A cinquant’anni dalla sua realizzazione, la serie degli “Eroi” di Baselitz approda al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Dopo le tappe a Francoforte e Stoccolma, e prima di raggiungere Bilbao.

Georg Baselitz (Kamenz, 1938) è oggi riconosciuto come uno dei più importanti pittori viventi, e non soltanto per le famose tele capovolte che, a partire dagli Anni Settanta, fecero conoscere al grande pubblico, ma soprattutto per l’autonomia della sua pittura, da sempre alla ricerca di uno stile fortemente individuale. Nato alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, Baselitz crebbe nella DDR e si trasferì nella Repubblica Federale Tedesca poco prima della costruzione del Muro di Berlino, in un momento topico della storia della Germania e del mondo. Fin da subito l’artista, in opposizione al dilagante astrattismo, propose una pittura reale caratterizzata da un’accentuata e straniante violenza cromatica di matrice espressionista.
Le opere in mostra fanno parte della serie Eroi (o Nuovi Tipi) realizzata esattamente cinquanta anni fa nel biennio 1965-66, dal 27enne Baselitz. Sono presenti altri dipinti, disegni e xilografie legati a quel periodo, che spiegano la genesi creativa della serie, oltre ai cosiddetti Remix, una selezione di sette opere compiute dopo il 2000 che riflettono, alla luce dei nuovi tempi, sul destino dei suoi Eroi.

Georg Baselitz, Der neue Typ, 1965, olio su tela. Stoccarda, Collezione Froehlich © Georg Baselitz 2017
Georg Baselitz, Der neue Typ, 1965, olio su tela. Stoccarda, Collezione Froehlich © Georg Baselitz 2017

EROI E INDIVIDUI

Gli Eroi di Baselitz sono massicci come telamoni, ma sono incrinati, hanno una testa piccola rispetto al corpo, come fossero portatori di una tara genetica. Vivono in un’agiografia senza merito, senza santità, e, inscritti in piccoli scenari, questi eroi vengono presentati con qualche attributo che ne suggerisce l’individualità: sono pittori, partigiani, ribelli o soldati. Presenze iconiche da idolo o da manifesto di una generazione, gli Eroi non sono portatori di vani messaggi di speranza né di disperazione, né di vuoto individualismo, perché l’eroe di Baselitz, il “nuovo tipo”, si limita (e non è poco) a svelare le proprie incertezze, si denuda letteralmente agli occhi di chi vorrà prestare attenzione, forse un Ecce homo con un concetto nuovo di pietas o, come lo stesso artista ha affermato, un semplice medium di trasporto, capace di veicolare le idee dell’epoca da cui viene.

Georg Baselitz, Versperrter Maler, 1965, olio su tela. Duisburg, MKM-Museum Küppersmühle für Moderne Kunst, Collezione Ströher © Georg Baselitz 2017. Photo Archiv Sammlung Ströher
Georg Baselitz, Versperrter Maler, 1965, olio su tela. Duisburg, MKM-Museum Küppersmühle für Moderne Kunst, Collezione Ströher © Georg Baselitz 2017. Photo Archiv Sammlung Ströher

TRA ARTAUD E IL MANIERISMO

Durante la conferenza stampa di presentazione della mostra, Baselitz, rispondendo ad alcune domande, ha come preso le distanze da ogni forma di realismo o oggettivismo in pittura (sul modello di Renato Guttuso in Italia), sottolineando che la sua espressione è un soggettivismo puro ed escludendo ironicamente qualsiasi collegamento con la Transavanguardia, alla quale pare non ami essere assimilato. Piuttosto la sua arte è vicina spiritualmente ad Antonin Artaud o ad Anselm Kiefer, del quale ha dichiarato di possedere almeno due opere, ma soprattutto la sua poetica è prossima a un soggettivismo che richiama i pittori del Manierismo italiano, dove l’artista, pur inserendosi nel solco della storia e della tradizione, ha il potere di ricondurre alla propria visione (lo stile proprio, la “maniera” di ognuno) una rappresentazione intrinseca del reale.

Calogero Pirrera

Evento correlato
Nome eventoGeorg Baselitz - Gli Eroi
Vernissage03/03/2017 ore 11 SOLO su invito
Duratadal 03/03/2017 al 18/06/2017
AutoreGeorg Baselitz
CuratoriDaniela Lancioni, Max Hollein
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoPALAEXPO
IndirizzoScalinata di Via Milano 9/a - Roma - Lazio
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Calogero Pirrera
Calogero Pirrera (1979) è uno storico dell’arte specializzato in arte moderna e contemporanea, videoarte, didattica museale e progettazione culturale. Vive attualmente a Roma. Ha collaborato con la cattedra di Istituzioni di Storia dell’Arte della Facoltà di Architettura di Valle Giulia, con alcune gallerie come Il Ponte Contemporanea e LipanjePuntin, oltre che con Festarte – Festival Internazionale di VideoArte, che lo vede impegnato nella mappatura globale dei festival di videoarte con la rubrica “International Contest”. Ha all’attivo alcune pubblicazioni che indagano l’arte antica come quella contemporanea. Tra le mostre curate si ricorda "Il Duomo di Milano dalla Lombardia all’Europa", ospitata presso il Duomo meneghino nel 2005 e il relativo catalogo. Ha scritto e scrive per EosArte, TribeArt e Artribune.

4 COMMENTS

  1. Questa serie di quadri sono di una bellezza e poesia tali da poter essere paragonati ai Picasso del periodo Blu e Rosa…

    • Nè belli nè poetici ma radicali direi con la brutalità e l’energia di chi và dritto al sodo senza compromessi dettato da un’istinto che si vorrebbe quasi primordiale. Anche se poi la mancanza di relazioni con il resto delle cose e del mondo, porta il discorso ad avvitarsi su sè stesso repilcandosi per anni, anche se con qualche risveglio ragguardevole, ogni tanto . Chissà cosa sarebbe stato questo artista con meno obblighi di produzione coatta e con una più raggiunta maturità intelettuale.

      • Eppure rimango del parere che queste immagini di giovani ed alberi rappresentino una tappa nella storia dell’arte occidentale raggiunta solo da pochissimi altri artisti per la sincerità, l’immediatezza e la spontaneità che si trovano espresse in essi.

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