La scultura, il Rinascimento e Padova. Una mostra da studiare

Museo Diocesano, Padova ‒ fino al 2 giugno 2020. La mostra esplora, grazie a nuovi studi e scoperte, la grande stagione della scultura rinascimentale nella città patavina della seconda metà del Quattrocento. A partire dall’eredità lasciata da Donatello e raccolta dai suoi allievi e successori.

Andrea Briosco detto il Riccio, Pietà. Chiesa di Santo Stefano, Due Carrare (PD)
Andrea Briosco detto il Riccio, Pietà. Chiesa di Santo Stefano, Due Carrare (PD)

Proseguirà fino al 2 giugno, al Museo Diocesano di Padova, A nostra immagine. Scultura del Rinascimento da Donatello a Riccio, la rassegna promossa dalla Diocesi con la collaborazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Venezia, Belluno, Padova e Treviso e del Ciba, Centro di Restauro dei Beni Culturali dell’Università di Padova.
Protagonista della mostra è la terracotta, materiale che ben si presta a essere modellato “a nostra immagine” per l’appunto, a richiamare il passo della Genesi in cui Dio creò l’uomo dalla terra. L’esposizione indaga una stagione fondamentale per la storia della scultura padovana, quella della seconda metà del Quattrocento che, a partire dall’insegnamento di Donatello, giunto nella città patavina nel 1443-44 e attivo in città per un decennio, lasciando un segno indelebile, sviluppa un linguaggio peculiare destinato a sfociare in un classicismo all’antica, di cui Andrea Riccio sarà il massimo esponente negli anni successivi.

LA MOSTRA AL MUSEO DIOCESANO

Il percorso comprende 22 opere dei principali esponenti della scultura in terracotta padovana, da Bartolomeo Bellano a Giovanni de Fondulis ad Andrea Riccio, esposte in ordine cronologico e suddivise in tre temi fondamentali: Madonna con Bambino, Santi e Pietà/Compianti. Questa scelta espositiva aiuta a meglio comprendere i caratteri di ciascun autore e a mettere in evidenza i rapporti di continuità dati dalla pratica di bottega e dalla circolazione dei modelli. Inoltre, la mostra ha il merito di precisare alcune attribuzioni e di mettere a fuoco personalità artistiche ancora poco note e definite, con l’obiettivo di rendere le persone consapevoli del valore del patrimonio locale.
Infatti i curatori Andrea Nante e Carlo Cavalli, partendo da una mappatura del territorio veneto, hanno cercato di porre in evidenza l’opera delle principali botteghe dell’epoca, dove i Maestri creavano capolavori per la devozione pubblica e privata.
Lo stretto rapporto con il territorio è testimoniato anche dalla presenza di alcune opere restaurate grazie al progetto “Mi sta a cuore”, che ha visto protagonisti i cittadini tramite una campagna di crowdfunding promossa dal museo e dall’Ufficio Diocesano Beni Culturali. Le sculture oggetto di recupero, studio e restauro sono state la Madonna con il Bambino di Giovanni de Fondulis custodita a Pozzonovo, le due opere del cosiddetto Plasticatore padovano (Deposizione di Cristo nel sepolcro e Madonna con il Bambino) e un’altra straordinaria Madonna con Bambino, ancora del de Fondulis, proveniente dalla chiesa padovana di San Nicolò; tutte le operazioni svolte sono presentate grazie a un utilissimo apparato multimediale che si può facilmente consultare durante la visita.

Donatello, Madonna con il Bambino. Musée du Louvre, Parigi
Donatello, Madonna con il Bambino. Musée du Louvre, Parigi

NUOVE ATTRIBUZIONI

Da sottolineare è anche l’intenso lavoro di ricerca che sostiene e qualifica la mostra, frutto della collaborazione di studiosi affermati e giovani promettenti, grazie a cui si sono potute confermare e avanzare nuove attribuzioni, come per esempio per la Madonna che proviene dal Museo del Bargello di Firenze, finora ritenuta di Antonio di Chellino, che Francesco Caglioti attribuisce ora a Pietro Lombardo, o la già citata Madonna con Bambino di Pozzonovo creduta per anni del fiorentino Nanni di Bartolo e assegnata recentemente a Giovanni de Fondulis da Davide Civettini e, ancora, la nuova attribuzione sempre fonduliana della Pietà di Pozzolo di Camponogara ricondotta al Maestro cremasco da Marco Scansani.
A completare il tutto si segnala l’ottimo catalogo curato da Scripta Edizioni, che eiunisce saggi approfonditi, dettagliatissime schede delle opere e un atlante dei capolavori disseminati sul territorio veneto, arricchito da un consistente apparato fotografico di qualità, a opera di Mauro e Marco Furio Magliani.
Per concludere, questa commistione tra ricerca, valorizzazione del patrimonio locale e qualità delle opere fa della mostra un piccolo gioiello che invita, finita la visita, a camminare nelle nostre città per riscoprire il fitto tessuto artistico che ci circonda.

Andrea Chiocca

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Andrea Chiocca
Andrea Chiocca è nato a La Spezia nel 1986. Ligure di nascita ma padovano di adozione, amante del cinema e della letteratura, ha studiato presso l’Università degli Studi di Padova, dove ha conseguito la laurea magistrale in Storia dell’arte. Dopo aver condotto studi specialistici sulla pittura del Settecento, in particolare di area veneta, nel corso degli anni si è occupato, in ambito accademico, della stesura di testi critici, di schedature di opere d’arte e del riordinamento di archivi nel campo dell’arte antica e moderna. In seguito ha seguito corsi di formazione, maturando competenze nel fundraising per la creazione di start up creative. Inoltre, segue con vivo interesse le dinamiche concernenti il mondo del mercato dell’arte ed è attento alla scena artistica contemporanea, in particolare è appassionato all’archeologia industriale e alla rigenerazione di spazi in chiave culturale.