Effimere, ma grandiose. Le “macchine” dei Farnese a Parma

Palazzo Bossi Bocchi, Parma ‒ fino al 16 dicembre 2018. Se oggi vi sembrano esagerate certe torte nuziali ed eccessive le pomposità di alcuni riti funebri, allora non sapete in cosa consistevano le celebrazioni per feste o lutti organizzati dalla famiglia Farnese a Roma, Parma e Piacenza, città nelle quali esercitavano il loro potere. In occasione dei 400 anni dalla costruzione del teatro “di famiglia”, Parma dedica una mostra alle architetture effimere d’epoca farnesiana.

Scenografia nel laghetto del Parco Ducale con la Città di Caledonia, 1690. Courtesy Fondazione Cariparma
Scenografia nel laghetto del Parco Ducale con la Città di Caledonia, 1690. Courtesy Fondazione Cariparma

Tutto cominciò con Ranuccio I: il primo Farnese nato a Parma fu anche il duca che consolidò il suo potere nel territorio tramite la feroce repressione di una congiura di nobili, nonché colui che completò il grandioso palazzo della Pilotta, trasformandone dopo pochi anni la sala d’armi in uno splendido teatro, ancora oggi tra le architetture più prestigiose e visitate (nonostante la ricostruzione resasi necessaria dopo i bombardamenti subiti nel 1944) di Parma. Nel 2018 il Teatro Farnese ha compiuto 400 anni e, prendendo spunto dall’anniversario, nella città emiliana, a Palazzo Bossi Bocchi, è stata allestita una mostra che documenta e cerca di restituire all’immaginazione dei visitatori quel sistema di apparati effimeri con cui la potente stirpe si manifestava mediante una sorta di “teatralità diffusa”.

MACCHINE INCREDIBILI

Catafalchi funebri, archi di trionfo, scoppiettanti moli pirotecniche (divertente, in mostra, un ologramma che ne simula il funzionamento), e poi vere scenografie teatrali progettate da architetti, pittori, decoratori anche di fama dichiarata – basti pensare ai Galli Bibiena –, in epoca farnesiana diventarono mezzi essenziali per celebrare sfarzosi matrimoni, funerali, ingressi nelle città delle duchesse dalle lontane origini. Ma di tutta questa sovrabbondanza decorativa quasi nulla è rimasto, poiché tali apparati venivano realizzati con materiali poveri e deperibili (legno, cartapesta, stucco): se eterna doveva essere la gloria dei duchi, così non capitava per le costose opere che, dopo aver svolto la loro funzione – sempre se sopravvivevano: talvolta quelle destinate ai fuochi artificiali bruciavano inesorabilmente –, venivano smontate e i materiali riciclati.

Anonimo, Ranuccio I Farnese, seconda metà XVII secolo. Parma, Fondazione Cariparma
Anonimo, Ranuccio I Farnese, seconda metà XVII secolo. Parma, Fondazione Cariparma

COSA RIMANE?

Naturalmente, se è stato possibile dedicare una mostra a questo particolare genere di manufatti artistici, è perché qualcosa di essi si è conservato: si tratta in particolare delle raffinate incisioni che ne riproducono fedelmente e documentano le forme; inoltre vi sono le ricche descrizioni sia degli apparati sia di tutto ciò che costituiva i programmi di quelle celebrazioni, quindi testi poetici, libretti teatrali, cronache. “Il carattere effimero di tali strutture era controbilanciato dalla costante ricerca di sottrarle all’oblio”, scrive uno dei curatori, Carlo Mambriani. E la mostra contribuisce a tramandarne la memoria, sotto lo sguardo talvolta solenne e talvolta godereccio che scaturisce dai ritratti dei Farnese.

Marta Santacatterina

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Marta Santacatterina
Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte – titolo conseguito all'Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia dell’arte medievale –, svolge da molti anni la professione di editor freelance per conto di varie case editrici ricoprendo anche, dal 2015 all’inizio del 2018, il ruolo di direttore editoriale del marchio Fermoeditore e della rivista collegata “fermomag”, sulla quale si è dedicata alle rubriche di arte, fotografia e mostre. Scrive per “Artribune” fin dalla nascita della rivista nel 2011, mentre più recenti sono le collaborazioni con il sito “Art&Dossier” – sul quale recensisce progetti allestiti in gallerie private –, con “La casa in ordine”, dove si occupa di designer emergenti e autoprodotti, e con la rivista “Dolcesalato”, su cui propone ai pasticceri suggestioni tratte dall'arte contemporanea. Scrive inoltre testi storico-artistici e sul fumetto per case editrici italiane (Giunti editore, Grafiche Step editrice ecc.) e statunitensi (Fantagraphics Books). Ha partecipato come giurata a concorsi di arte o fotografia e raramente cura delle mostre per artisti che riescono a convincerla grazie alla qualità dei lavori e alla solidità della loro poetica. Per la sede di Parma del Boston College, si occupa inoltre di attività di tutoring sull'arte contemporanea per studenti americani.