Apre al MANN di Napoli la collezione sulla storia della Magna Grecia nell’Italia meridionale

Chiusa per oltre vent’anni, una nuova sezione del museo racconta l’integrazione culturale nell’Italia meridionale magnogreca. Esposti al pubblico oltre 400 reperti.

Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura
Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, tra le istituzioni più antiche al mondo, aggiunge ai percorsi espositivi 15 sale che fanno luce sulla storia millenaria della Campania e, più in generale, del Meridione. Un grande traguardo per il museo di origine borbonica (i primi nuclei di opere furono formati da Carlo III di Borbone nel ‘700) che avevamo già anticipato l’anno scorso in un’intervista al direttore Paolo Giulierini. La nuova sezione, che rappresenta un unicum per ricchezza e antichità del patrimonio archeologico, è stata chiusa nel 1996 e resa accessibile solo ora, dopo più di vent’anni di ricerche condotte da una pluralità di storici e studiosi. La riapertura va così a completare l’offerta museale unica del MANN, assieme ai tesori dell’antichità provenienti da Collezione Farnese, Collezione Numismatica e Collezione Epigrafica. Gli oltre 400 reperti magnogreci sono stati ordinati in un percorso che illustra le caratteristiche insediative, le strutture sociopolitiche, il retroterra religioso e artistico di quest’area in epoca preromana. Con un obiettivo: comunicare al pubblico la complessità della coesistenza tra le comunità radicate nel Sud della penisola migliaia di anni fa, tra popoli autoctoni e coloni greci che ne occuparono le terre, e la bellezza che scaturì dalle diverse contaminazioni di linguaggi.

LA MAGNA GRECIA AL MANN. IL PERCORSO ESPOSITIVO

Dalle prime colonizzazioni avvenute nel Golfo di Napoli e in Sicilia tra l’VIII e il VI secolo a.C. al tramonto della Magna Grecia i cui insediamenti furono espugnati dai Romani nel 300 a.C.: al MANN di Napoli, le nuove sale aperte al pubblico accompagnano il visitatore in un percorso storico che ha segnato le radici culturali del nostro Paese. Le tipologie delle opere esposte sono disparate: tra i reperti più antichi si annoverano alcune sepolture da Pithekoussai (Ischia) e Cuma con corredi funebri che testimoniano una prima forma di convivenza fra indigeni e greci in Campania. Altre sono ispirati alla mitologia, come il coloratissimo fregio in terracotta che illustra la lotta tra Eracle e il mostro marino Nereo, oppure il tema del convivio e del banchetto composto dai vasi attici di varie forme e materiali, ognuno dei quali con una funzione specifica. Ampio spazio è riservato ai lasciti delle popolazioni italiche (campani, sanniti, lucani e apuli), come il nucleo di materiali provenienti da Ruvo, Canosa e Paestum, come le lastre dipinte rinvenute nella Tomba delle Danzatrici a Ruvo o i due crateri a mascheroni apuli di Canosa, vasi colossali con la funzione di status symbol. Oltre alle raffinate oreficerie, uno degli esemplari più pregiati della collezione è l’Hydria Vivenzio, un celebre vaso datato 490-480 a.C. su cui si succedono in circolo scene della presa di Troia, tra cui lo stupro di Cassandra e la sanguinosa morte di Priamo, con un’impressionante nettezza di dettagli.

LA MAGNA GRECIA AL MANN. I PAVIMENTI CALPESTABILI

Della collezione fanno parte anche delle speciali pavimentazioni composte da materiali policromi, dette “sectilia”: un intervento di manutenzione e pulizia ha restituito all’antico splendore i motivi geometrici e i mosaici di età romana incisi su queste superfici; spicca su tutti il pavimento circolare in opus sectile proveniente dal Belvedere della Villa dei Papiri di Ercolano, caratterizzato da un gioco di illusionismo prospettico. Per tutelare i pavimenti, l’accesso a queste sale sarà regolamentato e ai visitatori saranno fornite apposite calzature per attraversarlo.

LE DICHIARAZIONI DEL DIRETTORE DEL MANN

Restituiamo oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli una parte fondamentale della sua identità”, dichiara il Direttore Paolo Giulierini, “il riallestimento dopo 20 anni della collezione Magna Grecia, tra le più ricche e celebri al mondo, è l’esito di un vasto piano di interventi per il riassetto dell’ala occidentale dell’edificio destinata ad accogliere le testimonianze dell’epoca preromana. Nelle sale del primo piano che ospitano il percorso espositivo, un’esperienza unica attende il visitatore, che potrà letteralmente ‘passeggiare nella storia’. Lo farà camminando, con le opportune precauzioni, sui magnifici pavimenti a mosaico provenienti da Villa dei Papiri di Ercolano, da edifici di Pompei, Stabiae, dalla villa imperiale di Capri, finalmente recuperati e riportanti alla loro magnificenza. La storia dei greci in Occidente, e quella dei popoli italici con i quali vennero a contatto, torna quindi a passare per il MANN, e mi piace immaginare questa ‘nuova’ sezione come un affascinante ‘portale della conoscenza’ che da Napoli conduca, e sempre più invogli, alla scoperta degli antichi tesori del Mezzogiorno d’Italia’’.

-Giulia Ronchi

COLLEZIONE MAGNA GRECIA
MANN – Museo Archeologico di Napoli
Piazza Museo, 19
80135 Napoli NA
081 442 2149
www.museoarcheologiconapoli.it

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.