Opere d’arte e restituzioni: il caso Partenone

Prosegue la riflessione sul tema sempre attuale delle restituzioni delle opere d’arte ai Paesi di origine. Il tutto mentre la Regione Sicilia ha dato il consenso alla restituzione definitiva alla Grecia del frammento del Partenone conservato presso il Museo Salinas e il British Museum apre alla possibilità di un dialogo sulla medesima, e annosa, questione

Il Partenone di Atene nel 1978. Photo Steve Swayne CC BY 2.0
Il Partenone di Atene nel 1978. Photo Steve Swayne CC BY 2.0

Se ne parlava da tempo e qualche giorno fa è stato sottoscritto l’accordo che consentirà al frammento del fregio del Partenone del Museo archeologico regionale Antonino Salinas di Palermo di essere esposto al Museo dell’Acropoli di Atene, ricongiungendosi con gli altri marmi presenti nel bellissimo museo greco.
Pur trattandosi di un’intesa internazionale a beneficio di due istituzioni museali pubbliche, in virtù della particolare distribuzione delle competenze del nostro ordinamento, l’accordo è stato concluso tra il Ministero della Cultura greco e l’Assessorato alla Cultura e ai Beni dell’Identità Siciliana.
Il tema più delicato, al di là della tipologia dell’accordo, è però quello della legittimità delle richieste di restituzione di beni al Paese di origine anche dopo secoli dallo spostamento o dal trafugamento dal luogo in cui si trovavano. Queste richieste, infatti, sempre più frequenti, stanno mettendo a dura prova le relazioni politiche ed economiche tra gli Stati, imponendo una revisione storica delle passate politiche di potenza (e a volte di sopraffazione) praticate da molti Paesi europei.

“Il tema più delicato è quello della legittimità delle richieste di restituzione di beni al Paese di origine anche dopo secoli dallo spostamento o dal trafugamento dal luogo in cui si trovavano”.

Da qualche anno il tema è divenuto particolarmente caldo, almeno a partire dalla promessa fatta da Emmanuel Macron durante una visita ufficiale in Burkina Faso nel 2017 di restituire entro cinque anni i beni culturali sottratti ai Paesi africani in epoca coloniale e presenti nei musei francesi. Il rapporto pubblicato alla fine del 2018 dalla Commissione Sarr-Savoy voluta dal Presidente francese per pianificare il processo di restituzione – non a caso ispirata a una “nuova etica relazionale” – prevedeva almeno tre tappe da concludersi entro il 2022, ma il processo è lento e complesso e finora ha reso concretamente possibile la conclusione di pochi accordi: il più importante, chiuso nel novembre 2021, riguarda la restituzione da parte della Francia di ventisei oggetti del tesoro del regno d’Abomey alla Repubblica del Benin. Questa iniziativa ha riacceso il dibattito internazionale sul tema, favorendo iniziative analoghe anche in Germania, Olanda, Belgio e Regno Unito.
Naturalmente il contenzioso in questo genere di vicende può essere davvero spinoso ed è il frutto della contrapposizione di opposte visioni giuridiche, etiche e filosofiche che investono le nozioni di patrimonio culturale, di museo “universale”, di conservazione e di fruizione dei beni culturali, di legami di appartenenza e di sostenibilità.
Il caso dei frammenti del Partenone rientra in questo ambito. Le vicende dei marmi acquisiti nel 1811 dall’ambasciatore britannico presso la Sublime Porta ottomana, Lord Elgin, e da circa due secoli conservati nel British Museum sono note, così come le ricorrenti richieste del Governo greco volte a ottenerne la restituzione, per ora senza successo nonostante i buoni uffici del Comitato intergovernativo dell’Unesco per la promozione del ritorno dei beni culturali al loro Paese di origine e il successivo coinvolgimento del Parlamento europeo. Meno nota invece la circostanza che parti e/o frammenti dei fregi siano presenti anche in musei di altre città europee, tra le quali Roma (Musei Vaticani), Vienna, Monaco, Copenaghen, Palermo e Heidelberg. Per la verità proprio il Museo di antichità dell’Università di Heidelberg fu il primo, nel 2006, a promuovere il ritorno di un frammento di una lastra del Partenone, donandolo alla Grecia.

Partenone, Frammento di Palermo o Reperto Fagan. Museo archeologico regionale Antonio Salinas, Palermo
Partenone, Frammento di Palermo o Reperto Fagan. Museo archeologico regionale Antonio Salinas, Palermo

IL CASO PARTENONE

Pur nell’alveo del più ampio contesto delle richieste di restituzione, il caso dei marmi del Partenone si distingue perché non si tratta solo del simbolo di una collettività nazionale, ma di un’intera civiltà e addirittura di tutta la cultura occidentale. Proprio partendo da questa constatazione, la (futura) restituzione del frammento del Museo archeologico di Palermo al Ministero della cultura greco assume un significato ancora più rilevante, sia in ottica italiana, sia in prospettiva internazionale.
Sotto il primo profilo non sfugge la portata fortemente simbolica dell’iniziativa di un Paese come l’Italia, ricco di arte e di cultura che frequentemente si trova a chiedere il ritorno o la restituzione di beni del suo patrimonio culturale oggetto di spoliazioni o di smembramento. A partire dal 2006, il nostro Paese ha infatti negoziato una serie di accordi di cooperazione culturale con importanti musei stranieri ottenendo contestualmente la restituzione o la donazione di beni di pertinenza del nostro patrimonio culturale. In questo caso, utilizzando un modello di accordo analogo, ci siamo posti nella virtuosa e quasi inedita posizione di chi favorisce il ritorno al Paese di origine, ottenendo in cambio una cooperazione modulata nel settore culturale. L’Italia, proprio grazie al suo straordinario fascino culturale e al prestigio di cui godono talune tra le sue istituzioni poste a tutela del patrimonio (in particolare il Comando dei Carabinieri per la tutela del Patrimonio Culturale), esercita un peso considerevole presso le istituzionali della cultura mondiale e segnatamente presso l’Unesco. La disponibilità alla collaborazione internazionale quando si tratta, come in questo caso, di mostrare sensibilità verso le speculari aspettative altrui rappresenta un segnale forte e diviene un incontestabile elemento di coerenza e di credibilità internazionale.
Sotto il secondo profilo non si può non segnalare l’impatto che, almeno indirettamente, questa vicenda sta esercitando sul ben più spinoso contenzioso che oppone la Grecia al Regno Unito e al British Museum. Come la stampa britannica non ha mancato di osservare, il risalto attribuito a questo accordo, pur non avendo conseguenze dirette sul piano degli obblighi giuridici, ha certamente l’effetto di aumentare la pressione sul Regno Unito per giungere a una soluzione negoziata circa la sorte dei fregi del Partenone del British Museum. Il percorso tracciato dagli accordi di cooperazione culturale – al cui interno la restituzione e il ritorno di beni si accompagnano a una serie di altre prestazioni quali prestiti, iniziative di scavo e di ricerca gestite congiuntamente, scambi di professionisti, organizzazione di mostre, convegni e seminari in collaborazione – è ormai ampia. L’Italia ne è stata tra i più convinti apripista e, con questo nuovo accordo, prosegue sulla strada giusta.

Manlio Frigo

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #65-66

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Professore di Diritto Internazionale all'Università di Milano e Of Counsel di BonelliErede, membro del Focus Team Arte e Beni Culturali di Bonelli Erede.