Musei oltre il museo. Ecco come le istituzioni culturali di Torino vanno a cercare nuovo pubblico 

Video musicali, degustazioni, eventi: i musei possono essere anche altro da loro stessi, se si valorizza il patrimonio e non lo si danneggia. A Torino ci sono alcune buone pratiche da scoprire e ricordare

Oltre all’orario di chiusura, e non solo: lo spazio museale è punto d’aggregazione urbano per chi ama l’arte, ma può diventare anche luogo per incontri ed eventi, per dialogare con altri mondi, e sviluppare progetti che valorizzino eccellenze come ad esempio l’enogastronomia. Su questa tematica Torino pare avere le idee ben chiare, con numerosi musei in cui la funzione espositiva convive con forme di utilizzo che ne modificano i tempi e le modalità di accesso. Negli ultimi mesi si stanno moltiplicando all’ombra della Mole le possibilità di aggirarsi tra le sale in momenti diversi, in un circolo virtuoso che ridisegna le attività da fare in città. 

Il museo come set 

Un precedente che ha contribuito a definire il perimetro di questa discussione risale al 2013, quando Fabri Fibra girò parte del videoclip del singolo Pronti, partenza, via! nel Museo Egizio. L’operazione rientrava in una strategia più ampia di utilizzo di spazi culturali come scenari per produzioni audiovisive, e fu raccontata dalla stampa come un esempio della crescente intersezione tra patrimonio storico e linguaggi contemporanei, con riprese effettuate anche alla Reggia di Venaria e in altri luoghi istituzionali. Una prima volta per l’Italia, ma non un unicum in Europa: pochi anni dopo, infatti, fu il Louvre a prestarsi come set per il video di Apeshit, firmato da Beyoncé e Jay-Z (come The Carters), con i due artisti e un corpo di ballo che occupano le sale vuote del museo, muovendosi tra opere iconiche come la Gioconda, la Venere di Milo e la Nike di Samotracia. 

La terza edizione del Salone del Vermouth nel Museo del Risorgimento di Torino 

In quello che fu il primo parlamento italiano, e che oggi è Museo Nazionale del Risorgimento, ormai da alcuni anni trova spazio il Salone del Vermouth. L’edizione 2026, che celebra i 240 anni dalla nascita del Vermouth a Torino, si è svolta all’interno di sale dedicate del museo, con un accesso distinto rispetto al percorso espositivo completo. Il format riunisce produttori, operatori e pubblico in uno spazio circoscritto, configurandosi come piattaforma di incontro e racconto. Oltre trenta realtà, tra marchi storici e produttori emergenti, presentano le proprie etichette e guidano il pubblico nella degustazione, mentre un programma parallelo di talk, masterclass e momenti di approfondimento costruisce un percorso culturale che affronta la storia del Vermouth, la nascita del rito dell’aperitivo e le sue declinazioni contemporanee. L’elemento rilevante è la relazione che si instaura con l’istituzione che ospita l’evento. Il museo non viene attraversato nella sua interezza, ma affiancato da un dispositivo temporaneo che ne occupa una porzione definita. La connessione tra le due dimensioni è affidata a un percorso specifico, accessibile separatamente, che permette di rientrare nel museo attraverso una visita guidata tematica, Un Museo, mille storie: il Risorgimento è servito!, progettata per intrecciare la narrazione storica con la cultura torinese legata al Vermouth. Si crea così una doppia modalità di accesso: da un lato l’evento, dall’altro il museo, con la possibilità di passare da uno all’altro senza che le due esperienze si sovrappongano completamente. È una forma di coesistenza che mantiene la distinzione tra funzioni, ma introduce un punto di contatto. Accanto al Salone, anche alcuni eventi del Fuori Salone hanno coinvolto i musei e i palazzi storici. Tra queste, la visita serale a Palazzo Reale organizzata in forma guidata, con accesso agli ambienti storici in orario non ordinario e conclusione con un aperitivo a base di Vermouth.  

La Start Up che porta in pinacoteca (e non solo) 

Su un piano diverso si inserisce l’attività di Pop Up, start up fondata da Fabrizio Bocca, che lavora su alcuni dei principali spazi culturali torinesi rendendoli disponibili per eventi privati progettati su misura. Nel portfolio rientrano la Pinacoteca Agnelli, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, il Museo Nazionale dell’Automobile e palazzi storici come Palazzo Saluzzo Paesana. Gli ambienti vengono aperti a funzioni che normalmente si svolgono altrove — conferenze, cene aziendali, presentazioni, occasioni private — mantenendo anche il contesto originario: opere, allestimenti e architettura possono essere infatti parte  integrante dell’esperienza. Gli eventi vengono costruiti in relazione allo spazio, tenendo conto della sua configurazione e della sua storia.

Alla Pinacoteca Agnelli, l’accesso alla pista del Lingotto e agli spazi espositivi introduce ad uno dei luoghi simbolo della trasformazione industriale torinese. Alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, le sale progettate da Claudio Silvestrin consentono configurazioni diverse mantenendo leggibile l’impianto espositivo. Al Museo Nazionale dell’Automobile, la collezione e l’allestimento scenografico diventano parte del contesto in cui si svolgono gli eventi. A questo si aggiunge la gestione delle caffetterie interne — FIATcafé500, STELLAcafé e MAUTOcafé — che rendono questi spazi frequentabili anche al di fuori della visita, introducendo una dimensione di permanenza più estesa, in una Torino che ancora una volta non teme di estendere l’utilizzo dei propri spazi espositivi a utilizzi profani, e proprio per questo entusiasmanti nel loro ossimoro con le opere. 
 
Federico Silvio Bellanca 

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Federico Silvio Bellanca

Federico Silvio Bellanca

Classe 1989, scrive per diverse testate italiane (Gambero Rosso, Forbes). In ambito enogastronomico ha firmato diversi libri editi "Il Forchettiere" e "Giunti". Ha condotto e produtto per WineTv (canale 815 di Sky) varie trasmissioni a tema distillati.

Scopri di più