Scavo archeologico in Iraq porta alla luce una città di 4000 anni

Un rinvenimento sensazionale restituisce alla storia dell’umanità una città di 4.000 anni fa. Si trova a sud dell’Iraq, in pieno deserto. È stata una troupe russa a fare la scoperta, potrebbe trattarsi della capitale di un antico Regno

La Grande Ziggurat, massiccia costruzione sumera a gradini, in mattoni di fango, dedicata al dio della luna Nanna, 2100 a.C. nell'antica città di Ur, provincia di Dhi Qar, Iraq, 15 giugno 2020 - Asaad Niazi-AFP, Getty Images
La Grande Ziggurat, massiccia costruzione sumera a gradini, in mattoni di fango, dedicata al dio della luna Nanna, 2100 a.C. nell'antica città di Ur, provincia di Dhi Qar, Iraq, 15 giugno 2020 - Asaad Niazi-AFP, Getty Images

Un team di archeologi russi dellIstituto di Archeologia dellAccademia di Scienze ha da poco fatto una scoperta davvero emozionante: è stato riportato, infatti, alla luce un sito che potrebbe risalire a più di 4000 anni fa. Si trova nel deserto meridionale iracheno e conta di una sezione muraria – pertinente ad un tempio largo 4 metri – e dei resti di un porto marittimo. La misteriosa città è nel Governatorato di Dhi Qar, un tempo cuore dell’antico impero sumero. Sono stati anche rinvenuti manufatti significativi: una punta di freccia, tracce di stufe tandoor e statuette in argilla a forma di cammello, risalenti alla prima età del ferro.

 

L’AREA ARCHEOLOGICA DI TELL AL-DUHAILA

L’area di Tell al-Duhaila, dove è stato portato avanti lo scavo, è una zona ricchissima di siti archeologici: se ne contano oltre mille, tra i quali la Grande Ziggurat di Ur, di epoca sumera, e la tomba reale. I tesori, ora di nuovo in superficie, sono simili a quelli trovati nella tomba di Tutankhamon in Egitto. Alexei Jankowski-Diakonoff, capo della missione di scavo russa, ha spiegato che i lavori hanno avuto avvio nell’aprile 2021 con il primo ciclo completo di ricerca archeologica nella Mesopotamia meridionale per poi aggiungere: “La città scoperta è un insediamento urbano a Tell al-Duhaila, situato sulle rive di un corso d’acqua. Secondo le speculazioni iniziali, la città potrebbe essere la capitale di uno stato fondato in seguito al crollo politico che ha portato alla fine dell’antica era babilonese (intorno alla metà del secondo millennio a.C.)”. Un crollo talmente fatidico da provocare la distruzione sistematica della realtà urbana della civiltà sumera.

GLI SCAVI IN MEDIO ORIENTE

Si potrebbe così aprire una pagina sconosciuta nella storia e mettere a fuoco il passato remoto della più antica culla civile del pianeta terra.
Se Jankowski-Diakonoff ha avanzato la speranza di “trovare documenti caratterizzati dalla scrittura cuneiforme in un contesto archeologico indisturbato”, Amer Abdel Razak, direttore delle antichità a Dhi Qar, ha specificato: “La città scoperta si trova a 70 chilometri a sud-ovest della città di Nasiriyah nella depressione di Sulaibiya, che ospita un gran numero di siti archeologici non scavati. È vicino alla città di Eridu – la più antica e più grande città dove si dice che i re siano scesi dal cielo, secondo le leggende sumere”. Nel mese di ottobre, A Dhi Qar si aspettano con entusiasmo le equipe di università e musei internazionali, ben 10 missioni italiane, americane, francesi, britanniche e russe.
Questa scoperta, bisogna sottolineare, è essenziale anche per permettere ai curiosi di tutto il mondo e agli appassionati studiosi del Medio Oriente di immaginare come la morfologia geografica antica di questa area fosse completamente diversa da quella attuale. Gaith Salem, professore di storia e civiltà antiche all’Università Al-Mustansiriya, ha enfatizzato proprio questo punto. La sconosciuta capitale doveva essere solo una delle tante città sumere ad affacciarsi su un porto di navi, la maggior parte aveva infatti una vista sul mare, ma oggi è difficile da credere essendo l’area completamente mutatasi in un vasto deserto.

 

Giorgia Basili

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.