Scarlatto come il rosso veneziano. Lotto, Cariani e Savoldo a Roma

Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini, Roma – fino all’11 giugno 2017. La mostra capitolina riunisce solo sei, ma importantissimi, dipinti di Lotto, Cariani e Savoldo, provenienti dal Louvre di Parigi, dal Prado di Madrid e dal Metropolitan Museum di New York. Una ricognizione sull’uso, e sul valore, del colore rosso di matrice veneziana.

Giovanni Gerolamo Savoldo, San Matteo e l’angelo, 1534 ca. Olio su tela, cm 93,4 x 124,5. New York, Metropolitan Museum of Art
Giovanni Gerolamo Savoldo, San Matteo e l’angelo, 1534 ca. Olio su tela, cm 93,4 x 124,5. New York, Metropolitan Museum of Art

Il colore rosso, nella Venezia del XVI secolo, era moderato da una magistratura che ne regolava l’utilizzo. Prima di tutto per la sua ricetta segreta, quella dello “scarlatto veneziano”, vanto dei tintori della città e di tutta la Terraferma, poi per il suo valore economico, cioè per un’industria tessile sempre più specializzata. Questa esposizione, al di là di una precisa estetica, quella dell’arte veneta del ‘500, mostra infatti quanto nella pittura si possa leggere il riflesso dei valori della società dove è stata prodotta, ovvero nella Repubblica di Venezia di quegli anni. Ognuna delle sei opere ne svela qualche sfumatura.
Come molti ritratti del Rinascimento, quello dipinto da Giovanni Busi, detto Cariani (Fuipiano al Brembo, 1485 circa – Venezia, 1547), è sintomatico di quanto lo status sociale e la professione del ritrattato siano le informazioni privilegiate da sottolineare, più che la stessa personalità. In questo caso si stratta di Giovanni Benedetto Caravaggi, rettore e lettore all’università di Padova, oltre che medico, come dimostrato dalla toga rossa di raso da lui indossata.

Lorenzo Lotto, Matrimonio mistico di Santa Caterina di Alessandria, 1524. Olio su tela, cm 98 x 115. Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica
Lorenzo Lotto, Matrimonio mistico di Santa Caterina di Alessandria, 1524. Olio su tela, cm 98 x 115. Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica

IL PRIMATO DI LORENZO LOTTO

Riprodurre le stoffe veneziane con quell’incantevole colore fu sicuramente un primato di Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1556-1557), uno dei geni del Rinascimento, la cui fama viene offuscata soltanto da una vecchia tradizione che vede il ‘500 come il secolo di Michelangelo, Raffaello e Leonardo. A sfatare questa leggenda bastano le quattro opere in mostra del veneziano, tutte dei primi Anni Venti. Nel Matrimonio mistico di Santa Caterina di Alessandria di Bergamo a predominare è il rosso della veste della Vergine, ma altrettanto interessante è lo sfondo, che mostra il committente e l’interno della sua casa, in modo particolare il pregiato tappeto sistemato sul bordo di una finestra. Dello stesso soggetto iconografico l’opera del museo ospitante, che ha nella veste della Vergine un interessante brano di pittura caratterizzato da una resa straordinaria della lucentezza di quel colore su quella precisa stoffa. La stessa intenzione si ritrova nella veste muliebre di seta rossa del Ritratto di Marsilio Cassotti e Faustina Assonica di Madrid, un ritratto che può sembrare sentimentale e privato, ma è indubbiamente pubblico e di rappresentanza, in cui la promessa d’amore che i due coniugi si rinnovano, uniti dal giogo di Cupido, pare più tendere a un’affermazione e a una risonanza sociale che al puro amore. Ciò non toglie che si tratti di uno dei primi e più interessanti ritratti di coppia del Rinascimento.

Giovanni Busi detto Cariani, Ritratto di Giovanni Benedetto Caravaggi, 1520-21. Olio su tela, cm 82 x 82. Bergamo, Accademia Carrara
Giovanni Busi detto Cariani, Ritratto di Giovanni Benedetto Caravaggi, 1520-21. Olio su tela, cm 82 x 82. Bergamo, Accademia Carrara

L’ESEMPIO DI SAVOLDO

Gli ultimi due dipinti in mostra hanno un soggetto tratto dai Vangeli, e l’uso del colore rosso assume precise scelte simbolico-iconografiche. Scarlatta è infatti la veste del Cristo portacroce dell’ultimo dipinto del Lotto, una figura che cerca di far sprofondare la superfice del dipinto, tanto il suo collo si spinge verso lo spettatore. Dal sangue alla meditazione, più intima è la dimensione del San Matteo e l’angelo dipinti da Giovanni Gerolamo Savoldo (Brescia, 1480 circa – post 1548), importante rinnovatore della pittura lombarda, in cui vediamo emergere dall’oscurità l’ispirato evangelista e la sua tunica di velluto di un rosso accecante.

Calogero Pirrera

Evento correlato
Nome eventoVenezia scarlatta: Lotto Savoldo Cariani
Vernissage14/03/2017 ore 18.30-22 inaugurazione e apertura straordinaria gratuita
Duratadal 14/03/2017 al 11/06/2017
AutoriLorenzo Lotto, Giovanni Gerolamo Savoldo, Giovanni Cariani
CuratoreMichele Di Monte
Generearte antica
Spazio espositivoGALLERIE NAZIONALI DI ARTE ANTICA DI ROMA - PALAZZO BARBERINI
IndirizzoVia Delle Quattro Fontane 13 - 00184 - Roma - Lazio
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Calogero Pirrera
Calogero Pirrera (1979) è uno storico dell’arte specializzato in arte moderna e contemporanea, videoarte, didattica museale e progettazione culturale. Vive attualmente a Roma. Ha collaborato con la cattedra di Istituzioni di Storia dell’Arte della Facoltà di Architettura di Valle Giulia, con alcune gallerie come Il Ponte Contemporanea e LipanjePuntin, oltre che con Festarte – Festival Internazionale di VideoArte, che lo vede impegnato nella mappatura globale dei festival di videoarte con la rubrica “International Contest”. Ha all’attivo alcune pubblicazioni che indagano l’arte antica come quella contemporanea. Tra le mostre curate si ricorda "Il Duomo di Milano dalla Lombardia all’Europa", ospitata presso il Duomo meneghino nel 2005 e il relativo catalogo. Ha scritto e scrive per EosArte, TribeArt e Artribune.