Taranto ha un museo archeologico di grande valore, che sta vivendo un periodo di straordinario rilancio. Per il Ministro Luigi Di Maio, però, la città pugliese meriterebbe un museo degno di questo nome. Ignoranza? Cialtroneria? Voglia incontrollata di stare sempre sui media, anche a costo di sparare sciocchezze? Ecco cos’è il MarTa e perché Di Maio ha fatto una figuraccia.

Dev’essere una tecnica precisa, una strategia per assicurarsi la presenza su social e giornali, per innescare polemiche, fomentare il dibattito ed essere perennemente al centro della scena. Una specie di “purché se ne parli” applicato alla politica: e non importa se si sommano strafalcioni, se si annunciano nuove misure senza aver studiato prima, se si dicono sciocchezze che portano scompiglio e non trovano alcun esito concreto. Non importa se slogan e promesse roboanti si ribaltano impietosamente nel loro contrario e se rimangono lettera morta. Non importa la confusione di certi balletti del si-no-forse (vedi il caso vaccini), o l’approssimazione di certe frasi a effetto che restituiscono della realtà un’immagine distorta, persino inquietante.
Luigi Di Maio – e come lui Matteo Salvini, ma anche diversi Ministri di primo piano – a spararne una al giorno probabilmente ci guadagnano. Altrimenti non si spiega. Propaganda? Riflettori sempre accesi? Armi di distrazione di massa per sfuggire ai grandi temi di oggi e agli annunciati fallimenti di domani?

DI MAIO A TARANTO. NON SOLO ILVA: LA GAFFE SUL MARTA

Così, dopo le raggelanti domeniche di chiusura obbligate per gli esercizi commerciali, in difesa dell’unità familiare; dopo i toni propagandistici del decreto SpazzaCorrotti (secoli di filosofia del diritto e di cultura giuridica messi alla berlina); dopo la geniale idea di un’Amazon in versione Made in Italy (che però esiste già!); dopo le minacce oscurantiste contro la stampa asservita ai “poteri forti”, in favore di una “editoria pura”… è arrivata la sparata su Taranto. Eh no, stavolta non c’entra l’ILVA, capitolo ormai chiuso grazie all’accordo con ArcelorMittal avviato dall’ex Ministro Calenda, criticato da Di Maio e poi copiato, archiviando per sempre le utopie grilline di riconversione (in)felice con lo stop della produzione industriale.
Di Maio, nello studio di CartaBianca, la trasmissione Rai di Bianca Berlinguer, stavolta ha parlato di musei: insolitamente interessati alla questione culturale, proprio per cavarsi d’impaccio dalle accuse di accordo-fotocopia. “Investiremo comunque”, ha dichiarato il vice Premier, “in un’università e nel turismo a Taranto. Quella è l’area con i reperti archeologici più grande di tutta la Magna Grecia e non ha dei musei degni“.
Ora, chi glielo fa fare a Di Maio di esprimersi su argomenti non suoi, rischiando ogni volta il mega strafalcione? Se poi i giornali criticano, la colpa – dice lui – è dei suddetti poteri forti, e la soluzione sta in una legge che elimini i residui finanziamenti pubblici indiretti e impedisca le inserzioni pubblicitarie delle aziende partecipate: muoiano pure, i giornali. Che importa. Almeno quelli esterni ai circuiti filo-governativi. Certo è che se un esponente pentastellato inanella gaffe o sconosce persino la rete dei grandi musei nazionali, i giornali non devono farlo notare. Altrimenti fanno “propaganda” e dunque vanno indeboliti. Neo fascismi nell’aria, senza troppo dissimulare.
Ad ogni buon conto, lo sfondone c’è stato. Il classico stereotipo affibbiato a una città del Sud, con tutti i suoi problemi: non c’è niente, nemmeno un museo! E invece Taranto un museo archeologico degno di questo nome ce l’ha già. E si dà il caso sia uno tra i più rilevanti musei archeologici del Paese, come evidenziato sullo stesso portale del Ministero dei Beni Culturali.

Propaganda di Luigi Di Maio contro la stampa libera
Propaganda di Luigi Di Maio contro la stampa libera

IL MUSEO ARCHEOLOGICO DI TARANTO. UN GIOIELLO IN CRESCITA

Lo ha subito umiliato con classe la direttrice del MarTA (Museo Archeologico Nazionale di Taranto), Eva Degl’Innocenti: “Egregio ministro Luigi Di Maio”, ha scritto su Twitter, “sarei molto onorata di poterla accogliere nel museo archeologico più importante della Magna Grecia, che ha sede proprio a Taranto, uno dei musei archeologici più importanti al mondo“.
Degl’Innocenti, giovane archeologa di Pistoia, è arrivata alla guida del museo nel 2015, tramite concorso pubblico, grazie alla famosa riforma dell’ex Ministro Dario Franceschini che ha conferito piena autonomia ai musei e i siti archeologici statali di maggiore rilevanza. Nell’estate del 2016 si celebrava poi l’inaugurazione dell’ultima sezione museale riaperta e riallestita: in presenza dello stesso Franceschini e dell’allora Premier Matteo Renzi, Taranto salutava finalmente il suo museo più importante, al termine di un lungo, complesso e travagliato progetto di restauro e valorizzazione, cominciato già nel 1998 e andato avanti tra una sequela di cantieri e una quindicina di milioni di euro investiti. Investiti dallo Stato, naturalmente. Quello stesso Stato che oggi dichiara di non avere “musei degni” in quell’area del Paese…

La direttrice del MarTa Eva Degl'Innocenti, foto laringhiera.net
La direttrice del MarTa Eva Degl’Innocenti, foto laringhiera.net

Chiuso al pubblico dagli inizi del 2000, il MarTa riprese le attività alla fine del 2007, ma con una riapertura molto parziale, da quel momento perseguita gradualmente: a tagliare il nastro c’era il Ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli. Si dovette attendere fino al 2013 per assistere all’inaugurazione del nuovo allestimento, completato tra il primo piano e il mezzanino. In quell’occasione il museo tarantino fu visitato dal Ministro Massimo Bray. Si trattò di una restituzione ufficiale alla città, dopo un bel lavoro di restyling e riprogettazione, nell’attesa che l’iter fosse compiuto: l’area per le collezioni veniva più che raddoppiata, le strutture e l’architettura espositiva erano ripensate, con tanto di nuovi reperti mai visti prima a Taranto.
Tre anni dopo l’ultimo step, con l’orgoglio di avere portato a termine un pregevole percorso di rilancio, ampliamento e adeguamento, per un museo istituito nel lontano 1887 tra le mura del settecentesco ex Convento dei Frati Alcantarini.

MarTa di Taranto, la Tomba dell'Atleta
MarTa di Taranto, la Tomba dell’Atleta

UNA STORIA MILLENARIA

E il viaggio, tra grandi capolavori e piccole gemme, è emozionante: 25 sale ricostruiscono 6.500 anni di storia del territorio, con migliaia di reperti che vanno dall’età arcaica all’alto medioevo, restituendo volto, tradizioni, sapienza e costumi degli antichi greci, romani, apuli, bizantini. Un corpus straordinario di statue, vasellami, anfore, arredi e corredi funerari, pavimenti a mosaico, medaglie, dipinti (su tutti quelli donati dal Vescovo Giuseppe Ricciardi) e i famosi “Ori di Taranto”, una collezione di monili aurei della Magna Grecia, parzialmente esposti all’EXPO Shanghai del 2010 e al Padiglione Italia di EXPO Milano nel 2015. Il progetto per il secondo livello è stato portato a compimento insieme all’architetto Augusto Ressa, già progettista e direttore dei lavori al MarTa, e all’archeologa Antonietta Dell’Aglio, responsabile scientifica.
Tra i molti pezzi iconici: lo Zeus bronzeo di Ugento, rinvenuto nel 1961 durante uno scavo in Salento, danneggiato nel 2008 e di recente sottoposto a restauro; la copia della Persefone, o Dea in Trono, il cui originale è conservato oggi a Berlino; la Kore di Montegranaro, statua incompleta risalente al VI secolo; la Tomba dell’atleta, con il sarcofago originario, lo scheletro e il corredo di anfore panatenaiche; la Tomba degli atleti, visibile al di là di una vetrata, con la ricostruzione della camera mortuaria e i sette sarcofagi dotati di relativi corredi funerari; o ancora il prezioso trittico di balsamari in terracotta, su cui si riconoscono le forme di tre sirene col corpo di uccello, anziché di pesce, secondo i dettami iconografici del VI secolo.

Gli Ori di Taranto, orecchino in oro, fine IV secolo a.C.
Gli Ori di Taranto, orecchino in oro, fine IV secolo a.C.

NUMERI, PROGETTI, TRAGUARDI

Un Museo ricco, sontuoso, contemporaneo. E che funziona. Grazie agli ingenti investimenti rintracciati e alla lungimiranza di chi ne sta governando i processi di sviluppo e la quotidiana amministrazione, potendo contare anche sulla società Novamusa Puglia, responsabile di caffetteria, bookshop, biglietteria, servizi aggiuntivi, nonché su un personale qualificato e attento al pubblico. E poi, oltre alle sale con le collezioni, una sala didattica con iniziative per l’infanzia, un’aula conferenze, un’area per mostre temporanee, attività collaterali e iniziative culturali, un percorso multi-sensoriale dedicato ai disabili, aperture serali e quotidiane (anche nel periodo estivo), visite guidate a tema, senza contare l’impatto positivo delle prime domeniche del mese gratuite (quelle che il Ministro Bonisoli vorrebbe eliminare).
Di grande peso il progetto MarTa 3.0, con 2 milioni e 507 mila euro stanziati dal Governo nel 2016, nell’ambito del Pon “Sviluppo e Cultura Fesr 2014-2020”: fondi destinati alla ricerca e allo studio dei reperti, ma soprattutto a un poderoso lavoro (ancora in corso) di digitalizzazione delle collezioni, finalizzato alla creazione di un database e di una piattaforma on line accessibile a tutti.

Testa di donna in terracotta, IV seco a. C,, MarTa di Taranto
Testa di donna in terracotta, IV seco a. C,, MarTa di Taranto

Ed ecco i numeri, tutti positivi, tanto da qualificare il MarTA come uno tra i fiori all’occhiello della riforma Franceschini: nel focus ministeriale del 2017, che illustrava il primo triennio della direzione autonoma dei musei statali, il MarTa era al terzo posto per incremento di visite, pari a un una clamoroso +203% rispetto al 2013. Subito prima c’erano il Museo dei Bronzi di Reggio Calabria (+1727,8%) e le Gallerie Estensi (+257,6%). Il che si è tradotto in un aumento di 55.152 presenze, col record storico di 82.319 raggiunto nel 2016. Seconda posizione, invece, nella classifica degli introiti: +492,6% pari a 176.369 euro in una graduatoria di 22 musei autonomi.
E ancora, nei primi sei mesi del 2017 si è registrato un 30% in più di visitatori sull’analogo periodo del 2016.

MarTa di Taranto, pavimento a mosaico
MarTa di Taranto, pavimento a mosaico

TRA SILENZI E STRAFALCIONI

Tutt’altro che un museo invisibile, dunque. Non una realtà in crisi o bisognosa di interventi di rilancio. Semmai, una perla di cui essere fieri e su cui investire ulteriormente. Eppure, per il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, leader politico del M5S, il MarTa non esiste. Non è nemmeno fatto al 90% di acqua (giusto per citare una delle mille idiozie delle ultime settimane): proprio non c’è. O forse non è degno del suo territorio. Castronerie dette sul filo dell’ignoranza e della superficialità. Con un risultato solo: mostrare, da parte dello Stato – di cui egli è oggi un alto rappresentante – mancanza di attenzione e di rispetto per chi, al Paese, garantisce progettualità, impegno quotidiano, ricerca. I lavoratori del museo, la dirigenza, i partner pubblici e privati, gli stessi cittadini che in quel luogo riconoscono una parte importante della propria identità storica.
Ma può davvero un Ministro della Repubblica arrivare a tale livello di sciatteria? Ed è possibile farla passare per una semplice gaffe? Chissà se il Ministro della Cultura Alberto Bonisoli, aduso a condividere sui social post propagandistici e fake news a favore del M5S, romperà il suo imbarazzante silenzio sull’ancor più imbarazzante vicenda; chissà se difenderà un museo statale o se almeno coglierà l’occasione, come abbiamo fatto noi qui, per valorizzarne il lavoro e raccontare realtà di cui troppo poco si parla.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Da gennaio 2018 è Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana.
  • Angelov

    Errare humanum est, ma accanirsi forse no; e bisognerebbe riconoscere anche che si vive in un regime dove è possibile muovere critiche verso lo Stato senza doversi aspettare delle ritorsioni. Anche questa è libertà…