Destinazione Lovanio, città universitaria nel cuore del Brabante, custode di una chiesa unica nel suo genere. Pronta ad accogliere nuovamente il pubblico dal 9 luglio, con una “veste” tutta nuova, all’insegna di Dieric Bouts.

L’onda lunga dell’emergenza sanitaria che ha colpito il mondo intero impone una serie di precauzioni destinate a plasmare la nostra quotidianità e il nostro modo di viaggiare, inducendo ‒ questo è l’auspicio ‒ a preferire un turismo maggiormente sostenibile, che rivitalizzi il patrimonio artistico globale, la cui fruizione è stata messa a dura prova dal lockdown.
In quest’ottica vi proponiamo un tour – per il momento ancora “virtuale” – alla scoperta di una gemma del Gotico brabantino che caratterizza la città universitaria di Lovanio, nelle Fiandre. Stiamo parlando della Collegiata di San Pietro, affacciata sulla Grote Markt, la piazza principale. Inclusa nella lista dei patrimoni Unesco nel 1999, la chiesa, eretta oltre mille anni fa, è stata protagonista di alterne vicende – dai ripetuti incendi che ne danneggiarono la struttura nel corso dei secoli fino ai bombardamenti subiti nel 1944.

LA STORIA DELLA COLLEGIATA DI SAN PIETRO

Una storia di ricostruzioni e restauri, dunque ‒ basti pensare che l’attuale edificio affonda le radici nei primi decenni del Quattrocento ‒ ma anche di progetti incompiuti, come quello della facciata a torri mai portato a termine per ragioni economiche e di scarsa stabilità del terreno. Su indicazioni dell’architetto Joost Metsys, fratello del pittore Quentin Metsys, la facciata avrebbe dovuto includere tre torri poderose, in sostituzione delle precedenti, romaniche, distrutte da uno dei famosi incendi. Oggi si può ammirare soltanto una delle torri, quella centrale, la cui altezza è limitata al tetto della chiesa, mentre la guglia che svetta sulla sommità è frutto degli interventi di ripristino successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Nonostante ciò, sono proprio i campanili il motivo che è valso alla Collegiata l’inclusione nella lista Unesco.
Varcata la soglia della chiesa, che tornerà accessibile al pubblico dal 9 luglio, la pianta a croce latina a tre navate, l’alto transetto, la teoria di novanta polifore che assicurano l’ingresso della luce restituiscono tutta la poderosità architettonica della Collegiata, resa ancora più preziosa dai capolavori artistici custoditi fra le sue mura.
Dopo il lungo restauro che ha interessato le cappelle radiali e gli ambienti interni della chiesa dal 2012 allo scorso marzo, lo storico edificio di Lovanio torna a essere cornice di alcune pietre miliari della pittura fiamminga, presentate nell’ambito di un nuovo allestimento.

Collegiata di San Pietro, Lovanio. Il trittico con l'Ultima Cena di Dieric Bouts. Courtesy M Museum Leuven. Photo © Rudi Van Beek
Collegiata di San Pietro, Lovanio. Il trittico con l’Ultima Cena di Dieric Bouts. Courtesy M Museum Leuven. Photo © Rudi Van Beek

LA PITTURA DI DIERIC BOUTS

Fra tutte spiccano le opere di Dieric Bouts, artista di stanza a Lovanio, nominato nel 1468 pittore ufficiale della città e ritenuto un caposaldo della tradizione primitiva fiamminga. A lui si deve L’ultima cena, pannello centrale del trittico commissionato a Bouts proprio per la Collegiata di San Pietro. Calata in una dimensione quasi familiare e quotidiana – dalle finestre è possibile intuire uno scorcio di Lovanio –, l’iconica scena evangelica, realizzata negli Anni Sessanta del Quattrocento, arricchisce le istanze pittoriche fiamminghe di un taglio prospettico puntuale e rigoroso, implementando l’illusione visiva dettata dall’unico punto di fuga.
Porta la firma di Bouts anche il Trittico del martirio di Sant’Erasmo, commissionato all’artista nel medesimo periodo e, anche in questo caso, collocato nella sua sede originaria. Al pannello centrale, focalizzato sul martirio di Sant’Erasmo, si affiancano i due laterali, occupati da San Girolamo e San Bernardo di Chiaravalle, dando vita a un racconto per immagini che pone l’accento sull’idea stessa di santità.

UN ITINERARIO MULTIMEDIALE A LOVANIO

I due capolavori di Bouts non saranno le uniche opere presentate al pubblico nel loro contesto di origine: grazie al nuovo allestimento e alla guida multimediale messa a punto da M Museum, che dal 2009 “ingloba” al proprio interno il deambulatorio della Collegiata, i visitatori potranno conoscere i dettagli e il dietro le quinte dei tesori che la chiesa conserva, come il Trittico di Edelheere, la Croce trionfale di Jan Borman, la tomba di Enrico I e la Torre del Sacramento, solo per citarne alcuni.

Arianna Testino

www.diericbouts.com
www.visitflanders.com

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Arianna Testino
Arianna Testino è nata nel 1983. Ha studiato storia dell’arte medievale-moderna a Bologna e si è specializzata nelle arti contemporanee a Venezia. Appassionata di scrittura e curatela, è interessata all'approfondimento e all'ideazione di attività artistiche a carattere pubblico e sociale.