Correva l’anno 1989: la caduta del Muro di Berlino, Les Magiciens de la Terre, William Kentridge

Nuovo episodio di “Correva l’anno”, la rubrica settimanale di Artribune che racconta i fatti dell’arte del passato senza pretese di esaustività storica. Con un occhio all’attualità. Questa volta parliamo del 1989

Nel 2019 ricorre il trentennale dalla caduta del Muro di Berlino. Per l’occasione DoubleRoom arti visive di Trieste, presenta Linee immaginarie, una mostra a cura di Massimo Premuda (in corso fino al 25 gennaio) che, nell’ambito del programma della 30° edizione del Trieste Film Festival, organizzato dall’associazione Alpe Adria Cinema, insiste sul concetto di confine e frontiera, ma anche di limite e barriera, con le ricerche visive di 7 artisti contemporanei, analizzando i confini fra Italia e Slovenia, fra Stati Uniti e Messico, e fra Spagna e Marocco. Il tutto attraverso gli intensi documenti video di Anja Medved e Otto Reuschel, le graffianti illustrazioni di Jan Sedmak, le asciutte fotografie di Carlo Andreasi e Lea-Sophie Lazić-Reuschel, le impossibili vedute a volo d’uccello di Pavel von Ferluh, e infine lo spettacolare intervento di arte pubblica e Land Art di Elisa Vladilo. Ma cos’altro è successo di preponderante nell’arte in quello scorcio di fine anni ‘80 del secolo scorso? Dalla leggendaria mostra Magiciens de la Terre, curata da Jean-HubertMartin al Centre George Pompidou di Parigi, al primo video animato di William Kentridge, ecco una selezione di fatti d’arte da ricordare…

Claudia Giraud

1. LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO

Lichtfest Leipzig 2009, anniversario ventennale rivoluzione pacifica, Photo credit Andreas Schmidt, Courtesy PR partener

La caduta del muro di Berlino, nell’autunno 1989, pone le condizioni per la riunificazione della Germania. Non tutti sanno che è Lipsia a giocare un ruolo da protagonista nella rivoluzione pacifica tedesca. Attorno alla Chiesa di San Nicola, in quell’anno si riuniscono più di 70mila persone per protestare pacificamente in nome della libertà e della fine della repressione della DDR. Questi moti culminano poi nella manifestazione del 9 ottobre 1989 quando i cittadini al grido di Wir sind das Volk (Noi siamo il popolo), percorrono le strade di Lipsia con le candele in mano, sfidando la paura e le azioni di ritorsione della polizia, che quella notte, per la prima volta, non oppone resistenza. Esattamente un mese dopo cade il muro di Berlino, ponendo fine alla divisione tra Est e Ovest, e Lipsia diventa un simbolo della riunificazione tedesca, oggi ricordata da un evento annuale: il Festival delle Luci in cui le installazioni luminose vengono affiancate alla luce naturale di migliaia di candele che, disposte tutte insieme, vanno a formare il grande numero “89”.

2. LES MAGICIENS DE LA TERRE

Cristian Castelnuovo, ritratto di Jivya Soma Mashe, 2015

Al Centre Pompidou di Parigi nel 1989 si inaugura Les Magiciensde la Terre, curata da Jean-Hubert Martin: storica mostra che si propone di definire un concetto di arte “globale”, mettendo a confronto l’arte occidentale con quella di realtà diverse, normalmente escluse dalle panoramiche sull’arte internazionale. Ora, uno dei protagonisti di quella leggendaria retrospettiva, l’artista indiano Jivya Soma Mashe, sarà in mostra presso il Centro Fotografico Cagliari dal 16 gennaio al 14 febbraio. Dopo l’esposizione al PAC, bi-personale con Richard Long, il lavoro del maestro dell’arte tradizionale della tribù indiana “Warli”, di recente scomparso all’età di 83 anni, sarà presentato presso la galleria cagliaritana con opere su tela e su carta, insieme a Cristian Castelnuovo, fotografo, che dopo molti viaggi nella terra dei Warli racconta l’artista attraverso le sue opere fotografiche, il villaggio dove Mashe per anni ha vissuto e creato i dipinti che lo hanno reso celebre in tutto il mondo.

3. IL PRIMO VIDEO ANIMATO DI WILLIAM KENTRIDGE

William Kentridge, soho eating (drawing from johannesburg, 2nd greatest city after paris), 1989, fonte artstack

William Kentridge realizza Johannesburg, 2nd Greatest City After Paris, un filmato in cui applica per la prima volta la tecnica di animazione, basata su modifiche successive dello stesso disegno mediante cancellature e ridisegnature: una metafora per la stratificazione della memoria, che è uno dei temi principali dell’artista sudafricano. L’opera è creata proprio nel momento in cui la pressione internazionale sul Sudafrica per abolire l’apartheid, raggiunge la sua massima intensità: il 14 settembre a Pretoria il nuovo presidente del Sudafrica Frederik De Klerk si pronuncia, infatti, per l’abolizione dell’odioso sistema della segregazione razziale la cui applicazione formale avverrà nel 1991.

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Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è responsabile dell'area Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica musicale "Art Music". E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).