Scene dalla Grande Stagione (II)

Intelligenza, cultura e arte. Antidoti al torpore del tempo presente nella seconda puntata della rubrica di Christian Caliandro.

Sidney Nolan, Ned Kelly, 1955
Sidney Nolan, Ned Kelly, 1955

I’ll be your mirror
Reflect what you are, in case you don’t know
I’ll be the wind, the rain and the sunset
The light on your door to show that you’re home

Velvet Underground, I’ll be your mirror (1967)

Sul viale che porta a Borgo Pineto improvvisamente le persone si innalzano fino al cielo diventano alte venti trenta metri e vapori scoppiano nell’azzurro rosato e io guido tranquillo fa parte della storia siamo a fine luglio sto facendo un giro c’è la GUERRA la gente ride soddisfatta non si capacita si nutre di pessime forze sotterranee pare non accorgersene e invece se ne accorge eccome – quello che sta accadendo è una malattia che puntualmente ricorre, ritorna, gira e si avvita, e in questa fase il male oscuro si sovrappone e si oppone a un’altra grande epocale trasformazione, una sorta di incontro/scontro tra zolle tettoniche che sono fatte di tempo e di strutture sociali, un’organizzazione ancestrale che riemerge dopo tantissimo tempo e prova a investire il piano simbolico – e sempre sullo stesso piano simbolico, nel dna dell’immaginario collettivo i maschi vetusti, i maschi egocentrici e mortiferi avanzano, rincalzano, si presentano come ‘difensori’ ma è tutta scena, non ce la fanno e non ce la faranno perché al fondo sono deboli, al fondo c’è solo morte e paura e violenza e sopraffazione e distruzione e autodistruzione – e follia – ma la vita è molto più potente, l’AMORE è molto più forte e sano e si manifesta in migliaia di modi diversi – l’intesa immediata tra le persone, il parlare per ore e ore senza stancarsi mai, quelle scosse elettriche che sentite quando vi trovate insieme ad altri, specifici altri, determinati altri (non tutti), la condivisione di esperienze e risorse, l’intelligenza come comprensione delle situazioni e dei problemi e come costruzione dei collegamenti, l’intelligenza come immaginazione e visione, l’arte – tutto questo è amore.
Intelligenza e cultura e arte non sono affatto patrimoni finiti, risorse limitate e date – ma piuttosto fonti inesauribili di ricchezze, che più vengono distribuite e messe in comune, più si allargano e si espandono.

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Questa storia di “essere-presenti-scomparendo” ha a che fare fondamentalmente con lo sfuggire alla mediocrità dell’esibizionismo, del terrore di svanire, di non esserci, di non contare nulla – e allora, l’unica è comprendere come sbriciolarsi nell’ambiente, come entrare a far parte del flusso e rimanerne parte, senza interruzione – come scivolare, risolversi, emergere e inabissarsi di nuovo. Un allenamento duro, ostinato. Una leggerezza pachidermica. Sbrilluccicare. Essere parte del tutto, finalmente, e non più isolati: rinunciare a IO, ad affermare sempre IO, smantellare i contorni e i confini. Fondersi. Questa faccenda che l’identità (di una persona, di una nazione) venga definita dai “contorni” è infantilmente ridicola, non sta in piedi: più è forte l’identità, infatti, più essa tende a confondersi con ciò che ha intorno. Gli aspetti più interessanti non solo si trovano sui margini, abitano i margini – ma fanno sì che i margini stessi colino via, si spostino, si disintegrino. Così, birra dopo birra, mischiandole sapientemente al bourbon nel caldo afoso, non vedi che il piacere vero consiste nella fusione, nella fusione con il contesto, nella fusione delle chiacchiere sparate ad alzo zero e dei discorsi che decollano in un tripudio di vapori colorati e battute surreali e ciacolare senza senso e risate benauguranti e saltare di palo in frasca? Vedete, non solo non è disagevole ma se mi seguite, se continuate a seguirmi, forse non ve ne pentirete e sarete persino contenti. (Del resto, non costa nulla.)

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Sidney Nolan, Burning at Glenrowan (1970-71)
Sidney Nolan, Burning at Glenrowan, 1970-71

Nuovo mondo, nuovi tempi, la mutazione si sente a suo agio – nuovo mondo, nuovi tempi, la mutazione si sente a suo agio – la violenza corre velocemente sui fili, i cervelli si sintonizzano con una strana prontezza, le energie oscure sono quelle più velenose, si introducono e poi non ci puoi fare più niente, è una forma di telepatia, di influenza sull’immaginario, che viene rapidamente riconfigurato – riorganizzato – le vittime scappano, anche quelli che si fingono carnefici sono vittime (e questo li rende ancora più odiosi), la paralisi sembra avere bisogno di una forza negativa per sbloccarsi.
(Sbadiglio nell’ossessione, vetri smerigliati, porte che – sospetto – conducono in nessun dove, gira che ti rigira sei sempre allo stesso punto, pietre che rotolano nelle orecchie, fai le prove per una vita che – l’hai capito – non verrà mai.)
Infuocato – un momento così turbolento folle tumultuoso, e voi artisti avete la tentazione di rinchiudervi nei vostri piccoli mondi? Ma come è possibile? Vediamo un po’ se questi più piccoli sanno tirare fuori qualcosa di radicale ed esplosivo, ma sul serio – il fatto che l’arte sia così debole e passiva ed esangue e moscia e arrendevole non è una questione secondaria, ha direttamente a che fare con l’aggressività di questo momento storico: scommettete che con un’arte molto più incendiaria ed elettrizzante e scandalosa, sarebbero tutti molto più tranquilli e tolleranti e IN PACE?

Christian Caliandro

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).