Firenze, alla Sagrestia Nuova di San Lorenzo ritorna la luce originaria ideata da Michelangelo

I Musei del Bargello, grazie al supporto di Lottomatica, hanno svelato la nuova illuminazione delle celebri tombe medicee progettate da Michelangelo. L’artista, oltre all’architettura e alle sculture, aveva anche “modellato” la luce all’interno degli spazi, condizionandone la fruizione

Tomba di Lorenzo de Medici - foto Andrea Jemolo
Tomba di Lorenzo de Medici - foto Andrea Jemolo

Ritorna alla sua luce originaria la Sagrestia Nuova di San Lorenzo a Firenze, tra i capolavori più rappresentativi del Rinascimento italiano realizzato da Michelangelo Buonarroti. Nel 1519 il cardinale Giulio de’ Medici, in nome di papa Leone X de’ Medici, affida all’artista la costruzione della cappella sepolcrale – detta appunto Sagrestia Nuova – per i principi e duchi Medici, Giuliano e Lorenzo, rispettivamente fratello e nipote di Leone X, prematuramente scomparsi. Una commissione che rappresenta per Michelangelo una sfida: riuscire a far convivere – anzi, a far compenetrare – architettura e scultura, che diventano un tutt’uno attraverso l’azione “legante” della luce. Anche quest’ultima, infatti, rientra nei piani di progettazione dell’artista, che tiene conto dei suoi cambiamenti durante le ore della giornata; ma le condizioni di luce all’interno della Sagrestia, nel corso del tempo, hanno subito notevoli variazioni, alterando così il processo di fruizione dello spazio così come era stato concepito dall’artista. Oggi però, grazie a un progetto di manutenzione e restauro promosso dai Musei del Bargello in partnership con Lottomatica, è stata realizzata una nuova illuminazione che evoca, dopo oltre tre secoli, le condizioni luminose vicine a quelle create da Michelangelo per la Sagrestia Nuova.

Notte, foto Andrea Jemolo
Notte, foto Andrea Jemolo

LA LUCE DI MICHELANGELO…

Nella progettazione della Sagrestia Nuova, Michelangelo concepisce una particolare illuminazione funzionale a dare il giusto risalto all’intero impianto: la luce arriva dall’alto attraverso la lanterna posta a chiusura della cupola e attraverso le finestre aperte al primo ordine, sui lati nord e ovest, al terzo ordine, a est e a ovest, e un finestrone sul lato sud. Da qui scaturisce l’effetto di un organismo che si presenta al fruitore come un tutt’uno, composto da sculture, con il loro programma iconografico, dalla decorazione parietale, dall’architettura e da questa peculiare illuminazione dinamica, che cambia durante le ore della giornata. E lo scorrere del Tempo – inteso, in particolare, come trapasso dalla vita terrena a quella eterna –, è il tema che lega le due tombe medicee: quella di Lorenzo è accompagnata dalle allegorie dell’Aurora e del Crepuscolo, quella di Giuliano dalle rappresentazioni del Giorno e della Notte.

…RECUPERATA

L’illuminazione naturale creata dall’artista fiorentino è l’elemento su cui si fonda la narrazione e la simbologia delle tombe Medici nella Sagrestia Nuova. Il racconto in marmo ideato e realizzato da Michelangelo, con il passare dei secoli, è stato tuttavia alterato: la costruzione della Cappella dei Principi a ridosso della Sagrestia, tra il XVII e il XVIII secolo, con la sua grande cupola intercetta per parte dell’anno il tragitto del sole, attenuando l’intensità della luce e modificando gli effetti pensati da Michelangelo. Il nuovo progetto d’illuminazione quindi nasce dalla consapevolezza di queste condizioni e tenta di recuperare il più possibile l’originaria leggibilità dell’opera.
Lo studio della Sagrestia Nuova ha messo in evidenza come Michelangelo abbia usato due diverse tipologie di luce naturale: una diffusa e una indiretta, che scaturisce dalla rifrazione dei raggi solari sul marmo bianco delle pareti. Per ripristinare, durante tutto l’anno, la continuità della luce diffusa, sul cornicione del secondo ordine della Sagrestia sono stati collocati dei fari che producono una luce di media intensità.

IL RESTAURO

Il progetto di restauro è stato eseguito dallo storico dell’arte e restauratore Antonio Forcellino, cui si deve anche la pulitura della Madonna col Bambino e dei Santi Cosma e Damiano, e dal maestro delle luci Mario Nanni, con la collaborazione di Monica Bietti, storico dell’arte Responsabile del Museo delle Cappelle Medicee, e dell’architetto Maria Cristina Valenti, responsabile tecnico dei Musei del Bargello. In particolare, lo studio della luce naturale è stato condotto da Nanni, che il 21 giugno 2018 ha rilevato l’intensità e la colorazione della luce, come è possibile osservare dal seguente timelapse.

 

LA SINERGIA PUBBLICO-PRIVATO

“La collaborazione con Lottomatica ha permesso ai Musei del Bargello di completare un progetto biennale di manutenzione delle tombe Medicee e la realizzazione della nuova illuminazione della Sagrestia”, dichiara Paola D’Agostino, Direttore dei Musei del Bargello. “La costante cura e la tutela delle opere d’arte sono obiettivi primari dei nostri Musei. Sono inoltre grata a Lottomatica per aver contribuito anche ad ideare un nuovo sistema di illuminazione per la stanza segreta di Michelangelo, che consentirà, in futuro, di poter ammirare in sicurezza gli affascinanti disegni che vi si conservano”. “Sosteniamo da sempre progetti nell’interesse della collettività”, spiega Fabio Cairoli, AD di Lottomatica. “In ogni iniziativa cerchiamo di condividere e raccontare i valori alla base della nostra idea di crescita, come l’innovazione tecnologica, l’inclusione sociale e la valorizzazione culturale. Realizzare un restauro della luce significa sviluppare un approfondito lavoro di ricerca storico-artistica, oggi possibile grazie alle più innovative tecniche di illuminazione. Per questo motivo”, conclude Cairoli, “abbiamo voluto promuovere il restauro, per far riscoprire, con una nuova luce, il meraviglioso lavoro di Michelangelo”.

– Desirée Maida

www.bargellomusei.culturali.it

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AutoriMichelangelo Buonarroti, Mario Nanni
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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.