Non solo Biennale: il 2019 dei Musei Civici veneziani

Presentato il programma della fondazione che riunisce undici luoghi espositivi della città lagunare. Il ventaglio di proposte spazia da Canaletto a Gorky, fino al contemporaneo di Flavio Favelli e Barry X Ball…

Arshile Gorky One Year the Milkweed, 1944 Olio su tela, 94,2 x 119,3 cm National Gallery of Art, Washington, D.C. Ailsa Mellon Bruce Fund © 2018 The Estate of Arshile Gorky / Artists Rights Society (ARS), New York
Arshile Gorky One Year the Milkweed, 1944 Olio su tela, 94,2 x 119,3 cm National Gallery of Art, Washington, D.C. Ailsa Mellon Bruce Fund © 2018 The Estate of Arshile Gorky / Artists Rights Society (ARS), New York

Da Canaletto a Arshile Gorky, dalla collezione Fortuny ai giovani artisti inglesi fino a Flavio Favelli. Presentato in trasferta a Milano al Palazzo delle Stelline, il programma 2019 della Fondazione musei civici di Venezia diretta da Gabriella Belli si presenta vario e con diversi punti di interesse.
Si parte con la grande mostra su Canaletto e Venezia, appena aperta al Palazzo Ducale (fino al 9 giugno). Alle opere del grande vedutista si affiancano quelle di autori coevi per una ricostruzione dal taglio scientifico dell’arte del Settecento a Venezia. L’esposizione è il secondo capitolo di un trittico ideale che è iniziato con Tintoretto (130mila visitatori) e si concluderà con Carpaccio nel 2020. Sempre al Ducale, il 5 settembre apre I fiamminghi e Venezia – La nascita del barocco di Anversa.

Antonio Canal detto Canaletto Il Canal Grande da Santa Chiara verso Santa Croce Olio su tela, 48,5 x 79 cm Musee Cognacq-Jay, Parigi
Antonio Canal detto Canaletto Il Canal Grande da Santa Chiara verso Santa Croce Olio su tela, 48,5 x 79 cm Musee Cognacq-Jay, Parigi

IMPEGNO SOCIALE, CULTURA DI MASSA, OMAGGI AI MAESTRI

Molte le mostre, ovviamente, che apriranno in coincidenza con la Biennale a inizio maggio – molte di esse concentrate sul contemporaneo. Mentre Chiara Dynys presenta al Museo Correr un suo ciclo del 2012 sui bambini dei campi profughi di Sabra e Chatila in Libano (dal 9 maggio al 15 settembre), Ca’ Rezzonico ospita un intervento site specific di Flavio Favelli (9 maggio-15 settembre). E sarà interessante vedere come uno degli interpreti dell’immaginario popolare contemporaneo si accosterà a un mito del turismo di massa come Venezia.
Barry X Ball, con le sue sculture anticheggianti ma ipertecnologiche, sarà invece protagonista dal 9 maggio al 22 settembre a Ca’ Pesaro, con sculture che reinterpretano l’opera di Medardo Rosso. Sempre Ca’ Pesaro, dall’8 maggio al 22 settembre, ospita l’esposizione che può essere considerata tra gli eventi dell’anno, l’antologica su un maestro ancora troppo poco conosciuto, colto precursore dell’Espressionismo Astratto: Arshile Gorky, la cui carriera sarà raccontata con un percorso che parte dagli anni Venti.

NUOVO CORSO AL FORTUNY

Al museo Fortuny, che ci ha abituato a mostre tematiche curiose e penetranti, sarà quest’anno la volta di un’iniziativa di stampo diverso: una ricostruzione della storia della famiglia da cui il museo prende il nome (dall’11 maggio al 24 novembre). La collezione di Mariano Fortuny, oggi smembrata, viene per quanto possibile ricostruita (e una parte resterà permanente).
Tornando all’arte contemporanea, da non perdere London bridge (dal 19 ottobre al 1° marzo 2020, ancora a Ca’ Pesaro), che prendendo idealmente le mosse dalla storica mostra Sensation (il curatore è lo stesso, Norman Rosenthal) tenta una ricognizione della più recente generazione di autori londinesi.
E ancora, tra le altre mostre: la fotografia è rappresentata da Brigitte Niedermaier a Palazzo Mocenigo (9 maggio-24 novembre); il cinquecentenario di Leonardo viene affrontato attraverso la sua poco conosciuta attività di profumiere (Palazzo Mocenigo, 3 maggio-20 settembre); il design è al centro dell’attenzione al Museo del vetro con la mostra sul finlandese Tapio Wirkkala (7 maggio-29 settembre).

– Stefano Castelli

www.visitmuve.it

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.