Gli Emirati Arabi aiuteranno l’Iraq a ricostruire la Grande Moschea di Mosul distrutta dall’Isis

Gli Emirati Arabi Uniti stanziano 50 milioni di dollari a favore dell’Iraq per ricostruire la Grande Moschea di Mosul, distrutta dall’Isis nel 2017.

La moschea Al-Nuri di Mosul nel 2013
La moschea Al-Nuri di Mosul nel 2013

L’arte sta giocando un ruolo fondamentale nello scacchiere geo-politico del Medio-Oriente. Merito della politica culturale intrapresa negli ultimi dieci anni dagli Emirati Arabi Uniti che rivela una precisa volontà di muoversi da protagonisti sulla scena internazionale. Accordi, partnership, collaborazioni tra istituzioni, pagate profumatamente a suon di petro-dollari, destinate a cambiare per sempre il volto della regione. Sì perché la volontà di conquistare l’egemonia culturale del Medio-Oriente nasconde un disegno ben più ampio di supremazia economica e soprattutto politica. L’ultimo atto è la dichiarazione da parte dell’Unesco che gli Emirati Arabi Uniti finanzieranno la ricostruzione della Grande Moschea di Mosul, in Iraq, distrutta dall’Isis nel 2017.

GRANDE MOSCHEA DI AL NURI

La moschea Al-Nuri di Mosul dopo lo scoppio delle mine di Daesh
La moschea Al-Nuri di Mosul dopo lo scoppio delle mine di Daesh

Non un monumento qualsiasi ma uno dei monumenti più noti della città e di tutto il Medio-Oriente. Una distruzione avvenuta nel giugno del 2017 che ha avuto una eco planetaria dato che la moschea e il suo minareto sono stati per secoli uno dei simboli della città. La sua distruzione è stata vissuta dagli iracheni come un atto di violenza atroce che li avrebbe privati per sempre del loro monumento più importante, talmente riconoscibile da essere raffigurato sulla banconota da 10mila dinari iracheni. La Grande Moschea di al Nuri fu costruita da Nur al Din Mahmoud Zangi, il condottiero turco che, nel dodicesimo secolo, unì le forze arabe contro i Crociati provenienti dall’Europa. Un’architettura straordinaria, conosciuta soprattutto per il suo particolarissimo minareto pendente. La moschea è stata il teatro della battaglia più dura tra le truppe irachene e lo Stato Islamico e i miliziani dell’Isis hanno preferito farla esplodere sotto il peso del tritolo piuttosto che farla cadere nelle mani delle truppe regolari, cosa che avrebbe di fatto simboleggiato la sconfitta definitiva dello Stato Islamico a Mosul.

IL RUOLO DEGLI EMIRATI ARABI UNITI

Dopo l’esplosione la moschea è stata quasi completamente distrutta. Tutto ciò che rimane è la base del minareto e una cupola sostenuta da alcuni pilastri. Uno scempio enorme definito dal governo iracheno come un vero e proprio crimine contro l’umanità. Fin dalle settimane successive, si è iniziato a pensare a come poter riportare l’architettura allo splendore originale. Un’impresa in termini economici titanica per un paese profondamente dilaniato dalla guerra, con vaste aree in rovina e un bilancio di milioni di morti. Gli Emirati Arabi Uniti hanno accolto la richiesta di aiuto internazionale per ricostruire Mosul. In base ad un accordo stipulato a Baghdad tra Emirati Arabi Uniti, l’Unesco e l’Iraq, i primi stanzieranno 50 milioni di dollari per contribuire alla ricostruzione del patrimonio culturale di Mosul. Al di là dell’aspetto economico, si tratta di una partnership storica che segna una collaborazione inedita in un’area, come il Medio-Oriente, dominato fa guerre e conflitti. Il progetto sostenuto dagli Emirati riguarda il restauro e la ricostruzione dei monumenti storici di Mosul, in particolare la moschea Al-Nouri e il suo celebre minareto Al-Hadba di 45 metri. I lavori inizieranno nel 2019 e dureranno circa 5 anni.

– Mariacristina Ferraioli

 

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.