La mostra di Kerry James Marshall a Londra è una celebrazione dell’identità nera 

Dimostrando una grande conoscenza della storia dell’arte, l’artista statunitense ne cambia il paradigma e mette al centro i corpi neri. La Royal Academy si trasforma, così, in un teatro di rivendicazione politica, sociale e culturale

The Histories, la mostra di Kerry James Marshall (Alabama, 1955) alla Royal Academy di Londra, è la più ampia retrospettiva mai organizzata nel Regno Unito sull’artista americano e riunisce oltre 70 opere realizzate dal 1980 a oggi. Marshall mostra una profonda conoscenza nell’approccio alla storia dell’arte: dal ritratto al paesaggio, alla pittura storica, ricrea, riorganizza e reinventa filoni, si occupa di narrazioni bibliche e mitiche, simbologie, animali, soggetti storici, attinge alla diaspora africana e alla storia, insistendo sulla complessità e non sul significato rapido dell’arte (tipico degli Anni ’40-’50). Curata tra gli altri da Mark Godfrey e Adrian Locke, la mostra londinese è organizzata in nove sezioni tematiche che raccontano la critica artistica di Marshall alla marginalizzazione nel canone occidentale della visibilità del corpo nero. 

Il corpo nero nell’arte di Kerry James Marshall 

Le sue composizioni sovvertono i codici includendo soggetti neri, rivendicandone la visibilità trascurata e rendendoli icone di presenza, resistenza e affermazione culturale dominante. Reinventa con media diversi la tradizione occidentale della storia artistica includendo nelle sue tele soggetti neri (Black Body) che diventano centrali. Il corpo nero diventa segno identitario e politico nelle visive narrazioni stratificate che passano dalle tragedie storiche alle pratiche quotidiane, a momenti di festa e comunità, a incontri intimi, a scene d’amore (Could This Be Love, 1992; Slow Dance, 1992-93), a momenti di relax in luoghi aperti o musei che diventano luoghi di inclusione. Il tutto in maniera meticolosa e pittoresca, con simbologie religiose e rimandi di ogni genere: il corpo nero esiste, occupa spazio e si impone allo sguardo del visitatore.  

La mostra di Kerry James Marshall a Londra 

Grandi tele mostrano scuole d’arte, studi e musei come la Royal Academy stessa (Untitled-Underpainting, 2018): gli artisti neri studiano, producono e il museo diventa il deposito delle loro meraviglie. Ritratti nel loro lavoro devono parimenti prendere una decisione sul volume degli oggetti, il colore e la tecnica. Marshall trasforma la tradizione centrandola con personaggi neri, portatori di conoscenza e significati che diventano a loro volta produttori attenti e consumatori. L’attenzione è tutta sulla figura che non è subordinata al contesto narrativo. L’isolamento iconografico delle figure nere richiama i ritratti classici, ma ne ribalta in maniera emblematica i protagonisti. 

Rendere qualcuno visibile attraverso la pittura 

La lettura del romanzo “Uomo invisibile” di Ralph Waldo Ellison (1952) diventa lo spartiacque e codifica Marshall come pittore figurativo di corpi neri (Invisible Man, 1986). Le sue figure dallo sguardo diretto, ma mesto sono allo stesso tempo personaggi individuali ed esempi di un’oscurità enfatica, reale e retorica e come tali provocano domande più ampie sull’idea delle figure nere nell’arte. Il protagonista di Ellison è invisibile solo perché la gente si rifiuta di vederlo: Marshall lavora sul concetto di visibilità e visualità, tra nero e nero, una questione di rappresentazione tra etica ed estetica. 

Tutte le possibilità del nero di Marshall 

Marshall usa vari pigmenti per rappresentare i colori della pelle, la stratificazione o il posizionamento fianco a fianco; nero avorio, nero Marte e nero carbonio, mescolandoli con altri colori (anche il giallo d’uovo, come Giotto) per rendere il nero completamente cromatico (Untitled, 2009; Untitled 2008). I suoi neri sono complessi, ma leggibili e raramente usa le gradazioni dei marroni dei veri toni della pelle. Le Vignettes sono incorniciate da un rosa acceso e costellate di scene bucoliche con rimandi continui alla natura (#12 e #13, 2008) la cui centralità sono sempre personaggi neri nel loro vivere quotidiano; i piedi non sono mai scalzi. I quattro grandi Souvenirs (I, 1997; II, 1997; III, 1998; IV, 1998;) sono ambientati in dimore della middle-class, ricordano l’assassinio di Kennedy e di M. L. King, e onorano, tra angeli domestici con ali glitterate, i martiri e gli attivisti, ricordando la rinascimentale Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele come buon auspicio. 

L’installazione alla Royal Academy di Londra 

L’installazione drammatica Wake (2003 – in corso) ricorda quella della Biennale di Venezia del 2003: ma la barca a vela (di schiavi abbandonati in un mare di squali) appoggia oggi su un lucido piano di perspex nero (anziché cemento grigio) e i medaglioni con i nomi e le immagini di famosi afroamericani sono aumentati. Il tutto nel rispetto della rivendicazione storica della visibilità dell’esperienza afroamericana e della critica alla storia dell’arte come spazio selettivo escludente della negritudine. 

Cristina Zappa 

The Histories, Kerry James Marshall

Royal Academy, Londra
Fino al 18 gennaio

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Cristina Zappa

Cristina Zappa

Di formazione classica, giurista con una laurea magistrale in diritto civile (Università Cattolica, Milano) e una laurea biennale in Arti visive e studi curatoriali (Naba, Milano). Come critica d’arte ha recensito articoli per D’Ars magazine e per Alfabeta 2, ha…

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