Il Museo nazionale archeologico ed etnografico Giovanni Antonio Sanna di Sassari riapre il Padiglione Clemente con la mostra che riunisce una serie di reperti e manufatti reinterpretati dall’allestimento dello stilista Antonio Marras.

Antonio Marras (Alghero, 1961), stilista e designer di fama internazionale, ama sperimentare, insieme alla moda, diversi linguaggi ‒ letteratura, musica, danza, cinema, arti visive ‒, elaborando un linguaggio identitario e multiculturale, trasversale e interdisciplinare. Nelle sue sfilate rivivono personaggi legati alla cultura sarda e non solo, quali Adelasia di Torres, Eleonora d’Arborea, Tina Modotti, Amelie Posse Bràzdova, Costantino Nivola e Antonio Gramsci.
Sempre a Sassari, nel 2003, con la mostra Il Racconto della Forma al Museo Masedu, lo stilista ha esposto un’antologia del suo percorso creativo. Recentemente, con un cortometraggio per la presentazione della collezione 2021 utilizzato per durante la Milano Fashion Week, ha promosso la valorizzazione del grande complesso nuragico di Barumini.

IL MUSEO SANNA DI SASSARI

Chiuso per lavori da oltre tre anni, il Museo Nazionale G. A. Sanna di Sassari riapre, nel Padiglione Clemente, con una mostra allestita dallo stilista algherese. Il percorso espositivo include numerosi reperti archeologici della collezione museale, beni storico-artistici, oggetti e materiali demo-antropologici ed etnografici della Sardegna provenienti dalla Collezione Gavino Clemente.
La Ditta Fratelli Clemente, di cui Gavino era direttore artistico, attiva a Sassari dal 1870, ricevette premi e riconoscimenti nelle esposizioni nazionali e internazionali durante gli ultimi tre decenni dell’Ottocento, senza dimenticare l’Esposizione Internazionale di Parigi del 1900. Gavino Clemente era anche un collezionista e studioso di oggetti popolari. Gli arredi in stile sardo déco dei Fratelli Clemente furono presentati e premiati all’Esposizione Internazionale di Torino nel 1911 e, apprezzati dai critici, furono pubblicati in The Studio e in un numero speciale de L’Artista Moderno.

Sulle tracce di Clemente, Installation view at Padiglione Clemente, Museo G.A. Sanna, Sassari 2021, photo Daniela Zedda
Sulle tracce di Clemente, Installation view at Padiglione Clemente, Museo G.A. Sanna, Sassari 2021, photo Daniela Zedda

ANTONIO MARRAS E LA TRADIZIONE SARDA

All’ingresso alla mostra una altissima figura femminile accoglie lo spettatore, è un’installazione costruita con una moltitudine di gonne da abiti tradizionali sardi, che richiama l’archetipo delle janas, fate delle leggende sarde. Segue un salotto in stile sardo (in origine proveniente dalla Casa Dessena a Sassari) del mobilificio Clemente, mentre il divano e le poltroncine sono rivestite con un tessuto che riprende i colori e i motivi dell’abito tradizionale di Desulo. In alto campeggia il luminoso ritratto di Gavino Clemente realizzato nel 1916 dal pittore boemo Oskar Brádza, sposato alla scrittrice svedese Amelie Posse, che nel suo diario Sardinian sideshow scrisse del proprio esilio con il marito in Sardegna nel 1915-16. Più avanti i busti in marmo di G. A. Sanna e Zely Sanna Castoldi osservano il dipinto, esposto nel 1913 alla I Mostra della Secessione Romana, dall’atmosfera esotico-fiabesca, Mattino in un villaggio sardo (1912) di Giuseppe Biasi, il pittore più importante del primo Novecento in Sardegna. Le pareti sono dipinte in nero e illuminate da luci artificiali per tutto il percorso espositivo.
Proseguendo, in una spaziosa sala, alle pareti alcune teche espongono reperti archeologici quali ceramiche, bronzetti nuragici, gioielli, utensili, mentre al centro, in una “gabbia” disposta su un lunghissimo tavolo in metallo, spicca una moltitudine di anfore, ceramiche e vasellame di varie epoche, dal Paleolitico al Medioevo.
Inquadrando il codice QR posizionato accanto alle opere, lungo il percorso si possono ascoltare i racconti di Bianca Pitzorno, Antonella Anedda, Flavio Soriga, Marcello Fois, Francesco Abate ed Elvira Serra ispirati ai manufatti esposti.

LA SARDEGNA E LA CULTURA

La sala successiva, di tipo “fanta-etnografico” e più piccola della precedente, riunisce una serie di manichini che indossano gli accessori del vestiario femminile tradizionale sardo, ma che l’estro creativo dello stilista ha volutamente stravolto rispetto al loro uso quotidiano. Questi manichini così addobbati assumono le sembianze di janas ammaliatrici, le gonne diventano copricapi, i corpetti vengono indossati al rovescio, tutto viene decostruito e reinterpretato allo scopo di rielaborare la cultura millenaria sarda attraverso le stratificazioni di varie culture dei popoli che si sono succeduti sull’isola, valorizzando così il patrimonio museale e mettendo in dialogo diverse forme culturali. Al piano superiore altre teche, al centro una lunga processione di camicie, nella parete accanto tantissime gonne tradizionali con la plissettatura, tenute aperte e appese come grandi ventagli.
In tutta la mostra non compare alcuna etichetta o didascalia, gli oggetti sono accumulati come nel negozio di un rigattiere o nella casa di un collezionista compulsivo, lo spettatore è lasciato libero di osservare e interpretare. La tradizione non appartiene solo al passato, ma è presente e quindi futuro, è sempre in divenire, e Antonio Marras in questo suo estroso allestimento ha reso concrete le parole della poesia Noi siamo sardi di Grazia Deledda: “Noi siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi, / romani, arabi, pisani, bizantini, piemontesi. // Siamo le ginestre d’oro giallo che spiovono / sui sentieri rocciosi come grandi lampade accese. // Siamo la solitudine selvaggia, il silenzio immenso e profondo, / lo splendore del cielo, il bianco fiore del cisto. // Siamo il regno ininterrotto del lentisco, / delle onde che ruscellano i graniti antichi, / della rosa canina, / del vento, dell’immensità del mare. // Siamo una terra antica di lunghi silenzi, / di orizzonti ampi e puri, di piante fosche, / di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta. // Noi siamo sardi”.

Alessio Onnis

Evento correlato
Nome eventoSulle tracce di Clemente
Vernissage18/06/2021
Duratadal 18/06/2021 al 18/06/2022
AutoreAntonio Marras
Generiarcheologia, inaugurazione
Spazio espositivoMUSEO NAZIONALE ARCHEOLOGICO ED ETNOGRAFICO GIOVANNI ANTONIO SANNA
IndirizzoVia Roma, 07100 - Sassari - Sardegna
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Alessio Onnis
Alessio Onnis (San Gavino Monreale, 1979) è un artista. Vive tra Guspini (VS) e Sassari. Formazione: Accademia di Belle Arti di Sassari. Si interessa principalmente di pittura e incisione. Ha partecipato a numerose mostre, tra cui: 2010 – Roma, La Città dell’Acqua, “Concorso d'Arte Internazionale Centro-Periferia”, a cura di Federculture; 2008 - Ancona, Mole Vanvitelliana, "Arrivi e Partenze. Italia", a cura di Alberto Fiz e Walter Gasperoni; 2007 - Nuoro, MAN Museo d'Arte della Provincia di Nuoro, "Sala 1 - Cruel Fairy Tales (Fiabe crudeli)", a cura di Roberta Vanali; 2004 - Milano, Show Room Elena Mirò, "Morbidamente Donna", a cura di V. Sgarbi; 2003 - Acqui Terme (AL), "Premio Acqui, VI Biennale Internazionale per l'Incisione"; 2002 - Imbersago (LC), Fondazione Corrente, "Premio Marlotti-Imbersago, VII edizione". Ha lavorato anche come docente e consulente storico artistico presso istituzioni pubbliche. Precedentemente ha collaborato per Exibart e dalla sua nascita con Artribune.