Dalla Terra alla Luna. L’arte incontra l’astro d’argento, a Torino

Palazzo Madama, Torino – fino all’11 novembre 2019. La mostra torinese indaga il legame tra gli artisti e la Luna, a cinquant’anni dall’allunaggio.

Mario Schifano, Paesaggio TV. Astronauti, 1970, smalto e aniline su tela emulsionata e perspex, 114 x 146 cm. Collezione privata, courtesy Fondazione Marconi, Milano
Mario Schifano, Paesaggio TV. Astronauti, 1970, smalto e aniline su tela emulsionata e perspex, 114 x 146 cm. Collezione privata, courtesy Fondazione Marconi, Milano

A cinquant’anni esatti dallo sbarco del primo uomo sulla Luna, Palazzo Madama presenta Dalla Terra alla Luna, a cura di Luca Beatrice e Marco Bazzini. In mostra oltre sessanta opere: dipinti, sculture, fotografie, disegni e oggetti di design, che raccontano l’influenza dell’astro d’argento sull’arte e sugli artisti dall’Ottocento al 1969.

DA ARIOSTO A LEOPARDI

“Quivi ebbe Astolfo doppia meraviglia: / che quel paese appresso era sì grande, / il quale a un picciol tondo rassimiglia / a noi che lo miriam da queste bande; / e ch’aguzzar conviengli ambe le ciglia, / s’indi la terra e ‘l mar ch’intorno spande, / discerner vuol; che non avendo luce, / l’imagin lor poco alta si conduce”. È l’incipit dell’allunaggio di Astolfo, che Ariosto, nell’Orlando furioso, descrive come “doppia meraviglia”: poiché quel paese, ovvero la Luna, da vicino è tanto grande rispetto alla piccola sfera osservata dalla Terra; e poiché dalla Luna è difficile – se non impossibile – distinguere e riconoscere le caratteristiche della Terra (mari, strade, esseri viventi). Come dire, seguendo un radicato topos: la nostra insita piccolezza è evidente proprio nella sua invisibilità. Inutile poi citare la Luna di Dante, di Verne (il titolo della mostra è appunto omonimo rispetto al celeberrimo romanzo del 1865) e di Calvino; quella di Leopardi e quella misteriosa di Zanzotto, che sa “splendere unicamente dell’altrui speranza”.
È passato mezzo secolo dall’allunaggio, ma dalle origini dell’uomo a oggi, passando dal dibattito tutto poetico tra chi si chiedeva se fosse un peccato sfatarne il mito e “violarla” con la sua conquista e chi si sentiva invaso dal sentimento di novità e progresso, l’uomo, guardando la Luna, ancora si meraviglia come Astolfo/Ariosto nel 1516.

Marc Chagall, Dans mon pays, 1943, guazzo e tempera su carta applicata su tela, cm 57,2x49,7, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino
Marc Chagall, Dans mon pays, 1943, guazzo e tempera su carta applicata su tela, cm 57,2×49,7, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino

LA MOSTRA

La mostra Dalla Terra alla Luna. L’arte in viaggio verso l’astro d’argento sintetizza il tragitto culturale e scientifico che ha condotto, dalle 04:57 del 21 luglio 1969, a una nuova era nella storia umana. Infatti, giunti al 1969, il viaggio si arresta con una scultura di Fausto Melotti perché, entrato nell’età cosmica, “l’uomo è atteso da altri spazi, da nuove avventure”. Queste nuove e grandiose avventure sono state preannunciate e cantate dai poeti, musicate dai compositori e raffigurate dai pittori e dagli scultori di ogni tempo; l’esposizione di Palazzo Madama parte da opere dell’Ottocento – ma, di fatto, è come se non cominciasse né finisse mai, grazie al suo allestimento che conforma una sorta di percorso libero, un itinerario che l’osservatore deve tracciare da sé, in base al suo sentimento e alla sua curiosità, proprio come se camminasse su un pianeta sconosciuto e affascinante –, con capolavori della melanconica pittura romantica (De Gubernatis, Bagetti, Carutti di Cantogno). Si prosegue con le opere delle avanguardie storiche: spiccano le atmosfere di Marc Chagall; la metafisica oscura e primitivistica di un inedito Felice Casorati; la calma apparente e meticolosa di Paul Klee; il grumo di dubbio ed eccitazione di Max Ernst e l’ambientazione sospesa e matematica di Alexander Calder. La parte centrale ospita un Fontana che, dialogando con le proiezioni video e con la playlist di sottofondo (con le stesse canzoni che Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Micheal Collins vollero come colonna sonora della loro spedizione), rinnova il Concetto spaziale. Un piccolo quadro di Enrico Baj ricorda che Sulla Luna i cieli sono da tappezzeria: la carica evocativa è perciò alla portata di ogni tipologia di visitatore. I monocromi di Giulio Turcato, i multipli Stoned Moon di Robert Rauschenberg e i Paesaggi TV di Mario Schifano convivono con opere di Yves Klein, Emilio Isgrò, Arturo Nathan e Van Hoeydonck (la cui opera fu letteralmente portata sulla Luna e lì lasciata dalla missione Apollo 12); ma anche con immagini della NASA e oggetti di design degli Anni Sessanta realizzati da Vico Magistretti, Achille Castiglioni e Piero Fornasetti.

Gastone Novelli, La luna e i suoi imitatori, 1966, tecnica mista su tela 280 x 160 cm, collezione privata
Gastone Novelli, La luna e i suoi imitatori, 1966, tecnica mista su tela 280 x 160 cm, collezione privata

NOVELLI E DIEFENBACH

Vere punte di diamante della rassegna sono l’opera di Gastone Novelli e quella del pittore simbolista Karl Wilhelm Diefenbach. La Luna di Novelli, lattea e informale, ricorda i “luoghi non giurisdizionali” e le parole dal sapore “acciaioso” di Giorgio Caproni, consegnando allo spettatore un sentore di candida illusione come un presentimento doloroso – non a caso, un cratere è sfacciatamente nominato “zona insignificante”; quella di Diefenbach rispecchia il suo autore, nella tenace utopia della libertà senza contropartite e nel vigore del riformismo sociale – un varco che sbuca in un Paradiso Terrestre dissestato e incantevole. Un’ultima menzione d’onore alla Wunderkammer dell’astro d’argento, cuore della mostra, dedicata agli appassionati e agli “addetti al settore” del collezionismo bibliofilo, allestita e curata dal collezionista e studioso piemontese Piero Gondolo della Riva, contenente libri, romanzi, fumetti, giocattoli e gadget “lunari”. Una delle collezioni più importanti e ricche a livello internazionale.

Federica Maria Giallombardo

Evento correlato
Nome eventoDalla terra alla Luna
Vernissage18/07/2019 ore 11
Duratadal 18/07/2019 al 11/11/2019
CuratoriLuca Beatrice, Marco Bazzini
Generearte moderna
Spazio espositivoMUSEO CIVICO D'ARTE ANTICA - PALAZZO MADAMA
IndirizzoPiazza Castello - Torino - Piemonte
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Federica Maria Giallombardo
Federica Maria Giallombardo nasce nel 1993. Consegue il diploma presso il Liceo Scientifico Tradizionale “A. Avogadro” (2012) e partecipa agli stage presso l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Biella (2009-2012). Frequenta la Facoltà di Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Torino, laureandosi nel 2016 con una tesi di ricerca di Filologia Italiana sull’epistolario di Vittorio Alfieri. Partecipa come relatrice alla X edizione della Scuola di Alta Formazione “Cattedra Vittorio Alfieri” nel settembre 2016. Collabora con la Fondazione Centro Studi Alfieriani e con Palazzo Alfieri. È associata alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze. Scrive recensioni per la webzine «OUTsiders». In occasione di Artissima 2016, partecipa al progetto “Ekphrasis 21”. Collabora con diversi artisti, tra cui Giuseppe Palmisano, Massimo Brunello e Stefania Fersini, dei quali cura il portfolio e i comunicati stampa.