Che cosa rende un autore o un’opera rilevante? E cosa succede quando alcuni personaggi fanno saltare i parametri convenzionali e mettono in luce i traumi e le crepe che percorrono lo status quo? Dai Sex Pistols a Mattarella, passando per Bello Figo, una panoramica sulle voci che dicono il “non detto”.

La rilevanza culturale di un’opera e di un autore si riconosce dalla loro capacità di catturare afferrare stringere la realtà; vale a dire, di far emergere in piena luce le contraddizioni e le fratture che sono normalmente sotterranee, invisibili, nascoste da una finzione tranquilla. E di spostarle su un altro piano di esistenza.
Ovviamente, le opere rilevanti si mostrano man mano che il tempo passa e trascorre, facendo piazza pulita delle altre, più pericolose, finzioni – vale a dire, quelle opere e quei racconti che simulano l’interpretazione della frattura, del conflitto, silenziandolo invece a un grado più alto e più sofisticato, offrendone cioè una versione perfettamente digeribile e assimilabile, la rappresentazione didascalica e innocua – e rivelando il presente quando è ormai passato, sostituito da un altro presente più complicato e indecifrabile.
Difficilissimo è invece riconoscere le opere davvero rilevanti in divenire, in corso, in progress – e questo sarebbe tra l’altro il compito principale della critica, quella vera. Critica che significa letteralmente “distinzione”, tra le cose inutili e le cose utili, tra la roba che conta e quella che non vale niente. Ci troviamo in continuazione di fronte a un muro: muri su muri, muri dietro muri – e non è un caso forse che proprio il “muro” sia una delle figure materiali e retoriche principali degli ultimi mesi e anni, in grado di definire la qualità del tempo che stiamo vivendo.

LE OPERE RILEVANTI

Capita poi di incontrare un autore e un oggetto che fanno saltare tutti i parametri. Indecifrabile, indifendibile anche – e questa indifendibilità è ciò che in prima battuta fa rizzare le antenne. Deve farle rizzare. La domanda “ci è o ci fa?” serve di sicuro come stimolo di partenza, ma poi se ci blocchiamo lì non ci porta da nessuna parte. Un’opera rilevante si pone infatti con grande naturalezza – con sprezzatura – al confine tra l’altezza e il crollo, tra il capolavoro e la scoria, tra il successo e il fallimento – fino a rendere estremamente sfumato e in definitiva poco interessante quello stesso confine. (A parte il fatto che quasi ogni capolavoro è stato percepito dal proprio autore come un gigantesco fallimento: il capolavoro è tale, per definizione, solo agli occhi degli altri.) Un’opera significativa è in grado di modificare il contesto che ha intorno, introducendo distorsioni e deviazioni (di senso) a raffica e a ondate successive.
Un’opera rilevante quasi sempre irrita questi altri che non sono chi l’ha fatta, perché il suo sembrare uno scherzo di cattivo gusto – il sembrare sempre uno scherzo di cattivo gusto, inaccettabile e inammissibile, è la natura profonda dell’opera rilevante quando compare – fa andare in bestia i difensori del decoro e del buon gusto. Soprattutto in Italia, questo avviene anche a causa della nostra scarsissima e del tutto convenzionale conoscenza della storia del punk. Della quale, uno degli eventi-chiave (fondamentale per la comprensione dei suoi meccanismi), è questo: l’intervista di Bill Grundy ai Sex Pistols andata in onda nel pomeriggio del 1° dicembre 1976 durante il Today Show dell’ITV Network:

Inutile dire quello che successe. Deflagrazione. Qui parlano non solo due universi che non comunicano, che non si capiscono (e non sono neanche interessati a capirsi), ma proprio due sistemi di valori opposti. Due forme di vita confliggenti. Una congelata, l’altra magmatica.

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Guardate adesso al secondo 14: su “È stato Mattarella / a dirci / che noi possiamo / venire in Italia” scoppia il delirio, il putiferio. Gli spettatori sono tutti ragazzi bianchi:

Occorrerebbe prestare molta attenzione a un evento apparentemente minimo di questo tipo: io guardandolo mi sento bene, e penso di stare assistendo a qualcosa di importante. Al momento in cui nei muri e nelle dighe compaiono le prime crepe (come quarant’anni fa in Inghilterra, in modi ovviamente dissimili da allora).
Lo scherzo, il cattivo gusto, il lato demenziale e volgare sono parte integrante dell’intelligenza e del nuovo codice. Genuinamente punk è Bello Figo; ma punk, a mio parere, è anche Sergio Mattarella. Questo Presidente finora grandemente sottovalutato, scambiato forse per un tizio incolore, è invece una delle figure più profonde e complesse dell’Italia recente, dell’Italia del presente e del futuro.

Sergio e Piersanti Mattarella
Letizia Battagli, Sergio e Piersanti Mattarella, 1980

MATTARELLA E BELLO FIGO

Guardate questa foto di Letizia Battaglia: 6 gennaio 1980. Il futuro Presidente della Repubblica tira fuori dalla berlina il fratello Piersanti (Presidente della Regione Sicilia), ancora vivo, crivellato da otto proiettili mafiosi. Quello che vedete al centro dell’immagine, in fondo a questo strano oscuro allucinato cunicolo percettivo formato dal volante e dai sedili dell’auto, oltre che dalle due donne disperate, è Sergio Mattarella.
Nella realtà c’è sempre molto più di quello che vediamo all’inizio – e questa convergenza (parallela) di destini tra un fratello segnato per tutta la vita dalla tragedia e un ventenne che reinventandosi rapper “scorretto” ha trovato il modo di dire il non detto è secondo me qualcosa di molto incoraggiante, qualcosa di deflagrante in senso positivo.
Mattarella (e Bello Figo) sono una versione possibile dell’Italia, in cui i traumi non vengono più nascosti e rimossi per incancrenirsi, ma vengono curati con l’esposizione, e si trasformano di volta in volta nelle basi costruttive dell’identità collettiva.

Christian Caliandro

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).