Apre a Vienna la nuova Albertina Modern. Intervista al curatore

Dopo l’arresto per Coronavirus, riparte il conto alla rovescia per il debutto in società di una importante struttura espositiva dedicata al contemporaneo, estensione extra moenia del Museo Albertina. Prende dimora nella ottocentesca sede dell’associazione Künstlerhaus, ora ampliata e rimessa totalmente a nuovo. Ci siamo messi sulle tracce della sua storia e per l’occasione abbiamo intervistato il curatore e coordinatore dell’odierno lavoro di ripristino estetico degli esterni e degli interni

Künstlerhaus (Albertina Modern), Sala Karlsplatz con intervento artistico di Ingrid Gaier © Robert Bodnar
Künstlerhaus (Albertina Modern), Sala Karlsplatz con intervento artistico di Ingrid Gaier © Robert Bodnar

“Endlich ist es so weit!”. Sì, finalmente è arrivato il momento, dicono, tirando un sospiro di sollievo, al quartier generale del ben noto Albertina Museum, riguardo alla sua nuova emanazione espositiva. Quindi, l’Albertina Modern, l’ultimo nato tra i musei viennesi che – per i motivi ben noti – era stato costretto a sbarrare le porte al pubblico un attimo prima del previsto debutto inaugurale, aprirà mercoledì 27 maggio 2020 per una storica prima volta. L’apertura non sarà anticipata da alcuna cerimonia, fatto singolare per un evento del genere. Tenuto conto della situazione, il flusso simultaneo dei visitatori è stato calcolato con modalità matematica rispetto alla superficie interna, e quindi non dovrà superare le 265 persone. Le quali, da parte loro, dovranno tenere un distanziamento minimo di un metro nel corso della visita, utilizzando l’immancabile mascherina, come ovunque nei luoghi chiusi. Naturalmente, anche la sede del Museo Albertina è costretta a una riapertura contingentata (sempre a partire dal 27 maggio), calcolata in una densità massima di 550 persone, per un limite di 5mila visitatori giornalieri.

Künstlerhaus (Albertina Modern), Piano superiore © Robert Bodnar
Künstlerhaus (Albertina Modern), Piano superiore © Robert Bodnar

KÜNSTLERHAUS & MUSIKVEREIN, UN DIALOGO VIENNESE MOLTO RAVVICINATO 

Non un semplice maquillage, il recente recupero della storica Künstlerhaus, e neppure riguardo alle superfici delle facciate e alle fitte decorazioni degli interni, dove invece si è effettuato un intervento minuzioso dopo analisi approfondite, come ci spiega Christian Benedik nell’intervista che pubblichiamo qui di seguito: è lui il responsabile del restauro per conto della casa madre Albertina Museum. Ora, la ritrovata chiarezza filologica di questo edificio monumentale ne indica la sua rivalutazione storica. Si tratterà quindi di una co-abitazione tra la storica associazione artistica Künstlerhaus, proprietaria dell’edificio, e la nuova istituzione albertiniana. In linea di principio, al pianterreno e nei nuovi spazi sotterranei – questi ultimi, oggetto di ampliamento – sarà abitata dall’Albertina Modern, che curerà in fasi successive mostre tematiche selezionando di volta in volta opere dalle proprie collezioni. Il primo piano, invece, resta sotto l’autonomo dominio della associazione Künstlerhaus.

LA NUOVA ALBERTINA MODERN A VIENNA

La nuova missione di museo del contemporaneo sotto un ossimoro dalla “sprezzatura” snob come “Albertina Modern”, trasforma l’edificio, ora restaurato, in un buon vicino di casa del coevo e notissimo Musikverein, raffinata cattedrale di fama internazionale della musica concertistica. Pur nella reciproca diversità delle linee, pare essersi ricomposto un frammento di territorio viennese, posto in uno dei lati della Karlsplatz, quando in passato tra i due edifici non c’è mai stata armonia né dialogo: linguaggi differenti nelle forme architettoniche, pesi incomparabili sulla bilancia delle attività artistiche. In una visione a grandangolo sulla vasta piazza/giardino (Karlsplatz), su cui si affacciano alcune importanti istituzioni, il nome della Künstlerhaus, soprattutto negli ultimi due decenni, veniva ignorato. Semplicemente non era nella lista insieme alla Wiener Secession, alla Karlskirche (chiesa barocca tra le più importanti d’oltralpe, opera di Johann Fischer von Erlach, e intitolata come la piazza a San Carlo Borromeo), al Wien Museum, al rettorato della prestigiosa Università Tecnica (TU), al Musikverein, per l’appunto, e altro ancora, tra cui il bel laghetto “molto” artificiale con l’isolotto sormontato da una scultura di Henry Moore.

L’ARCHITETTO DELLA KÜNSTLERHAUS: AUGUST WEBER

Nel traballante passato della Künstlerhaus, inaugurata nel 1868, ha gravato il giudizio di anacronismo della forma neo-rinascimentale progettata dall’architetto austriaco August Weber, molto incline a riproporre stili storici. Con uno sguardo più mirato, nella facciata di questo suo edificio si può individuare un diretto riferimento a Palazzo Caffarelli Vidoni, in Roma, osservato nella parte più antica di via del Sudario. Quest’ultimo, risalente ai primi decenni del Cinquecento, è opera del Lorenzetto (Lorenzo Lotti) allievo di Raffaello, pur non potendo escludere che il maestro abbia collaborato al progetto. Tuttavia, c’è da rilevare un aspetto curioso: un errore storiografico potrebbe aver ingannato il Weber il quale, ispirandosi all’edificio romano, pregevole e innovativo in epoca rinascimentale, credette di aver attinto dal grande Raffaello, giacché nell’Ottocento l’opera era effettivamente attribuita al maestro urbinate.

Künstlerhaus (Albertina Modern), Sala Factory © Robert Bodnar
Künstlerhaus (Albertina Modern), Sala Factory © Robert Bodnar

LA MOSTRA SU ARTE E DITTATURA ALLA KÜNSTLERHAUS

Un ultimo periodo di proficua attività la Künstlerhaus lo visse nei decenni Ottanta e Novanta del secolo scorso. Tra le mostre che vi ebbero luogo ve ne fu una, nel 1994, davvero consistente, che riguardò anche l’Italia, dal titolo Kunst und Diktatur (Arte e Dittatura). Era un confronto tra le arti negli stati europei in cui avevano preso il potere i regimi totalitari: in Germania, in Austria, nell’Unione sovietica e, appunto, in Italia. Giacché l’ideatore e curatore generale era il viennese Jan Tabor, uno storico e critico d’architettura, la mostra privilegiava l’assetto architettonico, che d’altronde di per sé offre l’immagine più evidente di un regime dittatoriale realizzato appieno. A coordinare la ricerca dall’Italia fu Giorgio Muratore, straordinaria figura di architetto, intellettuale e bravissimo docente, scomparso nel marzo del 2017, ed è grazie a lui se la sala dell’architettura italiana risultò essere di gran lunga il comparto più ricco, variegato ed esauriente dell’intera manifestazione, sia nei materiali esposti, tutti originali, puntuali e altamente indicativi, sia nella valutazione storico-critica. Oltre a Muratore, tra i numerosi autori dei testi in catalogo (2 volumi), diedero un significativo contributo il giovane, preparatissimo, Francesco Garofalo e, in maniera brillante, la storica dell’arte Rossana Bossaglia.

INTERVISTA A CHRISTIAN BENEDIK, CURATORE DEL RESTAURO DELLA KÜNSTLERHAUS

Storico d’arte, specializzatosi in architettura, Christian Benedik è da molti anni nel team curatoriale del Museo Albertina, di cui ha guidato, tra il 2000 e il 2007, i restauri durante i lavori della sua transizione. A lui abbiamo posto alcune domande sulla rivitalizzazione della Künstlerhaus.

Künstlerhaus (Albertina Modern), Vista dal lato Musikverein © Robert Bodnar
Künstlerhaus (Albertina Modern), Vista dal lato Musikverein © Robert Bodnar

Dr. Benedik, come si compone il quadro di questo progetto di recupero, e quale il suo ruolo personale?
Partiamo dal committente: come noto è il Dr. Haselsteiner; il progetto è dello studio MHM architects Wien; il concetto del restauro è mio in stretto accordo con la Soprintendenza di Vienna. Più precisamente, il mio ruolo è stato quello di guidare e coordinare il recupero degli elementi originari degli interni e delle facciate; io stesso ho selezionato i restauratori che ho ritenuto più adatti.

In quali condizioni si presentava questo edificio storico prima degli attuali lavori?Negli ultimi decenni, a causa di una mancata modernizzazione delle varie strutture tecniche degli interni, l’edificio non era più adatto per un uso museale e neppure parzialmente per mostre temporanee. Gli ultimi restauri fatti all’interno erano decisamente inadeguati, e gli interventi sulle facciate furono eseguiti con materiali, tecniche e colori non idonei. C’è da aggiungere che per decenni la facciata è stata coperta da una impalcatura, e questo ha fatto sì che la Künstlerhaus fosse praticamente scomparsa dal paesaggio urbano, pertanto era stata dimenticata. 

Kunst und Diktatur, breve guida alla esposizione (Künstlerhaus)
Kunst und Diktatur, breve guida alla esposizione (Künstlerhaus)

Nel corso della sua esistenza, l’edificio ha subito delle trasformazioni?
Ecco in sintesi le tappe della sua storia: il progetto originario dell’architetto August Weber fu realizzato tra il 1865 e il 1868, ma già nel 1882 la Künstlerhaus fu ampliata. Nel 1906 si è discusso se dovesse essere abbattuta e ricostruita di nuovo, ma poi non si fece nulla. Comunque un riadattamento degli spazi interni fu fatto a partire dal 1911, e altri lavori si sono svolti tra il 1925 e il 1931. Nel 1948, per incrementare le entrate di cassa venne inserita una sala cinema e nel 1972 un teatro. Nel frattempo, tra il 1955 e il 1961, si murarono le finestre del primo piano, si distrussero le decorazioni storiche e le boiserie nelle sale espositive. Nel 1963 la sovraintendenza era concorde sulla demolizione, cambiando poi idea e, anzi, nel 1983 l’immobile fu posto sotto tutela, dopo che già molti architetti, come Georg Lippert, Karl Schwanzer e Hans Jaksch, avevano concepito progetti per una nuova costruzione. 

I lavori strutturali ora eseguiti in cosa consistono?
Consistono in ampliamenti e modernizzazioni: l’ingrandimento della sala “Factory” del primo piano per l’associazione Künstlerhaus, e lo spazio per le esposizioni nel piano sotterraneo per la Albertina Modern; modernizzazione della climatizzazione di concezione avanzata sia tecnicamente che ecologicamente, quindi riscaldamento e ventilazione di ultima generazione, nuovo anche il sistema di sicurezza.  Inoltre si sono creati uno shop e un café, il guardaroba, i servizi igienici.

Probabilmente erano stati danneggiati anche gli affreschi che caratterizzano la parte degli interni più rappresentativa, e naturalmente ora saranno stati riparati…
In effetti sì, quindi tutti gli elementi storici esistenti sono stati ripuliti, completati o riportati nello stato originale.

C’è qualche altra caratteristica da mettere in risalto?
Vorrei sottolineare che è stata realizzata la simbiosi tra i differenti volti dell’arte: tra l’edificio “storicistico”, lo spazio espositivo, la precisione del restauro di un “gioiello” storico, che – non dimentichiamolo – era nato parallelamente alla costruzione della vicina Ringstrasse, e che ora si avvale della migliore modernizzazione tecnica. Per di più, questo è l’unico edificio ancora esistente a Vienna dell’architetto August Weber.

D’ora in poi come dovremo chiamare questo monumento consacrato all’arte, Künstlerhaus o Albertina Modern?
L’edificio si chiamerà ancora con il nome che storicamente lo ha caratterizzato, ovvero Künstlerhaus.

– Franco Veremondi

Vienna // dal 27 maggio 2020
Albertina Modern
Karlsplatz 5
https://www.albertina-modern.at

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.