempi trasformandosi mille volte senza mai chiudersi in difesa ma semmai giocandosi sempre la partita in attacco. Segnando gol o prendendoli, va bene uguale. Continuerà a farlo guardando con bonaria tenerezza le solite noiose polemiche che accompagnano ogni cambiamento piccolo o grande della città. Se solo questi piccoli personaggi di oggi si proiettassero per un istante ai tempi grandiosi dell’Imperatore Augusto…
Massimiliano Tonelli
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