Restaurate a Mantova le Pescherie di Giulio Romano. Imprenditori del territorio investono

Capolavoro di Giulio Romano risalente al 1536, le Pescherie sono protagoniste dal 2016 di un importante progetto di recupero grazie all’intervento di un gruppo di imprenditori del territorio che hanno deciso di investire, nonostante la pandemia, in cultura

Pescherie di Giulio Romano a Mantova dopo il restauro
Pescherie di Giulio Romano a Mantova dopo il restauro

In un momento storico in cui, almeno in Italia, i luoghi della cultura – e quindi tutte le loro attività – sono preclusi al pubblico, storie come quella del recupero e del restauro delle Pescherie di Giulio Romano a Mantova assumono un significato diverso, perché frutto di impegno, collaborazione tra pubblico e privato, volontà (nonostante la crisi) di investire in cultura, attivando così un meccanismo virtuoso che vede protagonista un binomio che, quando messo in pratica con cura e visione, dà sempre i suoi risultati, soprattutto a lungo termine: economia e cultura. È così che a Mantova un gruppo di imprenditori ha deciso di mettere insieme le forze per investire 250mila euro nel restauro delle Pescherie, il cui recupero è il corso dal 2016 e che prima di questi interventi versava in pessime condizioni di conservazione. Per anni infatti il bene è stato chiuso al pubblico.

Pescherie di Giulio Romano a Mantova prima del restauro
Pescherie di Giulio Romano a Mantova prima del restauro

LE PESCHERIE DI GIULIO ROMANO A MANTOVA 

Costruite nel 1536 su progetto di Giulio Romano, le Pescherie erano destinate al commercio del pesce. L’architettura consiste in due porticati ad archi tondi in bugnato, con un attico sovrastante in cui si aprono finestre rettangolari incorniciate da lesene. “Le Pescherie di Levante sono l’ultimo monumento di Giulio Romano a conservare nella facciata le tecniche originali del bugnato: il loro restauro è fondamentale per valorizzare ancora di più l’armonia dell’architettura della loggia, ma anche per rendere a Mantova il suo rapporto col Rio”, spiega ad Artribune Paolo Corbellani, Presidente Fondazione delle Pescherie Giulio Romano. “La riva del Rio era infatti inaccessibile da tempo, ma i primi interventi di restauro hanno visto la realizzazione della terrazza pontile, che ha rimesso in contatto il centro storico con le sue vie d’acqua, mantenuto per secoli prima di perdersi nel ‘900 a seguito di lavori urbanistici. La Fondazione, inoltre, ha messo in moto un meccanismo virtuoso per la cura del bene comune: la passione civile per il ripristino di monumenti come le Pescherie è un nuovo e originale rapporto tra pubblico e privato che può diventare un modello sostenibile e replicabile in Italia e nel mondo”.

Pescherie di Giulio Romano a Mantova dopo il restauro
Pescherie di Giulio Romano a Mantova dopo il restauro

LA FONDAZIONE DELLE PESCHERIE GIULIO ROMANO

La Fondazione delle Pescherie Giulio Romano dal 2016 s’impegna per trovare i fondi necessari al recupero del bene, i cui lavori avranno una portata complessiva di oltre un milione di euro. Intanto è stato già recuperato l’accesso al Rio, mentre è in corso la seconda fase del restauro, che vede protagonista la Loggia e la sala soprastante. “Giulio Romano è stato l’urbanista di Federico ll e in quest’ottica ha ridisegnato l’assetto cittadino creando questo luogo dove arte, bellezza, economia, quotidianità, acqua si incontravano nel cuore di Mantova”, ci spiega Maria Elena Levoni, Vice Presidente della Fondazione delle Pescherie Giulio Romano. “Questi sono gli stessi elementi di ispirazione che muovono e uniscono oggi semplici cittadini come me, cultori dell’arte, amministrazioni e fondazioni, imprenditori a pensare e realizzare idee, progetti, in questo meraviglioso contesto dando nuova vita alle Pescherie”.

Pescherie di Giulio Romano a Mantova dopo il restauro
Pescherie di Giulio Romano a Mantova dopo il restauro

IL RESTAURO DELLE PESCHERIE DI GIULIO ROMANO. UNA STORIA DI “RINASCIMENTO CULTURALE” RACCONTATA DAGLI IMPRENDITORI

“La Fondazione ha messo in moto un meccanismo virtuoso per la cura del bene comune: la passione civile per il ripristino di monumenti come le Pescherie è un nuovo e originale rapporto tra pubblico e privato che può diventare un modello sostenibile e replicabile in Italia e nel mondo”, continua Corbellani. E tale modello è stato possibile grazie a un gruppo di imprenditori del mantovano, che hanno deciso di fare sistema e investire su un bene culturale del territorio. Guido Rovesta, Amministratore Delegato di Finservice S.p.a.; i fratelli Roberto e Katja Acquaroli di Sapiens S.p.a.; Angela Picozzi di Castor; e Abaco S.p.a. sono alcuni degli imprenditori e delle realtà che hanno intrapreso questa avventura: “Abbiamo deciso di partecipare a questa operazione di restauro perché sosteniamo l’idea di restituire alla città, e al territorio in cui lavoriamo, un monumento dall’alto valore storico e artistico”, ci spiegano Roberto e Katja Acquaroli di Sapiens S.p.a. “Le Pescherie di Giulio Romano sono un state un importante snodo per la vita culturale, commerciale e sociale di Mantova che speriamo possano tornare ad essere fruite dai cittadini e diventare il fulcro di nuove e importanti sinergie per il territorio e non solo”. “La nostra azienda, Castor Fashion, è fortemente radicata nel territorio mantovano e permeata dei suoi valori, per questo motivo il nome del nostro marchio – Mantù – è ispirato alla nostra città Mantova, luogo di convergenza di arte, cultura e tradizione nel segno dell’eccellenza”, spiegano Angela Picozzi, fondatrice e socia di Castor Fashion insieme a Fabrizio Ruozzi, Andrea Citterio e Claudio Dinunno. “Per testimoniare questo nostro legame con l’arte e l’architettura mantovana, abbiamo deciso di sostenere il progetto del restauro delle Pescherie di Giulio Romano”. “Lavoriamo in tutto il mondo ma siamo molto legati a Mantova, città in cui la nostra azienda è nata”, ci racconta Alberto Iori, fondatore di Abaco. “È quindi un onore partecipare al recupero di un luogo simbolo e metterlo a disposizione delle persone. La sensibilità al territorio è un valore in cui crediamo e speriamo che altri scelgano di aderire in futuro a questo significativo progetto”.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.