Storie di libri sopravvissuti. A Milano

Castello Sforzesco, Milano ‒ fino al 14 aprile 2019. Nella Sala del Tesoro del Castello Sforzesco in mostra codici e libri a stampa dall’VIII al XVIII secolo dalle collezioni della Biblioteca Trivulziana. Scelti non per la loro bellezza o il loro contenuto ma strappati, bruciati, imbarcati, tagliuzzati, sbocconcellati e scalcagnati, gli esemplari esposti testimoniano del libro come oggetto eminentemente fragile e bisognoso di cure speciali perché il suo messaggio di conoscenza possa superare indenne gli imprevisti del tempo e degli uomini.

Giusto de’ Conti, La bella mano, Bologna 1472, Triv. Inc. C 41
Giusto de’ Conti, La bella mano, Bologna 1472, Triv. Inc. C 41

In un’epoca di edizioni industriali ed evanescenti file da e-book reader riprodotti con un facile copia-incolla (insidiati più dai bug del software che dai tarli ingegnosi le cui gincane voraci sforacchiano il bel Galeno in mostra), i libri si avviano a diventare sempre più parole senza peso, immagini senza texture, idee senza odore.

IL PERCORSO

La mostra della Trivulziana offre una riflessione sul lunghissimo passato del libro, tramite un percorso scandito dalle facezie del curioso manuale di Gaetano Volpi (1756) che descrive con briosa eleganza i pericoli nei quali tanti volumi sono incorsi nei secoli, scampandone malconci come quelli in mostra o peggio (e sono tanti) rimanendone fatalmente vittima. Oltre all’acqua e al fuoco, sono i topi di biblioteca (lettori e roditori) gli acerrimi nemici dei libri, e quelli che scampano ai morsi degli ingordi animaletti soccombono a rifilature inopportune, variopinti découpage di miniature e altre insospettabili intemperanze, come un fiorellino poeticamente serbato tra le pagine. Lettori sbadati e poco accorti, ma anche libri che si arrendono alle troppo assidue ed entusiastiche consultazioni o alla curiosità degli studiosi: alle cure del celebre cacciatore di palinsesti Angelo Mai si devono pagine irrimediabilmente intorbidate nell’ocra della noce di galla.
Grande cura è posta nel rendere fruibile a tutti una mostra potenzialmente di nicchia e specialistica (fin dal titolo!), e dopo aver toccato con mano i diversi materiali (pergamene, carte, pellami) che fanno l’anatomia dell’oggetto-libro, i visitatori possono gioiosamente contribuire alla “distruzione” di un voluminoso graduale settecentesco già consunto dal tocco di tante pie mani di lettori.

Atti della Fabbrica del Duomo, 1387 1401, fine XIV – inizi XV secolo, Cod. Arch. C 6
Atti della Fabbrica del Duomo, 1387 1401, fine XIV – inizi XV secolo, Cod. Arch. C 6

L’IMPORTANZA DEL SUPPORTO

Grazie a questa piccola e originale mostra, il pubblico è invitato a riflettere su quanto può il supporto nella trasmissione (o meno) della conoscenza, e su quanto della letteratura e della scienza del passato è finito in pasto ai tarli o al fuoco, ma anche su quanto può essere recuperato grazie al restauro e all’attento studio dei volumi, che talvolta rivelano inaspettate sorprese come scritture inferiori o frustoli di pagine più antiche riciclate nelle legature. E sotto lo sguardo ormai cancellato, dell’Argo cent’occhi del Bramantino, un tempo scelto come custode dei più preziosi tesori degli Sforza, si suggerisce che gli e-book volant, i libri (purché trattati bene!) manent.

‒ Chiara Ballestrazzi

Evento correlato
Nome eventoAvvertenze necessarie e profittevoli a’ Bibliotecarj, e agli Amatori de’ buoni Libri
Vernissage21/12/2018
Duratadal 21/12/2018 al 14/04/2019
CuratoriIsabella Fiorentini, Stefano dalla Via, Loredana Minenna
Generedocumentaria
Spazio espositivoCASTELLO SFORZESCO
IndirizzoPiazza Castello - Milano - Lombardia
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Chiara Ballestrazzi
Chiara Ballestrazzi ha conseguito una laurea in filologia classica (2011) e una in archeologia classica (2012) presso l’Università di Pisa. Normalista, è stata redattrice per l’arte antica dell’Osservatorio Mostre e Musei (2011-13) e cofondatrice della compagnia teatrale della Scuola Normale. Italian Fellow dell’American Academy in Rome (2016), è attualmente perfezionanda in storia dell’arte e archeologia alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove sta concludendo una tesi sulle gemme in Grecia e a Roma seguendo un approccio che integra fonti letterarie e archeologiche. Modenese, ha vissuto per molti anni a Pisa con trasferte di studio a Parigi, Los Angeles, Berlino e Roma. Guida Rossa alla mano, non c’è rudere romano soffocato dai condomini o chiesetta persa in mezzo alla campagna che riesca a sfuggirle.

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