Collezione Torlonia: sotto sequestro le statue e il patrimonio della famiglia

Beghe familiari e legali ostacolano il grande progetto avviato due anni fa dalla Fondazione Torlonia in collaborazione con il Ministero dei Beni Culturali, per la costituzione di un museo che accolga le prestigiose collezioni d’arte antica della famiglia. Ecco gli sviluppi della vicenda

Villa Albani Torlonia - Roma
Villa Albani Torlonia - Roma

Una collezione d’arte greca e romana, un principe, una fondazione, un progetto museale, una mostra in fieri. E poi un testamento, gli eredi, le beghe familiari e i procedimenti legali, il sequestro preventivo e il futuro incerto. Sembra la trama d’un romanzo d’altri tempi la vicenda che in questi giorni occupa le pagine dei quotidiani, ovvero la storia della collezione Torlonia, tra le più importanti raccolte private d’arte classica al mondo, la cui formazione risale ai primi dell’Ottocento e prende una configurazione “museale” per volontà del principe Alessandro Torlonia, che nel 1866 decide di acquistare a Roma, sulla via Salaria, l’antica villa del cardinale Alessandro Albani per fondare un Museo di scultura antica. Ma la storia e le sue capricciose dinamiche sono spesso imprevedibili, e oggi quel museo sembra destinato a non nascere per via di una guerra di successione in corso tra i figli di Alessandro Torlonia, omonimo dell’illuminato principe ottocentesco, scomparso lo scorso anno e il cui testamento sembra non essere stato gradito da uno dei suoi eredi, Carlo, di fatto estromesso dalle ultime volontà paterne.

L’ANTEFATTO: L’ACCORDO CON IL MINISTERO

Per comprendere meglio la vicenda bisogna fare un passo indietro, per la precisione al 2016, quando a Roma venne siglato l’accordo tra il Ministero dei Beni Culturali – allora guidato da Dario Franceschini – e i rappresentanti della Fondazione Torlonia – nata nel 2014 dalla volontà proprio di Alessandro Torlonia con lo scopo di promuovere l’omonima collezione. Con l’accordo si stabilivano le linee del progetto che avrebbero portato alla nascita di un museo dedicato alle raccolte d’arte antica dei Torlonia – 620 opere tra sculture a tutto tondo, rilievi e ritratti, tra cui i sarcofagi provenienti da Palazzo Savelli, le statue dal giardino Cesi, gli acquisti dalla collezione Giustiniani – presso Palazzo Caffarelli al Campidoglio. Il progetto museale sarebbe stato anticipato da una grande mostra curata da Salvatore Settis e Carlo Gasparri, Dal Museo Torlonia alla Lungara, che a partire da Roma – con allestimento curato da David Chipperfield – avrebbe poi fatto tappa anche all’estero. Un progetto complesso e virtuoso, che la famiglia Torlonia, attraverso l’omonima Fondazione e in collaborazione con il Ministero, avrebbe portato avanti per valorizzare e presentare al vasto pubblico i semisconosciuti tesori della propria collezione. Già, la famiglia Torlonia, per intero o quasi: sarebbe stato proprio questo il motivo che ha spinto uno dei figli di Alessandro, Carlo, a far causa ai tre fratelli Giulio, Paola e Francesca.

IL TESTAMENTO

Carlo Torlonia, primogenito di Alessandro, accusa i fratelli di averlo allontanato dal padre durante gli ultimi anni della sua vita, fattore che avrebbe determinato le scelte testamentarie del capofamiglia. Solo dopo la morte di Alassandro, Carlo sarebbe venuto a conoscenza della malattia del padre, dei “conti correnti chiusi poco prima della morte, scatoloni chiusi e pronti per essere spediti altrove”, si legge nel ricorso presentato dall’avvocato Adriana Boscagli, oltre a una serie di riunioni organizzate dai fratelli a sua insaputa e da donazioni elargite dal padre agli altri figli a seguito delle aggravate condizioni di salute. Quando il testamento è stato redatto, nel 2016,“il ricorrente non riusciva a raggiungere il padre nemmeno con comunicazioni telefoniche, che venivano filtrate dalla secondogenita o dalla segretaria, che riferivano uno stato di salute ottimo”. Secondo il ricorso, Carlo sarebbe venuto a conoscenza solo attraverso la stampa della nascita della Fondazione Torlonia, dalla quale sono stati estromessi lui e i suoi figli; inoltre – e qui starebbe la patata bollente dell’intera vicenda – dagli atti sarebbe emerso “il tentativo di vendere all’estero opere statuarie”. In particolare Carlo fa riferimento a ipotetiche trattative che i fratelli avrebbero intrattenuto con il Getty Museum di Los Angeles, nonostante la collezione sia sottoposta a vincolo dalla Soprintendenza. Le relazioni avute con il museo statunitense sarebbero confermate da una causa per il mancato pagamento di provvigioni a una società che sarebbe stata incaricata di trattare con il Getty. E andando avanti con le verifiche, Carlo si sarebbe imbattuto in depositi di opere non vincolate e “sfuggite” all’inventario, “che rischiano di essere ancora più facilmente oggetto di trasferimento e/o sostituzione e/o trasferimento all’estero”.

IL SEQUESTRO E LE REAZIONI DEL MONDO DELLA CULTURA

Il contenzioso avviato dal primogenito Carlo ha così portato il giudice Fulvio Vallillo, dell’VIII sezione del Tribunale civile di Roma, a disporre il sequestro giudiziario di tutti i beni Torlonia: le collezioni d’arte, Palazzo Torlonia in via della Conciliazione di fronte a San Pietro, Villa Albani e Villa Delizia Carolina a Castel Gandolfo. Il sequestro sembrerebbe così congelare tutti i progetti culturali avviati dalla Fondazione, inclusa la grande mostra curata da Settis, che così ha commentato la vicenda: “mi auguro che il lavoro fin qui svolto non venga disperso, e questo anche nell’interesse di tutta la famiglia Torlonia, la cui proprietà della collezione non è in discussione”, riporta La Repubblica. Nel frattempo i lavori per realizzare la mostra procedono: si prevede l’inaugurazione entro un anno. Intanto il mondo della cultura si appella alle istituzioni per tentare di salvare la prestigiosa collezione dal pericolo della dispersione. “La vendita della collezione Torlonia è un rischio che l’Italia non può correre”, ha dichiarato in una nota stampa Italia Nostra Roma. “La litigiosità degli eredi Torlonia, sul testamento di Alessandro, ha fatto scattare il provvedimento di sequestro di beni per 2 miliardi di euro. Beni immobili ma anche beni mobili come la famosa e famigerata collezione di statuaria greco-romana ‘sequestrata’ dai Torlonia dagli anni ’70. Non si può più perdere tempo. Il Ministero dei Beni Culturali deve entrare con forza e determinazione per sventare qualsiasi velleità di depredare il patrimonio italiano dei preziosissimi reperti vincolati e garantire un’assoluta tutela di quelli, eventualmente non vincolati”.

– Desirée Maida

www.fondazionetorlonia.org

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.