Apre a Madrid il Palacio de Liria, residenza dei Duchi d’Alba. Le immagini

L’offerta turistica di Madrid si arricchisce di una visita unica e imperdibile. Apre al pubblico il Palacio de Liria, residenza dei Duchi d’Alba. È un autentico scrigno di tesori

Comedor - Palacio de Liria, collezione Duca d'Alba
Comedor - Palacio de Liria, collezione Duca d'Alba

Finora erano stati in pochi fortunati ad ammirare da vicino i capolavori di Tiziano, Goya o El Greco (solo per citarne alcuni) custoditi nel Palacio de Liria, la residenza dei Duchi d’Alba, la nobiltà più celebre di Spagna e fra le più antiche e titolate al mondo. Dopo Salamanca e Siviglia, la Fondazione Casa d’Alba ha deciso finalmente di aprire al pubblico una terza dimora storica dei duchi, senza dubbio la più emblematica e storicamente importante. Si tratta di un’iniziativa culturale rivolta non solo al turismo straniero ma anche ai cittadini spagnoli, da sempre incuriositi dalle vicende mondane della famiglia nobiliare, capitanata fino a qualche anno fa dalla mediatica duchessa Cayetana. Il figlio e attuale duca, Carlos Fitz-James Stuart, ha scelto di aprire al pubblico il palazzo dove peraltro risiede, permettendo di visitare i saloni principali del piano nobile (una quindicina di ambienti in tutto) e la biblioteca al pianterreno.
Che si tratti di una casa tuttora abitata si percepisce tra una quadreria e l’altra, con dipinti da capogiro, nelle foto ricordo di famiglia, di ieri e di oggi, poste qua e là su tavolinetti e antiche consolle. Per il resto, a palazzo l’atmosfera di grandeur è quella dei secoli passati e sembra che il tempo si sia fermato all’epoca di Eugenia de Montijo, sposa di Napoleone III e sorella di Paca, la XV duchessa d’Alba, che qui visse e morí nel 1920 lasciando il nipote duca erede della sua fortuna.

Escalera principal - Palacio de Liria, collezione Duca d'Alba
Escalera principal – Palacio de Liria, collezione Duca d’Alba

DALLE CENERI DI UN PALAZZO NEOCLASSICO

In pieno centro a Madrid – a due passi da Plaza de España e dall’arteria della Gran Via, al centro di un giardino nascosto da alte cancellate e da muri di cinta imponenti – l’odierno Palacio de Liria non è in realtà lo stesso costruito nella metà del Settecento dall’architetto Ventura Rodriguez, per ordine del terzo duca di Berwick e di Liria. Nel 1936, infatti, durante la guerra civile, l’edificio originale fu distrutto da un incendio, già fortunatamente evacuate tutte le opere d’arte, restando intatte solo le pareti perimetrali. Da allora, nel corso del Novecento i duchi hanno ricostruito la dimora rispettando lo stile neoclassico, ma adeguando la distribuzione interna delle sale alle proprie esigenze, non ultima la necessità di esporre in maniera coerente le opere d’arte della collezione di pittura.

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Salón Español - Palacio de Liria, collezione Duca d'Alba
Salón Español – Palacio de Liria, collezione Duca d’Alba

UNA COLLEZIONE CHE RACCONTA 500 ANNI DI STORIA E MECENATISMO

La collezione degli Alba racconta più di cinquecento anni di storia di Spagna, attraverso gli intrecci dei diversi lignaggi riuniti in una sola famiglia. Nei secoli, duchi e duchesse (celebre nell’Ottocento fu Cayetana, ritratta da Goya di cui si dice che fosse l’amante) collezionarono ed ereditarono di tutto: antichità greche e romane, pregiati arazzi, fini ceramiche, mobili di diversi stili ed epoche, gioielli ed orologi.
Ma è soprattutto la quantità di quadri alle pareti a impressionare e forse persino confondere il visitatore, opere degne di un gran museo come il Prado. Di Tiziano, pittore di corte degli Asburgo spagnoli, si possono ammirare l’intenso Ritratto del Gran Duca d’Alba (celebre condottiero, anche governatore del Ducato di Milano), quello del Duca d’Urbino e una bellissima Ultima Cena. Nella sala dedicata alla pittura italiana spicca la sensuale Maddalena Penitente di Andrea Vaccaro o il Ritratto di Giorgio Capra di Palma il Vecchio, ma anche una splendida Natività di Perugino, due celebri vedute di Madrid di Antonio Joli, oltre alle rare tele di Lavinia Fontana e di Elisabetta Sirani. Il catalogo delle opere fiamminghe è altrettanto sorprendente: su tutto il ritratto doppio di Carlo V imperatore e della moglie Elisabetta del Portogallo (copia da Tiziano) di Rubens. Tra i capolavori della pittura spagnola spiccano un piccolo Cristo in croce di El Greco, il colorito ritratto dell’Infanta Margherita di Velázquez e tele di Murillo, Ribera e Zurbarán, ma sono soprattutto i ritratti di Goya tra cui il celeberrimo della duchessa d’Alba in abito bianco.

UN’INSOLITA VISITA GUIDATA CHE TERMINA IN BIBLIOTECA

Data l’aspettativa del pubblico, la Fondazione Casa D’Alba prevede un’affluenza notevole a palazzo, intorno agli 80mila visitatori l’anno. La visita si realizza per gruppi di venti persone e dura all’incirca 65 minuti, ma è concepita come un’esperienza sensoriale immersiva: in biglietteria si potrà ritirare un audio guida che, attraverso una voce narrante, dialoghi immaginari tra personaggi storici e  una colonna sonora di pezzi classici, racconta l’appassionante storia del mecenatismo del Ducato d’Alba.
Il tour, seppur forse un poco rapido, si conclude al pianoterra nella biblioteca. Qui, in tre grandi vetrine, sono custoditi preziosissimi esemplari cartacei:  il manoscritto della Bibbia della Casa d’Alba, del 1430; l’Atlas o Mapamundi di Fernando Vaz Daurado (del 1568); una della prime edizioni a stampa del Quijote e l’ultimo testamento di Fernando il Cattolico. Ma il vero tesoro sono gli scritti di Cristoforo Colombo con dettagli sulla prima spedizione alle Americhe: il quaderno di bordo con il profilo della costa di Santo Domingo, disegnato a mano dal celebre navigatore, o la lista degli uomini che si imbarcarono con lui da Palos de la Frontera, nel 1492. Una curiosità: scritti e documenti di Colombo finirono negli archivi della Casa d’Alba perché suo figlio Diego, duca di Veragua, si sposò con una giovane Álvarez de Toledo, il cui lignaggio confluì con il tempo nell’eredità dei duchi d’Alba. 

Federica Lonati

 
Palacio de Liria
calle Princesa 18, Madrid
Ingresso 14/12 euro
www.fundacioncasadealba.com

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Federica Lonati
Federica Lonati (Milano, 1967), giornalista professionista italiana, dal 2005 vive a Madrid. Diploma al Liceo Classico di Varese e laurea in Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Milano, si è formata professionalmente alla Prealpina, quotidiano di Varese, scrivendo di cronaca, ma anche di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 al 2005 ha lavorato nella redazione di Lombardia Oggi, supplemento settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero della stessa Prealpina, occupandosi delle pagine di arte, moda e classica. Dalla Spagna ha scritto articoli per Libero, Qui Touring, Corriere del Ticino e Sole 24 ore. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con Agrisole, supplemento settimanale del Sole 24 ore, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola. Oggi scrive articoli, interviste e reportage raccontando la Spagna contemporanea, la sua cultura e il suo mondo artistico. Come freelance, oltre all’impegno costante con Artribune (iniziato nel 2014), collabora con testate come Bell’Europa e Bell’Italia, Il Gambero Rosso, Interni e D di Repubblica.