“Germania restituisca opera trafugata dai nazisti”. L’appello del direttore degli Uffizi Schmidt

L’opera cui fa rifermineto Eike Schmidt è il Vaso di Fiori di Jan van Huysum, tra le collezioni di Palazzo Pitti e trafugato durante la Seconda Guerra Mondiale. Al suo posto, il direttore ha collocato una copia fotografica con la scritta “rubato”, come atto di denuncia e auspicio per la restituzione

Il direttore degli Uffizi Eike Schmidt. Courtesy Galleria degli Uffizi
Il direttore degli Uffizi Eike Schmidt. Courtesy Galleria degli Uffizi

C’è chi, il primo giorno del nuovo anno, stila una lista di buoni propositi e obiettivi da perseguire nel corso dei 365 giorni successivi; c’è chi invece, come il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt, lancia appelli attraverso la stampa e i social per chiedere la restituzione di un’opera trafugata dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. L’opera di cui stiamo parlando è il celebre Vaso di Fiori del pittore di nature morte Jan van Huysum (Amsterdam 1682-1749), olio su tela appartenente alle collezioni di Palazzo Pitti fin dal 1824, quando fu acquistato dal granduca lorenese Leopoldo II per la Galleria Palatina appena fondata. “Un appello alla Germania, per il 2019: ci auguriamo che nel corso di quest’anno possa essere finalmente restituito alle Gallerie degli Uffizi di Firenze il celebre Vaso di Fiori del pittore olandese Jan van Huysum, rubato da soldati nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale e, attualmente, nella disponibilità di una famiglia tedesca che, dopo tutto questo tempo, non l’ha ancora reso al museo, nonostante le numerose richieste da parte dello Stato italiano”, è il messaggio che il direttore ha lanciato in queste ore con un video sul sito degli Uffizi.

L’OPERA

Dopo il suo arrivo a Palazzo Pitti nel 1824, Vaso di Fiori per oltre un secolo rimase esposto nella sala dei Putti, insieme ad altre nature morte olandesi realizzate dai massimi artisti del ‘600 e ‘700, tra cui Rachel Ruysch e Willem van Aelst. Nel 1940, quando all’inizio della Seconda Guerra Mondiale la reggia fu evacuata, il quadro venne portato nella villa medicea di Poggio a Caiano. Nel 1943 fu spostato nella villa Bossi Pucci, sempre a Firenze, fino a quando militi dell’esercito tedesco in ritirata lo prelevarono insieme ad altre opere per trasferirlo a Castel Giovio, in provincia di Bolzano. La cassa in cui si trovava Vaso di Fiori di Palazzo Pitti venne aperta: l’opera trafugata finì in Germania, dove se ne persero le tracce. Ricomparve solo decenni dopo, nel 1991, poco dopo la riunificazione tedesca: da allora, vari intermediari hanno tentato più volte di mettersi in contatto con le autorità in Italia chiedendone un riscatto. Una richiesta ai limiti dell’assurdo: il quadro infatti è già di proprietà dello Stato italiano, e pertanto non è alienabile né acquistabile. Situazione che ha spinto la procura di Firenze, dopo l’ennesima richiesta ricevuta, ad aprire un’indagine.

L'atto di denuncia del direttore degli Uffizi Eike Schmidt. Courtesy Galleria degli Uffizi
L’atto di denuncia del direttore degli Uffizi Eike Schmidt. Courtesy Galleria degli Uffizi

IL GESTO DI EIKE SCHMIDT

“A causa di questa vicenda che intacca il patrimonio delle Gallerie degli Uffizi, le ferite della seconda Guerra Mondiale e del terrore nazista non sono ancora rimarginate”, continua Schmidt. “La Germania dovrebbe abolire la prescrizione per le opere rubate durante il conflitto e fare in modo che esse possano tornare ai loro legittimi proprietari”, osserva il direttore, sottolineando che “per la Germania esiste comunque un dovere morale di restituire quest’opera al nostro museo: e mi auguro che lo Stato tedesco possa farlo quanto prima, insieme, ovviamente, ad ogni opera d’arte depredata dall’esercito nazista”. Nel video pubblicato sul sito degli Uffizi, Schimdt colloca simbolicamente una riproduzione in bianco e nero del Vaso di Fiori di van Huysum (realizzata da Alinari) lì dove un tempo era esposto il dipinto originale, nella Sala dei Putti a Palazzo Pitti, corredato da cartelli con la scritta “rubato” in tre lingue, italiano, inglese e tedesco, e una didascalia esplicativa che ricorda come a sottrarla alla sua naturale postazione furono soldati della Wehrmacht. “Saremo ben lieti di rimuovere questa memoria fotografica”, conclude Schmidt, “quando agli Uffizi sarà restituito l’originale”. 

– Desirée Maida

www.uffizi.it

Dati correlati
Spazio espositivoPALAZZO PITTI
IndirizzoPiazza Dei Pitti - Firenze - Toscana
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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.

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