A Palazzo Venezia e Castel Sant’Angelo, a Roma, va in mostra il ritratto veneto e italiano in genere, tra poesia, musica, amore e simbolismi. Attraverso pittura, scultura, diversi manufatti e numerosi libri a stampa, in un percorso interdisciplinare.

L’esposizione, divisa in due sedi, ha come punto di partenza il dipinto Due amici (1500 ca.) di Giorgio da Castelfranco detto Giorgione, conservato presso Palazzo Venezia. La tela del genio di Castelfranco non stupisce soltanto per la sua qualità esecutiva, ma anche per l’intenzione dell’artista di rappresentare, e quindi di dare rilievo, ai sentimenti, agli stati d’animo dei personaggi ritratti, e proprio per questo si può parlare di ritratto “privato”. Non si può non notare, infatti, l’attitudine trasognante del giovane in primo piano, forse colto da melancolia (ha in una mano un melangolo, agrume amaro che la simbolizza), quella “bile nera” che affliggeva poeti e intellettuali già dal primo Umanesimo. Esattamente come fu per Francesco Petrarca, del quale sono presenti in mostra alcune opere a stampa, la cui figura e la cui poesia vennero rivalutate proprio a cavallo tra XV e XVI secolo, tanto che nel Cinquecento molti poeti si professarono “petrarchisti”. L’altro giovane del ritratto, che sta alle spalle del malinconico, pare assumersi il compito di riflettere sui sentimenti dell’amico, di tirarne le conclusioni a mente lucida, in un atteggiamento, un sorriso intrigante, che sembra apparentemente in contrasto con quello dell’altro.

Tiziano Vecellio, L’Imperatrice Isabella di Portogallo, 1548. Madrid, Museo Nacional del Prado
Tiziano Vecellio, L’Imperatrice Isabella di Portogallo, 1548. Madrid, Museo Nacional del Prado

PALAZZO VENEZIA

Oltre a Giorgione, e ai rapporti tra Roma e Venezia (focus incentrato sulle figure di Pietro Barbo, poi papa Paolo II e del cardinale Domenico Grimani, illustri veneziani profondamente legati al Palazzo), la mostra ha l’ambizione di farci entrare in un ritratto rinascimentale con l’ausilio di diversi reperti e oggetti come libri, stampe e manoscritti, nei quali si trova una relazione precisa e puntuale con ogni ritratto.
A Palazzo Venezia, come approfondimento del capolavoro di Giorgione, sono presentate diverse opere che tracciano una breve storia della ritrattistica della città lagunare. Vi sono esposti esempi a partire dalla seconda metà del Quattrocento: opere di Gentile Bellini e di suo fratello, il più noto Giovanni detto il Giambellino, che mostrano il passaggio dal ritratto di profilo su uno sfondo scuro, come in una moneta antica, a quello di tre quarti, in cui il personaggio ritratto, grazie a espedienti visivi come un parapetto, il paesaggio e il realismo fisiognomico, ha sicuramente un’umanità più spiccata e meno formale.
Il percorso si conclude con un’opera di Tiziano Vecellio, uno dei più importanti pittori di sempre, non soltanto di Venezia, la cui arte fu tanto grande da rivoluzionare la ritrattistica europea del tempo. Il suo Ritratto di musicista (1514 ca.), della Galleria Spada di Roma, diversamente dai due esempi citati che sono a mezzo busto, mostra il personaggio ritratto muoversi in torsione, in uno spazio identificabile come una stanza, mentre trattiene su una base di marmo quella che potrebbe essere una lettera (o uno spartito) e, probabilmente, con l’altra mano regge un violone del quale non si vede che il manico. Come nel caso di Giorgione, Tiziano dà molta importanza al contesto, allo spazio realistico e abitabile, ma soprattutto all’espressione dei sentimenti del personaggio, che in questo ultimo caso sembra essersi appena girato a seguito di qualcosa che ha disturbato la sua concentrazione, i suoi studi, o forse i moti del suo animo. Un tema, questo, che diventerà presto un topos della ritrattistica non ufficiale.
Chiude questa sezione un’installazione site specific di Luca Brinchi e Daniele Spanò. Ospitato nella Sala delle Battaglie, grazie al video mapping e alle musiche di Franz Rosati, l’intervento cerca di immergere lo spettatore in un suggestivo giardino rinascimentale, con la rielaborazione di alcuni dipinti in mostra.

Giorgio da Castelfranco detto Giorgione, Leda e il cigno, 1499 1500. Padova, Musei Civici, Museo d’Arte Medioevale e Moderna
Giorgio da Castelfranco detto Giorgione, Leda e il cigno, 1499 1500. Padova, Musei Civici, Museo d’Arte Medioevale e Moderna

CASTEL SANT’ANGELO

La seconda sezione della mostra interpreta i ritratti seguendo un itinerario che li lega a un preciso riferimento: un libro, uno spartito o uno strumento musicale, ad esempio, e in questi casi il campo scelto è quello della poesia e della musica, e soprattutto del loro potere di accompagnare l’anima nei sentieri sentimentali dell’amore. La rassegna continua passando dai simboli alla seduzione, dal ritratto di coppia a quello di famiglia, con dipinti di importanti artisti veneti come Bartolomeo Veneto, Bernardino Licinio, Paris Bordon; ma anche pittori di altre provenienze come Alessandro Bonvicino detto il Moretto, Agnolo di Cosimo detto il Bronzino, Sofonisba Anguissola e Federico Barocci, soltanto per ricordare i nomi più noti al grande pubblico. Le opere di questi artisti mostrano quanto importante sia stata la lezione di Giorgione e di Tiziano, quel virare verso valori più sentimentali e realistici nel ritrarre l’individuo. La dimensione intimistica di queste opere è accentuata dal loro allestimento in spazi stretti, i piccoli stanzini del castello.
La preparazione della mostra è stata anche l’occasione per una scoperta che ha aggiunto un piccolo, ma importante, tassello alla storia di uno dei dipinti esposti: Il ritratto di gentildonna con lira da braccio (post 1537) della Galleria Spada, già assegnato a un anonimo pittore emiliano-romagnolo dal critico Federico Zeri. Gli studi condotti sul dipinto hanno portato all’individuazione del madrigale di cui è raffigurato lo spartito. Si tratta di “Quando madonna io vengo a contemplarte”, madrigale pubblicato nel 1537 a Venezia e musicato dal compositore Philippe de Verdelot, musicista francese attivo in Italia, il quale scelse proprio una composizione poetica che seguiva la moda petrarchista.
In occasione della mostra è possibile ascoltare l’inedito madrigale grazie a una registrazione realizzata da Francesco Pedrini e l’Ensemble La Pedrina.

Calogero Pirrera

Evento correlato
Nome eventoGiorgione. Labirinti del cuore
Vernissage23/06/2017 su invito
Duratadal 23/06/2017 al 17/09/2017
Autore Giorgione
Generearte antica
Spazio espositivoMUSEO NAZIONALE DI PALAZZO VENEZIA
IndirizzoVia del Plebiscito, 118 - 00186 - Roma - Lazio
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Calogero Pirrera
Calogero Pirrera (1979) è uno storico dell’arte specializzato in arte moderna e contemporanea, videoarte, didattica museale e progettazione culturale. Vive attualmente a Roma. Ha collaborato con la cattedra di Istituzioni di Storia dell’Arte della Facoltà di Architettura di Valle Giulia, con alcune gallerie come Il Ponte Contemporanea e LipanjePuntin, oltre che con Festarte – Festival Internazionale di VideoArte, che lo vede impegnato nella mappatura globale dei festival di videoarte con la rubrica “International Contest”. Ha all’attivo alcune pubblicazioni che indagano l’arte antica come quella contemporanea. Tra le mostre curate si ricorda "Il Duomo di Milano dalla Lombardia all’Europa", ospitata presso il Duomo meneghino nel 2005 e il relativo catalogo. Ha scritto e scrive per EosArte, TribeArt e Artribune.