In Umbria la fotografia racconta i “paesaggi umani”. Intervista al direttore di Narnimmaginaria
Francesco Pileri, il direttore, ci racconta l'undicesima edizione del festival di fotografia indipendente che, tra ricerca artistica, nuovi autori, memoria e spiritualità, indaga l'ambiente in relazione all’uomo, come riflesso di storie e trasformazioni sociali
Parte in Umbria NARNIMMAGINARIA il festival di fotografia indipendente che si svolge nella cittadina umbra dal 2015 e che, dal 2022, si concentra sul tema dei paesaggi umani, esplorando il rapporto tra le persone e l’ambiente in cui vivono. Giunto alla sua undicesima edizione, abbiamo chiesto al direttore, appassionato di fotografia, Francesco Pileri, alla guida della manifestazione dalla sua prima edizione, di raccontarci di più sugli artisti in mostra, a partire dal titolo di quest’anno Attraversando paesaggi umani.
Intervista a Francesco Pileri, direttore di NARNIMMAGINARIA
Cominciamo proprio dal titolo, ci può dire di più sul concept di NARNIMMAGINARIA 2026?
Il punto è che NARNIMMAGINARIA si distingue per il suo andare oltre la semplice fotografia di natura o di paesaggio, Quello che ci interessa, come si evince dal titolo, è spostare il focus sulla relazione profonda, complessa, talvolta anche controversa e sofferta, dell’uomo con l’ambiente in cui vive. Insomma, l’idea è di andare oltre l’estetica per entrare nella sfera della socialità.
Ogni anno viene assegnato il premio Sator, organizzato dall’associazione da lei presieduta organizza con il sostegno del Comune, dell’Assemblea Legislativa della Regione Umbria e con la collaborazione della Beata Lucia ASP. Ce ne può parlare?
La Sator sostiene il festival da sempre e questo premio, dedicato a chi presenta il suo lavoro durante le letture portfolio che si fanno nei giorni del festival, è significativo perché promuove la giovane fotografia. L’anno successivo, infatti, il vincitore viene premiato con l’allestimento della sua mostra nell’ambito del festival. Si tratta, dunque, anche di un’occasione per dare continuità, anno dopo anno. Quest’anno presentiamo il progetto di Manuela Marotta (Maratea, 1976), vincitrice del premio Sator 2025.
Gli artisti invitati a NARNIMMAGINARIA
Proprio nella sede Sator è in mostra “Leaving e waving” di Deanna Dikeman, che ha fotografato la sua famiglia e l’ambiente circostante del Midwest dal 1985.
Esattamente. Leaving e waving è un progetto che Deanna Dikeman (USA, 1954) ha realizzato, in parte anche in Italia, proprio in queste zone. Si tratta di un lavoro concettuale ma allo stesso tempo spontaneo, in cui l’artista ha fotografato i genitori ogni volta che li salutava, al termine delle loro visite. È una ricerca sulla separazione e sul distacco, attraverso il semplice gesto dello “scattare” che, nel tempo, per lei è diventato un rituale. Il progetto, che qui esponiamo nella sua interezza, è poi cresciuto negli anni. Credo che Dikeman si sia resa conto della sua potenza quando è mancato suo padre. La prima e l’ultima foto della serie sono stampate in grande formato, mentre le altre sono stampate in formato 10 x 15 cm e sono poste su delle mensole in sequenza.

Chi è Fontanesi?
È un autore contemporaneo che mantiene l’anonimato ed è molto conosciuto tra i giovani. Pubblica fotografie su Instagram, dove conta circa 130.000 follower. Le immagini, dalla risoluzione medio-bassa, sembrano scattate con un telefono e sono poi assemblate in una sorta di collage. A un primo sguardo sembrano fotografie unitarie, ma osservandole meglio emerge la loro dimensione surreale. È un artista pop che non si prende troppo sul serio: non parla di sé e non rilascia dichiarazioni poetiche. Della sua identità non si sa nulla.

Nella chiesa della Beata Lucia è esposto Right to Believe del fotografo russo Fyodor Telkov, una serie che mi ha ricordato il cinema di Andrej Tarkovskij. Perché lo ha scelto?
Molti dei progetti selezionati provengono dal mondo dell’editoria fotografica. Fyodor Telkov (Russia, 1986) ha pubblicato questo lavoro in un’edizione molto limitata, esaurita in breve tempo, con Grani Edizioni, una piccola casa editrice italiana. Non riuscendo a procurarmi il libro, gli ho proposto di portare il progetto a Narni, la mia città, e lui ne è stato felice. Abbiamo lavorato insieme all’allestimento e selezionato le fotografie da esporre, includendo anche alcune immagini inedite rispetto a quelle pubblicate nel volume.

Nel complesso monumentale di San Domenico è esposto anche Geografia minore della Terra Santa di Nausica Giulia Bianchi, un progetto che comprende una fotografia particolarmente suggestiva con un ulivo. Qual è il tema della serie?
Il progetto della Bianchi (Genova,1978) è un viaggio tra Palestina, Israele e Egitto alla “ricerca di Dio”, tra chi crede e chi ha perso la fede. È un lavoro che affronta temi intimi attraverso l’esplorazione di luoghi e spazi oggi più che mai al centro dell’attenzione.

In una delle fotografie, alcuni sassi inseriti nel tronco di un ulivo sembrano evocare il peso di un corpo o una sofferenza interiore. Come si inserisce questa immagine nel progetto?
Il lavoro esposto è molto articolato ed è diviso in quattro capitoli, ciascuno con un titolo e una specificità.
Da quante fotografie è composto ciascun capitolo?
In mostra ci sono dieci fotografie per capitolo. È un progetto molto ampio e, per la prima volta in Italia, vengono presentati tutti e quattro i capitoli nella loro interezza.
Angela Madesani
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