Come l’abito racconta il corpo. Ne parla una grande mostra a New York
Fino al 10 gennaio 2027, una mostra al Metropolitan Museum di New York racconta il corpo – nudo, classico, ma anche disabile, vecchio e mortale – attraverso capi d’abbigliamento e opere d’arte
Già lo scorso novembre 2025 Artribune segnalava la prossima apertura delle Condé M. Nast Galleries con l’esposizione Costume Art avvenuta poi durante il Met Gala il 14 maggio seguente. Non si è trattato di un evento tra i tanti vista l’ubicazione degli spazi che sono stati ricavati sostituendo un giardino e il negozio di souvenir (per un totale di 1.100 mq) e si affacciano al piano terra direttamente nella Great Hall all’entrata del più celebre museo degli Stati Uniti. Quella che segue è una riflessione intorno a questa operazione che ha ora superato la metà del suo percorso: la mostra si conclude infatti il 10 gennaio 2027.

La mostra “Costume Art” al Met di New York
Per Costume Art il numero di visitatori stimato si aggira, ad oggi, intorno ai 600mila. Nel pannello introduttivo affisso all’ingresso delle Condé Nast Galleries compare al primo posto il nome dei coniugi Bezos, Jeff il fondatore di Amazon e la novella (seconda) sposa Lauren Sanchez: hanno donato 10 milioni di dollari a sostegno di questa esposizione che prevede l’esposizione di 400 oggetti: 200 tra capi e accessori affiancati da 200 opere d’arte provenienti dalle collezioni del Met. Come noto il gigantismo è una caratteristica americana, ma dimensione e qualità non sono necessariamente sinonimi. In questo caso? Non ci sono dubbi, la qualità della proposta è all’altezza. Questa mostra rivela tra l’altro l’ambizione complessiva di questa nuova sezione del Met, quella di proporre un cambio di prospettiva espositiva che fa della moda un elemento capace di ampliare la fruizione estetica del visitatore: “oltre la contemplazione distaccata, orientandola verso un’esperienza vissuta e incarnata; il corpo vestito emerge così non ai margini della storia dell’arte, ma nel suo nucleo generativo”.
La struttura della mostra “Costume Art” al Met
Non c’è un ordine cronologico e nemmeno una sequenza spaziale in Costume Art: anche se il termine “concettuale” è fastidiosamente abusato non c’è miglior scelta che definirla appunto “una mostra concettuale”. L’impalcatura teorica costruita dal curatore Andrew Bolton risulta nel suo insieme così efficace da produrre un repertorio di lemmi che chiunque si occupi di moda dovrebbe poter consultare. A questo scopo 12 tipologie corporee sono articolate intorno a due sezioni principali: la prima Bodily Being in Its Diversity comprende Naked and Nude Body, Classical Body, Abstract Body, Reclaimed Body, Pregnant Body, Corpulent Body e Disabled Body. La seconda Bodily Being in Its Universality comprende Epidermal and Inscribed Body, Anatomical Body, Vital Body, Aging Body, Mortal Body.
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Come l’abito racconta il corpo
Nel primo gruppo spiccano le sezioni dedicate al Corpo riappropriato, Corpo corpulento e Corpo disabile. Verso la fine del XX Secolo, la cultura visiva occidentale ha iniziato a destabilizzare l’ideale del corpo classico inserendo i principi dell’indeterminato, eccessivo, ambiguo e incompleto. Gli abiti qui presentati sfidano i paradigmi che hanno a lungo regolato l’aspetto fisico, in particolare quello femminile. Invece di levigare la figura, ricorrono a imbottiture, costrizioni, rigonfiamenti, distorsioni e frammentazioni, contestando le silhouette dominanti che associano la bellezza a simmetria e snellezza. I manichini esposti sono stati realizzati su misura, modellati su individui specifici. Imbottiture fuori posto, escrescenze rigonfie e strutture asimmetriche fanno del corpo un luogo di trasformazione anziché di risoluzione. Così il Corpo corpulento emerge non come dato biologico, piuttosto come una costruzione culturale insieme venerata e stigmatizzata: associata alla fecondità ma gravata da sospetti morali, la corpulenza ha condensato ansie sociali legate alla sessualità e alla riproduzione, così come alla classe, alla razza, al genere e al potere. Le statuette che accompagnano gli abiti esposti testimoniano il ruolo di forme femminili esagerate quali figure mediatrici tra l’umano e il sacro. La scelta operata da Bolton individua creazioni di designer contemporanei che hanno ripensato queste convenzioni morfologiche, riorientandone i significati verso l’autonomia, il piacere, l’ironia e l’autodeterminazione: lo hanno fatto utilizzando nylon trapuntato, fusioni in silicone, maglia elastica o plastica stampata. Come il Corpo Corpulento anche il Corpo con disabilità è stato a lungo soggetto a logiche di occultamento e correzione. Rompendo questo silenzio questa sezione mette in dialogo la moda con pratiche plasmate da diversità fisiche, sensoriali o cognitive.
Assenza e presenza del corpo nella mostra “Costume Art”
Nel secondo gruppo, sono le sezioni Corpo Anatomico, Corpo che invecchia e Corpo mortale a calamitare l’attenzione del visitatore. I capi scelti per Corpo Anatomico rendono visibile ciò che è comune a tutti ma solitamente invisibile: riproducono la muscolatura e le viscere come rilievi scultorei. Richiamando le indagini anatomiche rinascimentali, presuppongono una conoscenza intima della carne viva. Il Corpo che invecchia abbraccia la recente esplosione sociale di attenzione verso la terza e quarta stagione dell’esistenza che la moda abbraccia attraverso l’ironia e il pathos. Il culmine logico di questo excursus è il Corpo Mortale, affrontato attraverso l’abbigliamento da lutto, il memento mori e l’immagine cruda di teschi e scheletri. Il corpo è ridotto a segno ma permane: al contempo è assente, oggetto di memoria e indelebilmente presente. Come avrete di certo notato, non ho fatto riferimento ai brand a cui appartengono i capi selezionati, che sono tutti magnifici e magnificamente esposti. Non sono i brand difatti ad essere i protagonisti di questo percorso espositivo, ma il corpo. La distorsione mediatica legata ad un evento di pretese posh come il Met Gala può disorientare. Ma se il photocall è pura esibizione di stoffe in riferimento a un viso noto, in Costume Art il corpo appare come un luogo in cui la forma materiale converge con il significato sociale.
Aldo Premoli
New York // Fino al 10 gennaio 2027
Costum Art
Metropolitan Museum of Art (The Met), 1000 Fifth Avenue
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