Il restauro rivela: il David di Londra è di Artemisia Gentileschi. La storia della scoperta

Ci sono voluti decenni di studi e di ricerche. Alla fine, la prova inconfutabile è emersa a seguito dell’operazione di pulitura dell’opera: sulla spada di David è posta la firma di Artemisia

David with the head of Golliath by Artemisia Gentileschi. c.1639 -Simon Gillespie Studio - detail
David with the head of Golliath by Artemisia Gentileschi. c.1639 -Simon Gillespie Studio - detail

È stato attribuito per decenni a Francesco Guerrieri, un apprezzato allievo di Orazio Gentileschi. Ma studi più approfonditi e recenti restauri hanno rivelato che ci si era sbagliati durante tutto questo tempo. Stiamo parlando di Davide e Golia, un quadro emerso per la prima volta nel 1975 a un’asta di Sotheby’s. Il primo dubbio sulla paternità dell’opera giunge nel 1996, quando al connoisseur Gianni Papi giunge una riproduzione dell’opera e si mette sulle sue tracce. “L’attuale proprietario, che vuole restare anonimo, acquistò il quadro nel 2018 in un’asta della Hampel Fine Art a Monaco. Mi chiese di studiarlo”, racconta al Corriere della Sera. “Poi partì anche il restauro. Subito ho riconosciuto la mano di Artemisia: il color ocra dell’abito di Davide, per esempio. E la stessa figura centrale di Davide rimanda ai famosi autoritratti di Artemisia. Ma dietro c’è una grande quantità di documenti che attribuiscono alla pittrice più di un quadro con un soggetto simile”.

Detail - Signature at point of discovery. David with the head of Goliath,Artemisia Gentileschi. c. 1639. Image courtesy Simon Gillespie Studio
Detail – Signature at point of discovery. David with the head of Goliath,Artemisia Gentileschi. c. 1639. Image courtesy Simon Gillespie Studio

DAVIDE E GOLIA DI ARTEMISIA GENTILESCHI

La prova del nove è emersa a seguito di recenti restauri e interventi di pulitura a firma di Simon Gillespie, che hanno fatto apparire sulla tela – una volta tolta polvere e particelle scure depositatesi sulla superficie nel tempo – la firma di Artemisia Gentileschi posta sulla spada di Davide, che viene raffigurato immerso in un atteggiamento riflessivo e di riposo dopo aver decapitato il gigante Golia (la cui testa appare ai suoi piedi). Secondo gli studi, l’opera, datata 1693, risalirebbe al periodo londinese della Gentileschi, in cui aveva raggiunto l’ormai anziano padre, intento nella decorazione di un soffitto in una residenza della Corte. Secondo lo stesso Papi, il dipinto avrebbe potuto addirittura essere entrato a far parte, per un periodo, della collezione di Carlo I, il quale possedeva diverse opere della pittrice romana.

Artemisia Gentilschi, David and Goliath - Simon Gillespie Studio
Artemisia Gentilschi, David and Goliath – Simon Gillespie Studio

LA GRANDE MOSTRA DI ARTEMISIA GENTILESCHI A LONDRA

La vicenda, oltre ad essere un fortunato ritrovamento che rilancia ulteriormente la preziosità dell’opera di Londra, ci ricorda dell’unicità che Artemisia Gentileschi ha rappresentato nella storia, essendo una tra le pochissime artiste donne – e di certo la più famosa giunta fino a noi – ad abbracciare il mestiere della pittura nel XVI secolo, nonostante le numerose difficoltà che dovette affrontare nel corso della sua vicenda umana. E quanto viene naturale ancora oggi, guardandosi alle spalle, attribuire un’opera di qualità a un pittore di sesso maschile. Tuttavia, nell’epoca dell’impegno nelle grandi riscoperte dell’arte e della storia, la nuova attribuzione cade casualmente a ridosso della retrospettiva Artemisia (dal 4 aprile al 26 luglio 2020) che la National Gallery le dedica, con un’ampia selezione dei suoi più validi lavori, dalla fase giovanile fino alla piena maturità. La stessa National Gallery che nel 2018 aveva acquistato – alla cifra di 3,6 milioni di sterline – un suo raro autoritratto come Santa Caterina d’Alessandria. Il Davide e Golia di recente riscoperta non sarà annesso alla mostra. Ciò nonostante, Art Net News racconta di essere riuscito a raggiungere l’anonimo proprietario, il quale ha dichiarato che sarebbe felice se un museo appropriato si facesse avanti per esporre l’opera al pubblico. Molto probabilmente ne risentiremo parlare presto.

– Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.