Artemisia a Londra. L’editoriale di Gabriele Finaldi

Gabriele Finaldi, direttore della National Gallery di Londra, racconta l’acquisizione di un capolavoro di Artemisia Gentileschi. E la grande mostra in programma nel 2020.

Artemisia Gentileschi, Autoritratto come Santa Caterina d'Alessandria, 1615–17. © The National Gallery, Londra
Artemisia Gentileschi, Autoritratto come Santa Caterina d'Alessandria, 1615–17. © The National Gallery, Londra

La notizia è l’acquisto da parte della National Gallery di Londra dell’Autoritratto come Santa Caterina d’Alessandria di Artemisia Gentileschi.
È una notizia che merita di essere celebrata. Da diversi decenni la pinacoteca di Trafalgar Square ha voluto possedere un’opera di questa pittrice, assente nelle collezioni pubbliche del Regno Unito, nonostante abbia lavorato proprio a Londra nel 1639 accanto al padre Orazio alla corte di Carlo I d’Inghilterra. Non era mai sorta l’opportunità adeguata. E poi inaspettatamente, a dicembre 2017, è apparso a Parigi questo bellissimo dipinto che la National Gallery ha potuto acquistare, per esporlo ‒ esattamente un anno dopo, completato il restauro – nella Sala Centrale del museo, giusto in tempo per Natale. “A Christmas present for the Nation”, recitavano gli articoli di stampa.
È lei, Artemisia, che ci guarda, travestita dalla santa che aveva sconfitto cinquanta teologi pagani in una contesa di retorica ed era poi sopravvissuta alla tortura della ruota. È lei, Artemisia, che aveva sopraffatto la sorte ottenendo una posizione d’onore nel mondo artistico, che era un mondo di uomini, e che aveva dovuto soffrire l’ingiustizia e l’indignità della tortura in un tribunale romano quando lei era la vittima e non l’imputata. Figlia di un pittore, violentata da un pittore e sposata con un pittore, una triangolazione vitale che la destinava a un ruolo di secondo piano: rampollo, vittima e moglie. Invece no. Fu la prima donna a essere ammessa all’Accademia del Disegno a Firenze, fu ammirata in Spagna, Italia e Inghilterra, e le sue opere oggetto della cupidigia di re, vicere, principi e vescovi.

Fu la prima donna a essere ammessa all’Accademia del Disegno a Firenze”.

Da marzo il quadro inizierà un periplo un po’ fuori dall’ordinario. Verrà esposto in luoghi non museali per attrarre l’attenzione del pubblico locale, nella Glasgow Women’s Library e poi magari in una scuola e forse persino in una prigione femminile in altre città britanniche. Nel 2020 sarà parte di una mostra dedicata all’artista alla National Gallery, la prima che le sia mai stata dedicata in queste isole. Sarà il momento del confronto del grande pubblico londinese con la pittrice per eccellenza del Barocco.
Sebbene in questi ultimi decenni la National Gallery abbia lavorato con Bridget Riley, Ana Maria Pacheco, Paula Rego e Tacita Dean, l’ultimo quadro di una pittrice antica prima di questo a entrare nella nostra collezione fu una composizione di fiori di Rachel Ruysch nel lontanissimo 1974. L’intervallo è stato troppo lungo, ma ora si è chiuso. Artemisia regna a Trafalgar Square.

Gabriele Finaldi

Articolo pubblicato su Grandi Mostre #14

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AutoreArtemisia Gentileschi
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