Lugano. Una capsule collection dalla raccolta Olgiati

La collezione Olgiati schiude le sue porte all’interno del MASILugano, guidando il pubblico alla scoperta di una mostra che accende i riflettori sulla materia.

Quanto a misurare di contrasto alla pandemia, lo stato di confusione in cui versa la Confederazione Elvetica ‒ come qualsiasi altro Paese europeo ‒ è esemplificato da quel che accade a Lugano.  Per le strade del centro cartelli ben posizionati ‒ realizzati nella seducente grafica che caratterizza le comunicazioni pubbliche di questo luogo ‒ indicano slarghi dove la mascherina di protezione è obbligatoria, senza soluzione di continuità però a percorsi dove è facoltativa, poi di nuovo obbligatoria al prossimo slargo e di nuovo facoltativa… risultato? Ognuno si comporta come gli aggrada e così sia.

LA MOSTRA DELLA COLLEZIONE OLGIATI

Nello spazio antistante al Museo LAC, ad esempio, la mascherina dovrebbe essere obbligatoria. E difatti il LAC è chiuso. Ma non lo è Fondazione Olgiati (i due ingressi distano 150 metri), che pure fa parte, esattamente come il LAC, del MASILugano. Ne consegue che sull’ingresso serrato del LAC spicca il manifesto di Terre che rimanda alla mostra adiacente.
Il manifesto riprende un quadro del 1958 di Antoni Tàpies esposto insieme ad altre 21 opere realizzate in uno spazio di tempo compreso tra il, 1926 e il 2014. Ma andiamo con ordine.
La mostra si potrebbe definire una capsule collection della più ampia collezione di Giancarlo e Danna Olgiati, al cui centro stanno un nucleo di opere futuriste e un altro dedicato all’Arte Povera. Non c’è solo questo ovviamente in ciò che hanno collezionato questo appassionato avvocato italo-svizzero e la sua consorte, già gallerista della modenese Fonte d’abisso. Di certo si tratta per l’Europa della più importante collezione privata di arte prevalentemente italiana del Novecento. Delle 200 opere date in usufrutto dagli Olgiati all’istituzione elvetica, 76 sono state donate e sono ora raccolte nello spazio adiacente al LAC. Con cadenza semestrale da questo nucleo si ricavano le opere per una collettiva e una personale.

Arturo Martini, Violoncellista, 1931 ca.. Collezione Giancarla e Danna Olgiati, Lugano
Arturo Martini, Violoncellista, 1931 ca.. Collezione Giancarla e Danna Olgiati, Lugano

LE OPERE E GLI ARTISTI IN MOSTRA A LUGANO

Terre prende il via da cinque dipinti di Zoran Mušič dove dominano, esattamente come nel lavoro di Tàpies, i colori della terra. Dalla pittura si passa poi all’informale per raggiungere una incontrollabile esplosione polimaterica: che si tratti di Dubuffet, Licini, Vedova o Burri, per arrivare ai materiali “cosmici” di Mattiacci e Kiefer accostati al coloratissimo meteorite senza gravità realizzato in cartapesta da Franz West. Spiccano sopra agli altri alcuni piccoli lavori come il Violoncellista realizzato in terra refrattaria nel 1931 da Arturo Martini e il gesso dipinto Deux Oiseaux (1926) di Max Ernst. Sorprendenti ‒ soprattutto per l’epoca in cui sono stati realizzati (1940 e 1941) ‒ anche i due collage polimaterici di Prampolini.

DALLA MATERIA ALLA CRYPTO ART?

Oltre all’appellativo un po’ azzardato di capsule collection, questa esposizione merita forse anche quello di capsula temporale. È impossibile infatti non mettere le opere in parallelo (ma per non incontrarsi mai, nemmeno all’infinito) con quanto proprio recentissimamente sta accadendo all’ interno di quel fenomeno battezzato come crypto art. Intorno a queste “terre” il secolo scorso indagava le qualità espressive della materia: in quello che stiamo ora attraversando il protagonista assoluto sarà il suo contrario? La smaterializzazione dell‘oggetto di cui l’arte contemporanea ora discute è peraltro anticipata quotidianamente da pratiche commerciali globali capaci di coinvolgere quotidianamente miliardi di persone come accade con l’e-commerce.

Aldo Premoli

Evento correlato
Nome eventoTerre dalla Collezione Olgiati
Vernissage27/03/2021 no
Duratadal 27/03/2021 al 06/06/2021
Genericollettiva, arte moderna
Spazio espositivoSPAZIO -1 COLLEZIONE OLGIATI
IndirizzoRiva Caccia 1 - Lugano
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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Ha tenuto conferenze in tre continenti per Ice, Anci e Aimpes e curato esposizioni che fanno da ponte tra arte e moda. Tra il 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Attualmente è blogger di “Huffington Post”, columnist de “Linkiesta” e direttore della piattaforma hyper local "SudStyle". Curatore indipendente di mostre che fanno da ponte tra arte e scienza. In Sicilia ha fondato “Mediterraneo Sicilia Europa onlus”, in Lombardia “La Cernobbina Art Studio”. Svolge attività di visiting professor per accademie del nord come del sud della Penisola.