Lo scandalo Taiwan alla Biennale di Venezia: l’artista è accusato di stupro

L’artista taiwanese Sakuliu Pavaljung è finito al centro di una serie di accuse di aggressione e violenza sessuale emerse il mese scorso, in seguito alle quali è stata aperta un’indagine. Sospesa anche la sua partecipazione a Documenta 15

58. Biennale d'Arte di Venezia, 2019. Padiglione Taiwan. Shu Lea Cheang
58. Biennale d'Arte di Venezia, 2019. Padiglione Taiwan. Shu Lea Cheang

Scandalo Taiwan: l’artista Sakuliu Pavavaljung non sarà più protagonista dell’Evento Collaterale promosso da Taiwan alla 59esima Biennale di Venezia in seguito a una serie di accuse di aggressione e violenza sessuale emerse il mese scorso. Ad annunciarlo è il Taipei Fine Arts Museum (TFAM), che ha commissionato l’evento, su decisione del Taiwan Pavillion Nomination Committee e di un advisory group creato per l’occasione con rappresentanti del Pavillion, esperti di genere, avvocati e il museo. “Il TFAM è sempre stato orgoglioso di promuovere lo sviluppo di un alto standard professionale nell’arte, e ci opponiamo alla violazione dei diritti individuali”, si legge nella dichiarazione. “A seguito della diffusione di questi avvenimenti all’interno del mondo dell’arte, il museo ha preso questa decisione per proteggere l’immagine diplomatica di Taiwan a livello internazionale ed evitare di allontanare il dibattito dall’arte”. Non ci sono indicazioni su chi prenderà il posto in Biennale dell’artista 61enne, tra le principali voci della comunità indigena di Taiwan, ma l’evento ci sarà comunque. Nel frattempo Documenta 15 ha annunciato la sospensione della partecipazione di Sakuliu Pavavaljung in attesa di “acquisire un quadro più completo della situazione”, rimarcando la propria contrarietà a ogni forma di violenza e sottolineando la serietà delle accuse.

Sakuliu Pavavaljung CC Taipei Fine Arts Museum
Sakuliu Pavavaljung CC Taipei Fine Arts Museum

LE ACCUSE DI AGGRESSIONE E VIOLENZA SESSUALE CONTRO SAKULIU PAVAVALJUNG 

Le prime accuse risalgono al 16 dicembre 2021, quando l’artista Kuo Yu-ping ha postato su Facebook il racconto di una anonima diciannovenne che diceva di essere stata stuprata da un artista indigeno Paiwan – una delle etnie degli abitanti originali dell’isola di Taiwan – di cui era fan, chiamato Kulusa, nome in cui molti hanno visto un gioco di parole di Sakuliu. A questa prima dichiarazione hanno fatto seguito altre accuse di aggressione sessuale e molestie contro di lui da parte di altre donne: sempre su Facebook, si è unita alle denunce l’artista Yu Yue Lien, che ha dichiarato come l’uomo l’avesse aggredita e avesse tentato di violentarla nel 2006 a Taitung. In risposta al crescente rumore mediatico, e all’apertura delle indagini sull’artista, lo studio di Sakuliu Pavavaljung ha divulgato una nota in cui nega tutti i capi d’accusa, cosa che l’artista ha rimarcato in un’intervista. Secondo quanto riporta il media locale Taiwan Focus, lo stesso a cui Sakuliu ha rilasciato l’intervista per dirsi estraneo ai fatti, il consigliere comunale di Taipei Huang Yu-fen ha accusato in conferenza stampa l’uomo di aver tentato di zittire la prima presunta vittima: la partner dell’artista avrebbe cercato di convincere l’adolescente ad accettare un accordo legale e rimanere in silenzio, insistendo più volte sull’influenza globale del TFAM. L’avvocata della vittima ha quindi detto che la giovane, dopo essere stata persuasa da terzi a non parlare, aveva ceduto a un settlement agreement. Ora non resta che aspettare la prosecuzione delle indagini. 

-Giulia Giaume 

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.