Se la realtà è così atroce è anche colpa degli artisti?

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Tremila sedie vuote in un campus della James Madison Academy, negli Stati Uniti. Performance artistica? No, una cruda fotografia degli effetti delle stragi nelle scuole d’oltreoceano

La scena è di quelle che non puoi scordare. Osservatela bene: un professore con tanto di tocco e toga tiene un importante discorso davanti a una platea fantasma di tremila sedie bianche e vuote nel curatissimo campus dell’americana James Madison Academy. Che dire? Certo, non può che essere l’installazione di un grande artista. E pure capace di toccare le paure più nascoste dell’America di oggi, ma forse non solo: il senso dell’insegnamento, il vuoto delle parole, una certa atmosfera di morte e di spaesamento – con in più quella sfumatura magistrale di simulazione, dato che tutto sembra una perfetta messinscena…

LE STRAGI NELLE SCUOLE AMERICANE

Sì, giusto – praticamente esatto, tranne che per una cosa: che non si tratta affatto di un’opera d’arte, e che non è stato un artista a realizzarla. Tutto è infatti nato da Patricia e Manuel Oliver, due coniugi che persero il figlio, Joaquin, nella strage alla scuola di Parkland, in Florida, nel 2008 – una delle tante, si direbbe, dato che solo nel 2020 le vittime di questo genere di episodi ammontano a 3.044. Per sensibilizzare l’America a mobilitarsi per fermare queste odiose stragi di giovani, che troppo spesso hanno luogo in licei e campus universitari, i coniugi Oliver, con la loro associazione “Change the Ref”, hanno organizzato questa gigantesca scenografia intitolata The Lost Classcioè la “classe perduta” di giovani vittime che non hanno potuto vivere il giorno del diploma, dato che sono state uccise prima. “Abbiamo perso nostro figlio tre mesi prima che si diplomasse”, hanno commentato gli Oliver, “conosciamo esattamente cosa si prova a essere lì a ricevere il diploma. Proprio per questo sappiamo cosa stanno vivendo migliaia di genitori come noi”.

Agli artisti che si lamentano che l’arte di oggi non sa prendersi carico della realtà che la circonda, forse, si dovrebbe ricordare che, se l’arte si è ridotta così, la colpa è anche loro”.

Il gruppo ha pertanto messo in piedi la cerimonia, con tanto di palco, microfoni, luci e distesa di sedie vuote, tutte per onorare i “nuovi diplomati” della fantomatica James Madison Academy. Ma non si è limitato a questo: per tenere un bel discorso a questi “assenti” ha invitato come keynote speaker nientemeno che David Keene, ex presidente della National Rifle Association (NRA), la potente lobby delle armi, e John Lott, scrittore trumpiano e sostenitore del diritto all’autodifesa. Così, quando il 24 giugno scorso i due sono saliti sul palco a parlare in favore del Secondo Emendamento e del diritto di difendersi con le armi, non hanno capito che gli studenti erano assenti non a causa della pandemia, ma che quella platea vuota era lì solo per loro, a ricordare le vittime della loro stessa sconsiderata politica.

GLI ARTISTI OGGI

In realtà, l’università James Madison non è mai esistita: il nome era solo una beffa per ricordare il presidente degli USA che nel 1789 aveva introdotto proprio quel fatale emendamento.
Agli artisti che si lamentano che l’arte di oggi non sa prendersi carico della realtà che la circonda, che non riesce a incidere sulle coscienze, che è diventata un orpello per miliardari globali, forse, si dovrebbe ricordare che, se l’arte si è ridotta così, la colpa è anche loro. Forse, li si dovrebbe consigliare di guardarsi intorno: intorno non c’è più una folla di spettatori passivi, in attesa di contemplarli o magari osannarli, ma un numero sempre crescente di attori in grado di impugnare la realtà, per sgradevole che sia, e di trasformarla in una immagine – come quella potentissima che avete sotto gli occhi.

(Devo la segnalazione di questo enactment a Jacopo Bedogni)

Marco Senaldi

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #63

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Marco Senaldi
Marco Senaldi, PhD, filosofo, curatore e teorico d’arte contemporanea, ha insegnato estetica e arte contemporanea in varie istituzioni accademiche tra cui Università di Milano Bicocca, IULM di Milano e Accademia di Brera. Ha curato mostre internazionali fra cui "Critical Quest" (1993), "Cover Theory" (2003), "Il marmo e la celluloide" (2006), "Fuori Fuoco – visioni video" (2012). Ha pubblicato numerosi saggi mettendo a confronto filosofia, cinema e arte, tra cui "Enjoy! Il godimento estetico" (2003, 2006 II ed.), "Doppio sguardo. Cinema e arte contemporanea" (2008), "Arte e Televisione. Da Andy Warhol a Grande Fratello" (2009), "Definitively Unfinished. Filosofia dell’arte contemporanea" (2012), "Obversione. Media e disidentità" (2014) e recentemente "Duchamp.La scienza dell’arte" (2019). È autore televisivo di programmi culturali per Canale 5, Italia Uno e RAI Tre e sta realizzando il programma a puntate "Genio & Sregolatezza su arte e storia in Italia" per RAI Storia; suoi articoli sono apparsi su il manifesto, Corriere della Sera, D-donna – la Repubblica, Interni, Alfabeta2 ; collabora dagli Anni Novanta con Flash Art; firma la rubrica “In fondo in fondo” su Artribune.