È la festa nazionale del gatto: 10 opere da recuperare per gli amanti del felino da casa

Ogni 17 febbraio in Italia si festeggia il gatto: ecco dieci artisti, noti e meno noti, che hanno rappresentato l’animale nelle sue diverse sfaccettature, da compagno inseparabile a piccolo diavolo

Non sono passati che pochi giorni dall’esilarante video dell’avvocato che non riesce a disattivare il filtro da gattino nel mezzo di un processo, e rieccoci a parlare del felino addomesticato amato da quattro milioni di famiglie italiane. Venerati dagli Egizi e apprezzati dai romani per i contributi in ottica sanitaria, i gatti sono compagni degli umani da cinquemila anni prima di Cristo: leali, indipendenti e pieni di carattere, dopo essere stati esiliati dalla vita pubblica per la loro cattiva fama di creature sfortunate sono stati più volte ripresi a fonte di ispirazione da parte di autori come Baudelaire, Lessing e Verne e artisti come Picasso, Renoir e Chagall, per non parlare delle loro comparsate in diverse opere dedicate alla Madonna (come per Lotto e Barocci). Se anche voi non vi stancate mai del vostro piccolo ma letale compagno, ecco dieci opere che dedicano al gatto pieno spazio e significato, trasformandoli in ricettacoli di valori domestici ed esoterici.

– Giulia Giaume

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1. LOUIS WAIN – LA FESTA DEGLI SCAPOLI (1939)

Gatti, Louis Wain

Louis Wain, nato nel 1860, era uno degli illustratori inglesi di maggiore fama del proprio tempo, e fu proprio grazie ai suoi gatti che raggiunse la celebrità. Come ha sottolineato anche l’autore britannico H.G. Wells, ideatore della Macchina del tempo e della Guerra dei mondi, “Wain ha inventato uno stile felino, una società e tutto un mondo di gatti“. L’artista produsse illustrazioni di gatti per trent’anni e diventò una voce autorevole nell’ambito, raggiungendo il titolo di presidente eletto del National Cat Club e facendo da giudice in gare feline. Gli storici hanno poi attribuito questa fissazione per i felini a una possibile manifestazione di una malattia mentale non diagnosticata, probabilmente schizofrenia.

2. SUZAN VALADON – RAMINOU (1920)

Gatti, Suzanne Valadon

Questo gatto è opera della pittrice e modella Suzanne Valadon, prima artista donna ammessa alla francese Société Nationale des Beaux-Arts nel 1894. Valadon ha dipinto nature morte, ritratti, fiori e paesaggi che sono noti per la loro forte composizione e i colori vivaci, anche se era maggiormente conosciuta per i suoi candidi nudi femminili che ritraggono i corpi delle donne dal punto di vista di una donna. Era anche un’amante dei gatti e spesso dipingeva i suoi animali domestici, specialmente il suo preferito, il grasso Raminou.

3. MARC CHAGALL – IL POETA (1949-50)

Gatti, Marc Chagall

Conosciuto come uno dei pionieri del modernismo e celebre artista ebreo russo, Marc Chagall ha utilizzato motivi e soggetti tipici della vita contadina e intima del suo villaggio nella maggior parte del suo lavoro, presentando i soggetti in modo sognante e irreale. I gatti spesso hanno contribuito a sottolineare il carattere fantastico dei suoi dipinti e hanno svolto un ruolo importante in molti di essi. Di solito sono i compagni delle figure che ha dipinto, che siano poeti, musicisti o donne.

4. PABLO PICASSO – GATTO CHE CATTURA UN UCCELLO (1939)

Gatti, Pablo Picasso

Quest’opera è stata creata in più versioni nel 1939, perché come ricordava lo stesso Picasso «l’argomento mi ossessionava». È un’immagine della vita quotidiana ingrandita a proporzioni apocalittiche: si vede la piccola preda, un uccellino, lottare disperatamente per liberarsi dalla presa del suo aguzzino, che sta posticipando per divertimento la sua fine il più a lungo possibile.

5. HENRIETTE RONNER-KNIP – GATTO CHE GIOCA (1860-78)

Gatti, Henriette Ronner Knip

Henriette Ronner-Knip, nata ad Amsterdam in una famiglia di pittori, è nota per i suoi dipinti di animali domestici, principalmente gatti: queste opere erano un genere popolare nella ricca borghesia vittoriana e i suoi numerosi dipinti di gatti che si scatenano in scene domestiche sono stati molto apprezzati. Rappresentazioni per lo più sentimentali, i suoi dipinti raramente offrono significati metaforici e si concentrano solo sui gatti stessi. Ha studiato i soggetti avidamente a partire dai propri animali domestici, arrivando a costruire uno studio con la facciata in vetro apposta perché i suoi gatti potessero scorrazzare liberamente.

6. PIERRE-AUGUSTE RENOIR – JULIE MANET O BAMBINA CON GATTO (1887)

Gatti, Auguste Renoir

Berthe Morisot e suo marito Eugène Manet, fratello del pittore, conoscevano Renoir da molti anni, e la loro ammirazione per il talento dell’artista li convinse, nel 1887, a commissionargli un ritratto della figlia Julie. Il gatto è qui un grazioso attributo della bambina: come molti impressionisti, Renoir rappresenta nella sua figura il mood della situazione senza connotati particolarmente simbolici.

7. PIERRE BONNARD – IL GATTO BIANCO (1984)

Gatti, Pierre Bonnard

L’artista e illustratore francese Bonnard utilizza la distorsione per creare un’immagine divertente di un gatto che inarca la schiena. Il pittore ha impiegato molto tempo a decidere la forma e la posizione delle zampe (come si può vedere nei disegni preparatori) ispirandosi alla pittura giapponese per la composizione audace e asimmetrica così come nella scelta del soggetto. In tutto il suo lavoro, Bonnard ha prodotto innumerevoli dipinti che presentavano i gatti, a volte come un semplice dettaglio, a volte come soggetto centrale.

8. UTAGAWA KUNIYOSHI – GATTI RAPPRESENTATI COME LE 53 STAZIONI DI POSTA DEL TŌKAIDŌ (1850)

Gatti, Utagawa Kuniyoshi

Cinquantacinque gatti compaiono in questo trittico dell’illustratore giapponese Utagawa Kuniyoshi: uno di loro striscia fuori da un cesto, alcuni catturano topi o mangiano pesce. La passione dell’artista per i felini si è insinuata nel suo lavoro e compaiono in molte delle sue stampe più belle. A volte appaiono come personaggi di storie famose, altre sono studi estremamente espressivi. Spesso Kuniyoshi raffigurava i gatti in una forma completamente antropomorfa, come avrebbe fatto anche Wain. Gatti suggeriti come cinquantatre stazioni del Tōkaidō è una divertente parodia di Le cinquantatre stazioni del Tōkaidō di Hiroshige, la collezione più venduta nella storia dell’Ukiyo-e. Il Tōkaidō aveva diverse stazioni di posta lungo il suo percorso e queste fornivano stalle, cibo e alloggi per i viaggiatori: Kuniyoshi ha deciso di mostrare queste stazioni attraverso giochi di parole. Ad esempio, la quarantunesima si chiama Miya, che suona come la parola giapponese oya (親), “genitore”. Per questo motivo, la stazione è raffigurata come due gattini con la loro madre. L’amore del popolo giapponese per i gatti è anche espresso nel romanzo di poco successivo Io sono un gatto, del famoso autore Natsume Soseki e nelle opere del coevo pittore Hiroshige II.

9. THÉOPHILE STEINLEN – IL GATTO NERO (1896)

Gatti, Theophile Steinlen

Le Chat Noir era una struttura di intrattenimento del diciannovesimo secolo nel quartiere bohémien di Montmartre a Parigi. Inaugurato il 18 novembre 1881 all’84 Boulevard de Rochechouart, è stato il primo cabaret moderno: un locale da ballo con musica dal vivo in cui gli avventori sedevano ai tavoli e bevevano bevande alcoliche mentre venivano intrattenuti da uno spettacolo di varietà sul palco. Questo iconico poster di Théophile Steinlen pubblicizza il locale che nel suo periodo di massimo splendore era in parte salone per artisti e in parte chiassosa sala da musica.

10. JEFF KOONS – GATTO SU UNA CORDA DA BUCATO (1994-2001)

Gatti, Jeff Koons

Che piaccia o meno, Jeff Koons è sempre impossibile da non notare. Questo Gatto su una corda da bucato è gigantesco, misura 312 x 279 x 127 centimetri. Per Koons quest’opera d’arte apparentemente innocua, e tacita citazione della metafora del gatto che «resiste», è «come una crocifissione contemporanea».

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.