Grandi mostre e strategie. L’editoriale di Stefano Monti

Le grandi mostre possono servire per avvicinare all’arte di oggi nuove categorie di pubblico? Ipotesi e spunti nell’editoriale di Stefano Monti.

Van Gogh Alive. The experience. Palazzo degli Esami, Roma 2017
Van Gogh Alive. The experience. Palazzo degli Esami, Roma 2017

Sono numerosi i componenti che fanno di una mostra una grande mostra. In primo luogo, senza dubbio, la dimensione dell’evento. Creare un evento è un’arte e una tecnica che si può applicare, entro certi limiti, anche a soggetti e oggetti non necessariamente pop (nel senso di popolari). Se questo è vero, e lo è, allora perché non iniziare a ragionare sul ruolo che le grandi mostre potrebbero avere nell’avvicinare il pubblico a nuove categorie di produzione culturale? Perché non creare un grande evento legato all’arte prodotta oggi al fine di avvicinare nuovi target?
Oggi le grandi mostre svolgono due funzioni principali: estensione del pubblico e completamento dell’offerta territoriale. Per quanto entrambe nobili e fondamentali, queste funzioni si declinano spesso in una deriva che sarebbe stupido negare: agendo da grandi attrattori, vengono frequentate da persone spesso distratte, che riempiono parte della mattinata o del pomeriggio in attesa del pranzo/cena e della night life.
In ciò, nulla di male. Soltanto la constatazione che, probabilmente, ci potrebbe essere una terza funzione che si aggiunge a quelle precedenti: la formazione.

Perché non iniziare a ragionare sul ruolo che le grandi mostre potrebbero avere nell’avvicinare il pubblico a nuove categorie di produzione culturale? Perché non creare un grande evento legato all’arte prodotta oggi al fine di avvicinare nuovi target?

Certo, per chi non ha mai visto una mostra di van Gogh una grande mostra, come la si intende oggi, ha innegabilmente un valore formativo. Ma Picasso, Dalí, van Gogh, Leonardo o Caravaggio sono brand universalmente noti, anche a chi non ha mai avuto l’opportunità o la volontà di visitare una mostra loro dedicata. È dunque fondamentale prendere atto che, se c’è un settore per il quale è davvero necessario avviare politiche di avvicinamento nei confronti del pubblico, il settore è quello delle produzioni a noi più vicine.
Senza entrare nella “mercificazione dell’arte”, non possiamo certo negare che la creazione del pubblico per l’arte contemporanea sia condizione fondamentale per dare all’arte un futuro: se valorizziamo solo il passato, tanto vale smettere di produrre nuova arte, il che è una contraddizione in termini.
Si pensi agli effetti della creazione di una grande mostra d’arte contemporanea che premi le produzioni nazionali (lo facciamo per i film, perché non farlo per l’arte?) e che, attraverso sufficienti investimenti in comunicazione, tenda a trasformare una mostra d’arte contemporanea in una grande mostra. Come? Agendo in primo luogo sul marketing, con particolare riferimento ai canali distributivi: una grande mostra nazionale, che coinvolga i principali musei di tutte le città italiane, diventando itinerante sull’intero territorio del nostro Paese. Una politica premiante, attraverso la quale l’Italia mostri di dichiararsi fiera delle proprie produzioni contemporanee, piuttosto che tenerle nascoste per timore di non essere all’altezza dei grandi del passato.

Stefano Monti

Articolo pubblicato su Grandi Mostre #9

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.

1 COMMENT

  1. questo approccio è mercificatorio sì e non ha niente a che vedere con la cultura, proporre “mostre-evento” significa spogliare qualsiasi mostra degna di questo nome di qualsiasi capacità di accrescimento culturale di chi la visita, significa trasformare l’offerta culturale in enterteinment. ma va di pari passo, ahimè, con quello che sta diventando l’arte contemporanea: un mercato (appunto) di cianfrusaglie prodotte da pseudo-artisti ignoranti e inconsapevoli, copy-writer più o meno vincenti veicolanti messaggi che come etichette pret-a-porter possono adattarsi a un’infinità di prodotti. Così come la letteratura d’arte (basti vedere quel bel passaggio del fil di Ozon “Nella Casa”). E questo perchè non esiste più cultura, storia, approfondimento, contestualizzazione, ma solo intratetnimento, produzione, commercio e cronaca.

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