Scoperto sotto i vigneti della Valpolicella in Veneto stupendo mosaico di epoca romana

Il mosaico, in buono stato di conservazione, appartiene a una villa romana del III secolo d.C. ubicata sotto le vigne nel Comune di Negrar di Valpolicella. Gli archeologi stanno lavorando per definire dimensioni e precisa ubicazione della villa

Scavi archeologici a Negrar di Valpolicella - Foto Facebook Comune di Negrar di Valpolicella (dettaglio)
Scavi archeologici a Negrar di Valpolicella - Foto Facebook Comune di Negrar di Valpolicella (dettaglio)

“Vinum bonum laetificat cor hominis” (“Il buon vino allieta il cuore degli uomini”), dicevano i Romani, e a quanto pare giova anche alle scoperte archeologiche: sotto i vigneti di Valpolicella nel del comune di Negrar, in provincia di Verona, sono tornati alla luce i mosaici della pavimentazione di una villa romana del III secolo d.C. Il mosaico, ben conservato, presenta motivi a incastri dai vivaci colori blu e vermiglio, ed è un ulteriore tassello che va ad aggiungersi alle scoperte fatte finora sul sito archeologico: la scoperta della villa romana sotto i vigneti della Valpolicella risale infatti agli anni Venti del Novecento, mentre il più recente lavoro di scavo è dell’estate del 2019, occasione in cui sono state individuate diverse aree della struttura architettonica e della pavimentazione dell’antica villa.

LA SCOPERTA ARCHEOLOGICA A NEGRAR DI VALPOLICELLA

“Dopo innumerevoli decenni di tentativi falliti, finalmente è stata riportata alla luce parte della pavimentazione e delle fondamenta della villa romana ubicata a nord del capoluogo, scoperta dagli studiosi oltre un secolo fa”, si legge in una nota del Comune di Negrar. “I tecnici della Soprintendenza di Verona, con un carotaggio mirato del suolo, stanno parzialmente scoprendo i resti del manufatto ancora presenti sotto alcuni metri di terra, con un obiettivo preciso: identificare l’esatta estensione e la esatta collocazione della antica costruzione”. Dopo quelli condotti nel 1922, una seconda serie di scavi è stata effettuata nel 1975; per decenni poi il sito è caduto nell’oblio. Nell’estate 2019 la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Verona, con la direzione dell’archeologo Gianni de Zuccato (lo scavo è stato realizzato dalla SAP – Società Archeologica Padana), è tornata a scavare in diverse aree del terreno privato in cui è emersa la presenza della villa romana, trovando “muri, una pavimentazione con lastre di pietra e tre gradini, appartenenti probabilmente a un settore di servizio della residenza”, dichiarava de Zuccato a L’Arena, per poi scoprire una porzione della pavimentazione a mosaico a motivi geometrici: “potrebbe trattarsi del lato meridionale di un ampio portico colonnato, un peristilio, forse aperto su un giardino interno”, continuava de Zuccato.

LA SCOPERTA DELLA PAVIMENTAZIONE A MOSAICO A NEGRAR DI VALPOLICELLA

Interrotti a causa del lockdown da Coronavirus, gli scavi sotto i vigneti di Negrar sono stati ripresi all’inizio di maggio, riservando agli archeologi la scoperta delle fondamenta e di un mosaico pavimentale della villa in buone condizioni di conservazione. Questo nuovo elemento si aggiunge agli altri dati già in possesso dei tecnici per capire la precisa collocazione della villa e le sue dimensioni. “Successivamente, la Soprintendenza si raccorderà con i proprietari dell’area e con il Comune per individuare le modalità più adeguate per rendere disponibile e visitabile questo tesoro archeologico nascosto da sempre sotto i nostri piedi”, continua la nota del Comune di Negrar, sottolineando l’urgenza di rendere fruibile il sito al pubblico. Esiste però un altro tipo di urgenza: “il risultato non arriverà a breve e occorreranno risorse rilevanti. Ma è importante, finalmente, tracciare la strada”. I terreni in cui si trova la villa sono di proprietà privata e, come dichiarato lo scorso anno dal sindaco di Negrar Roberto Grison, “hanno capito l’importanza dell’intervento e dimostrato la loro disponibilità”, favorendo così la realizzazione degli scavi sotto i vigneti. In futuro la Valpolicella potrebbe così trasformarsi, da attrazione enologica e paesaggistica, a sito di interesse archeologico aperto al vasto pubblico.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.