Caravaggio, Bernini e la scoperta delle emozioni. Mostra a Vienna

Una strana coppia? L’uno pittore, l’altro scultore, neppure coetanei, per la prima volta insieme per un grande affresco del primo Barocco, con una prassi inaugurale da sembrare un cerimoniale di Stato. E in questa antologia dei sentimenti umani, accanto a loro altri grandi maestri come Guido Reni, Annibale Carracci, Giambologna, Guercino, Poussin. Fino al 19 gennaio 2020 al Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Tra Caravaggio, pittore, e Gian Lorenzo Bernini, scultore, si potrebbe pensare a un parallelo artistico azzardato, quello proposto dal Kunsthistorisches Museum di Vienna (KHM); un confronto tra “titani” sotto l’impulso di un’alchimia espositiva mai tentata in precedenza, seguendo il successo storiografico individuale, con le rispettive invenzioni che influenzarono in vari modi la cultura artistica europea del Seicento. Sappiamo bene che le loro vite non furono affatto parallele, vuoi sul piano anagrafico e tantomeno sul piano esistenziale, e vuoi in gran parte nell’uso dei mezzi espressivi. In realtà, al KHM l’operazione dell’accostamento tra i due artisti è tematico e ben calibrato sulla incomparabile maestria con cui essi hanno interpretato la rivoluzione morale e sociale dell’epoca, inaugurando nuovi e molteplici linguaggi visivi orientati al realismo, alla verosimiglianza, al pathos, all’immaginario, rispetto ai ferrei ideali ormai tramontati. È l’epoca in cui la controriforma è volta a rinnovare le istituzioni, sperimentando i fondamenti di una rigenerazione spirituale, e dunque è il periodo del cambio di registro per le arti figurative dopo l’esperienza ormai sterile del tardo-manierismo. L’epicentro è Roma, città culturalmente evoluta che richiama talenti da ogni parte. In seguito, e in mancanza d’altro, questo orientamento radicale che sovvertì le arti, così come le discipline teoriche, verrà definito in modo bizzarro con il termine “Barocco”, d’origine rimasta incerta. Pertanto la mostra Caravaggio & Bernini esplora i fenomeni del Barocco, racchiuso nella prima metà del Seicento, mettendo in scena per capitoli le emozioni umane attraverso la drammaticità delle forme e dei colori. Meraviglia e stupore, orrore e terrore, passioni e compassione, azione e visionarietà, in un insieme di sessantasette capolavori, non solo dei due attori d’eccezione, ma anche di numerosi altri maestri come Alessandro Algardi, Giambologna, Annibale Carracci, Domenichino, Artemisia Gentileschi, Guercino, Nicolas Poussin, Guido Reni e altri ancora, con prestiti da musei internazionali e collezioni private.

Gian Lorenzo Bernini, Medusa, Musei Capitolini, Palazzo dei Conservatori, Roma © Pinacoteca Capitolina, Roma © Photo Andrea Jemolo

Gian Lorenzo Bernini, Medusa, Musei Capitolini, Palazzo dei Conservatori, Roma © Pinacoteca Capitolina, Roma © Photo Andrea Jemolo

LE OPERE

Nel percorso espositivo c’è subito Caravaggio a trasferirci l’emozione di Narciso (1600 circa), che guarda affascinato la figura di un volto giovanile riflessa sull’acqua di uno stagno, quando ancora ignora che sta ammirando la propria immagine. Con la marmorea testa di Medusa (1638-40), anche Bernini si concentra sul potere dello sguardo e lo fa con un raffinato gioco che si presta a doppi sensi. Lei, la Gorgone dai capelli di serpente, bellissima e mostruosa insieme, pietrifica tutti coloro che osano guardarla. L’artista però non attinge direttamente dal mito, ma scolpisce il volto angosciato di Medusa mentre si guarda allo specchio, traendo l’episodio da una poesia di Giovan Battista Marino. Da notare come in entrambe le opere il senso è costruito sull’immagine riflessa, il che, con tutta evidenza cronologica, lascia ipotizzare una certa fascinazione di Bernini per l’opera di Caravaggio. Cosa non del tutto inedita, giacché il giovane Gian Lorenzo, all’epoca della sua collaborazione all’opera Priapo e Flora di Villa Borghese con il padre Pietro, artista e scultore anch’egli, nel realizzare “la cesta di frutta” si ispirò al modello naturalista caravaggesco. Ovviamente entrambi sono presenti in mostra con i rispettivi autoritratti. E per Caravaggio, quale opera può focalizzare con estrema crudeltà la sua travagliatissima vita, se non nel mostrare orribilmente il volto di se stesso senza più il corpo, nel dipinto David con la testa di Golia?
La mostra è a cura di Gudrun Swoboda e Stefan Weppelmann, e realizzata con la collaborazione del Rijksmuseum di Amsterdam, dove verrà riproposta a partire dal 14 febbraio 2020.

UNA CORNICE D’ECCEZIONE

Nella affollatissima sala rotonda sottostante la monumentale cupola del museo, son state le note barocche emesse da un arciliuto d’epoca, suonato da un giovane strumentista, a dare l’avvio all’inaugurazione. Un evento introduttivo dal timbro di una vera cerimonia di stato, con la partecipazione del Presidente austriaco Alexander Van der Bellen. Il quale ha avuto parole d’elogio per questa operazione culturale che, tra le righe, va letta come un omaggio alla Città Eterna in uno dei momenti più sfavillanti della sua storia. Poco dopo gli ha fatto eco l’ambasciatore italiano Sergio Barbanti citando con tono divertito un pensiero del poeta russo Richter, suscitando un che di simpatia tra il pubblico: “Tutti i cittadini hanno due patrie, la propria e l’Italia”. Già, ma dell’Italia d’oggi chi era presente? Sì, l’ambasciatore italiano, e pure l’esimio storico d’arte Claudio Strinati, che nel suo intervento ha inteso fare un’introduzione alla mostra con un ritratto del clima artistico che preparò l’età barocca. Senz’altro ottime presenze, ma di un rappresentante del governo, venuto espressamente da Roma, neanche l’ombra. Peccato, perché anche la diplomazia della cultura e dell’arte ha la sua efficacia.

Guido Reni, Strage degli innocenti, Bologna Pinacoteca Nazionale © Polo Museale dell’Emilia Romagna

Guido Reni, Strage degli innocenti, Bologna Pinacoteca Nazionale © Polo Museale dell’Emilia Romagna

LA DIRETTRICE AD INTERIM

Eppure, protagonista indiscussa della serata è stata Sabine Haag, direttrice generale ad interim del KHM, applauditissima dal pubblico che le riconosce, con gratitudine, una conduzione esemplare, durata oltre un decennio, avendo per di più inanellato numerose mostre di altissimo livello, e che con quest’ultima avrebbe dovuto congedarsi definitivamente dalla massima istituzione artistica austriaca. Ma non sarà così, giacché, essendosi prestata per l’appunto al ruolo di direttrice ad interim in attesa da mesi dell’arrivo del nuovo direttore nella persona di Eike Schmidt, impegnato agli Uffizi di Firenze, e che infine non arriverà affatto, la Haag rimarrà attiva ancora per una annata, aspettando l’esito concorsuale per la nuova designazione. Toglierà così dai guai la complessa e onerosa istituzione, messa in una potenziale grave crisi dalla rinuncia di Schmidt all’ultimo istante e dopo mesi di rinvii. Certo, si può ipotizzare che se lei stessa si metterà ancora in gioco per la direzione, non avrà rivali, e l’eccellente mostra in corso con Caravaggio e Bernini ne è la conferma.
Il KHM esce pertanto dal panico di un vuoto direttivo e organizzativo della sua gestione a seguito della rinuncia di Schmidt. Un’uscita a testa alta, senza compromessi, giacché in effetti le sfere politiche di competenza, appena ricevuta con una semplice telefonata la disdetta dal direttore designato, non hanno intrapreso alcun patteggiamento, radiandolo all’istante dal rango di direttore di museo. Decisione approvata unanimemente dagli ambienti artistici e dall’opinione pubblica, giudicando un insulto perfino la modalità stessa della rinuncia.
Insomma: l’istituzione artistica innanzitutto!

Franco Veremondi

Vienna // fino al 19 gennaio 2020
Caravaggio & Bernini
KUNSTHISTORISCHES MUSEUM (KHM)
Maria-Theresien-Platz
www.khm.at

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Franco Veremondi

Franco Veremondi

Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal…

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