Cos’è questo rave psichedelico in una galleria d’arte a Roma?
È Mattia Pajé l’artista visionario capace di trasformare lo spazio Supernova nello scenario per un party in piena regola. Libero, trasgressivo, disinibito e, proprio per questo, motore del pensiero e incubatore di relazioni, momento essenziale di resistenza e sana ribellione all’omologazione
Proprio in linea con l’immaginario che descrive e l’atmosfera che evoca, si può visitare solo dopo il crepuscolo That’s all Falks, progetto site specific realizzato da Mattia Pajè (Melzo, 1991) per Supernova a Roma. Un’esperienza immersiva che catapulta i visitatori in uno scenario surreale, post apocalittico, il day after un rave party, i cui ultimi partecipanti giacciono esausti ai piedi delle avvolgenti installazioni fluo, scenario ideale in queste situazioni. Come al termine di una festa psytrance anche nello spazio indipendente trasteverino si viene guidati, lungo il percorso curato da Niccolò Giacomazzi, dal suono monocorde e ipnotico emesso dai generatori a benzina, staccati dopo aver pompato musica per ore.

Lo stato di meditazione indotto dal progetto di Mattia Pajè a Supernova
La vibrazione unita alle psichedeliche immagini frattali, di cui è completamente rivestito l’ambiente, opere dall’artista ucraino Shiva Om – specializzato in decorazioni per feste -, inducono uno stato di stupore e meditazione che, percorrendo lo spazio fino in fondo, culmina nelle segrete, dove acquista il sapore di un’epifania al palesarsi – a dir poco inatteso – del Gabibbo, in una versione dimessa, piccola, sopraffatta. Apparizione che, come una rivelazione al risveglio da un sogno, permette di cogliere il senso di tutto il progetto.
A Roma “That’s All Falks” si rivela un racconto individuale e collettivo
That’s All Falks è un racconto individuale e allo stesso tempo collettivo. Perché, da una parte si nutre delle memorie dell’artista, che da bambino guardava i cartoni animanti Looney Tunes e da adolescente frequentava le feste psytrance, spazio di condivisione, espressione e creatività; salvo poi trovare il giorno dopo ristoro in una salvifica dose di paracetamolo; tanto essenziale da diventare oggi materia delle sue sculture. Dall’altra, narra la storia di chi, cresciuto negli Anni Novanta, nell’era Berlusconi, sa che oggi di quel periodo si continua a pagare lo scotto, sotto forma di una lenta, subdola ma inesorabile, erosione degli spazi di libertà.
L’importanza della festa come forma di resistenza nella visione di Mattia Pajè a Supernova
Pajé stesso rivela come l’idea della mostra sia nata dopo il primo atto normativo dell’esecutivo del Governo Meloni che ha introdotto norme più severe contro i raduni musicali non autorizzati. Un decreto la cui reale portata si può comprendere a pieno solo pensando, come scriveva Alfonso Maria Di Nola, che “ogni festa è una forma di resistenza al nulla” perché il party “resta uno degli ultimi atti antropologici che una comunità può compiere verso se stessa, un gesto che rievoca quanto l’uomo non voglia scomparire” e abbia bisogno di esistere e sentirsi parte di una comunità. Allora si palesa tutta la dimensione politica e sociale del progetto, in cui anche le delicate sculture in paracetamolo che – nella posa supina, inerme ricordano i cosiddetti rimastini, ultimi reduci delle feste – acquistano un significato più ampio, rimandando alla strumentalizzazione violenta che di party, raduni e manifestazioni è stata fatta negli ultimi anni, in particolare dopo la strage al Festival Supernova del 2023 che ha incendiato il conflitto di Gaza.

Un invito ad andare oltre la superficialità
Un fluire di pensieri in cui il Gabibbo, attonito e ristretto, a mio parere (perché l’artista non si pronuncia), si può considerare come una presenza positiva dal momento che, nel suo essere sconfitto, potrebbe invitare al superamento di quella superficiale estetica pop che, alimentata proprio da una certa televisione (e poi da molto altro), ha fatto dell’azzeramento del pensiero critico, per non dire pensiero in toto, una missione e un valore.
A coronamento impeccabile del percorso il testo critico, non solo interessante e ricco di spunti ma anche confezionato dal brillante Niccolò Giacomazzi come un vero e proprio bugiardino del noto medicinale, ribadendo con grande ironia il potente valore taumaturgico dell’arte e delle feste.
Ludovica Palmieri
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