Torna il baratto alla galleria A plus A di Venezia con l’iniziativa Whatever it takes

Bandita ogni forma di denaro: dal 25 al 27 settembre 2020, nella galleria veneziana le opere esposte potranno essere portate a casa in cambio di oggetti personali o di beni immateriali, come un’idea o uno scambio di competenze.

Barbara Baroncini, Lovesong, 2017 2020, credits Barbara Baroncini
Barbara Baroncini, Lovesong, 2017 2020, credits Barbara Baroncini

Whatever it takes, che si potrebbe tradurre in italiano con “costi quel che costi”: è il nuovo progetto ospitato dalla galleria A plus A di Venezia dal 25 al 27 settembre 2020 e vede come protagonista il baratto. Un evento che dagli organizzatori viene anche definito come happening, per la sua natura insolita e per l’obiettivo di creare nuove sinergie e relazioni tra pubblico e artisti partecipanti. Come funziona?

WHATEVER IT TAKES ALLA GALLERIA A PLUS A DI VENEZIA

Per tre giorni sarà totalmente bandito il denaro: gli artisti presenti metteranno a disposizione del pubblico le proprie opere, offrendole in cambio di oggetti personali, tempo e competenze. Qualche esempio? “Non mancheranno richieste curiose come il reperimento di vecchi giocattoli e album di famiglia o il racconto di una serie di barzellette veramente divertenti”, spiegano gli organizzatori. “Qualcuno scambierà la propria opera con l’idea di un titolo per un progetto futuro, mentre qualcun altro desidererà imparare una nuova lingua, collaborare con un compositore, confrontarsi con scienziati e informatici, trasferirsi per una residenza artistica in una località scelta dal destinatario, ricevere un testo critico sul proprio lavoro, produrre un’opera in vetro soffiato con gli artigiani di Murano e saziarsi con un vassoio di 12 tramezzini per combattere la nostalgia di Venezia”. Insomma, da quanto emerge da questi desiderata, è evidente la volontà di relazionarsi con persone differenti dal proprio ambito, che possano insegnare o tramandare competenze esterne all’arte o anche semplicemente offrire una diversa prospettiva che possa essere sfruttata dal lavoro degli artisti. 

WHATEVER IT TAKES, UNA NUOVA ECONOMIA

Il progetto è stato ideato dai curatori della School for Curatorial Studies Venice, un laboratorio aperto per le arti visive e per le professioni correlate all’arte contemporanea, avviato da Aurora Fonda nel 2004. Concepito nel gennaio 2020 a seguito di una riflessione sulle teorie di economisti e antropologi, Whatever it takes ha assunto un significato ancora più pregnante alla luce dell’esperienza del lockdown, la quale ha rivelato che la vera essenza delle nostre economie deriva da una serie di bisogni concreti e dal rapporto interpersonale tra gli individui. Infatti, “partendo da questi presupposti e conscio delle difficoltà storiche”, concludono gli organizzatori, “il progetto pone nuovamente in dialettica il principio dell’individualismo con un principio altrettanto fondamentale — il discorso sulla ‘comunità’, sullo ‘stato’ e sul ‘linguaggio della collettività’ anche nell’arte”.

-Giulia Ronchi

Whatever it takes
Dal 25 al 27 settembre 2020
A plus A
Calle Malipiero
San Marco 3073, Venezia
http://aplusa.it/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.