L’inverno caldo del Prado di Madrid

Stagione espositiva densa di proposte culturali al Prado. La natura morta di Clara Peeters, prima artista donna ospite nel museo di Madrid; i disegni di Ribera studiati da Gabriele Finaldi; la scultura romanica del Maestro Mateo, l’architetto di Santiago de Compostela, e “Metapintura”, interessante viaggio intorno all’idea dell’arte.

Clara Peeters, Natura morta, 1611 - Madrid, Museo Nacional del Prado
Clara Peeters, Natura morta, 1611 - Madrid, Museo Nacional del Prado

Il Prado celebra per la prima volta Clara Peeters, sconosciuta pittrice olandese del Barocco nordico. Contemporanea di Rubens, van Dyck e Brueghel il Vecchio, per il fatto stesso di essere donna (e dunque esclusa dalle accademie) resta relegata a un genere pittorico minore, quello della natura morta, che sublima in piccoli quadri d’ambiente che sono autentici gioielli per gusto estetico e ricerca dei dettagli. L’opera di Clara Peeters è una splendida testimonianza della cultura materiale e delle abitudini gastronomiche di un’epoca.
Sono solo una quarantina gli olii attribuiti all’artista olandese, la cui produzione si concentra ad Anversa tra il 1607-8 e il 1621 e di cui in mostra a Madrid è presente una raffinata selezione di quindici opere. Il Prado possiede infatti quattro nature morte della pittrice, forse gli esemplari più belli e significativi – tra i quali Natura morta con fiori, coppa d’argento, mandorle, frutta secca, dolci, pane vino e brocca di peltro – che appartengono a una serie giunta nelle Collezioni Reali nel Settecento, all’epoca di Filippo V di Borbone e di Isabella Farnese.
Il realismo di Clara Peeters non è solo descrittivo, ma altamente simbolico: cibi come la cacciagione, i carciofi, le mandorle, il sale, il burro o il formaggio, e suppellettili come raffinate ceramiche, piatti e posate d’argento, preziose brocche di cristallo sono accostati tra loro in maniera fittizia per illustrare le regole della società.
Clara Peeters è inoltre pioniera nell’introduzione del pesce sulla scena della natura morta e sperimenta un nuovo linguaggio dove prorompe, irresistibile, il desiderio di mostrarsi ai suoi contemporanei: piccoli autoritratti della pittrice si intravvedono infatti qua e là nei riflessi delle coppe di cristallo o delle brocche d’argento. Una sorta di firma occulta di un’artista dalla forte personalità.

RIBERA E IL DISEGNO
È un grande omaggio a Gabriele Finaldi – ex direttore scientifico del Prado e oggi direttore della National Gallery di Londra – la mostra dedicata all’arte grafica di José Ribera, pittore al quale lo stesso curatore ha dedicato gran parte della sua indagine scientifica. Alla mostra è infatti abbinata la pubblicazione del primo Catalogo ragionato dei Disegni di Ribera (realizzato dal Prado in collaborazione con la Fondazione Focus di Siviglia e il Meadows Museum di Dallas), opus enciclopedico che raccoglie e analizza gli oltre 160 fogli disegnati dallo Spagnoletto. Il Prado presenta una cinquantina di disegni, accompagnati da una decina di quadri e da altrettante stampe, in un percorso espositivo che svela l’abilità tecnica e la straordinaria originalità dei temi trattati nell’arte grafica di Ribera, centrata principalmente sull’interesse accademico per la figura umana, ma molto spesso avulsa da qualsiasi riferimento alla fase preparatoria della pittura.
A differenza della maggior parte dei realisti seguaci di Caravaggio, Ribera svela un insolito gusto per il disegno, genere che tratta con libertà e autonomia, come esercizio privato o come riflessione intima sulla vita, ma anche come mezzo di formazione accademica per i suoi allievi.  Un prolifico Ribera disegna con la stessa  accuratezza corpi di santi e martiri nelle più atroci posture della tortura, ma anche temi mitologici, immagini della cultura classica e delicate scene sacre, realizzando spesso piccoli capolavori che sfiorano la compiutezza pittorica.
Ma la più fervida fantasia del pittore si esprime soprattutto nei numerosi fogli in cui ritrae scene di genere colte al volo per le strade della popolosa Napoli, dove visse tra 1616 e il 1652. Negli acrobati o negli impiccati, nelle tante teste grottesche di tipi popolari, deformi o curiosamente agghindati, Ribera svela un gusto pre-goyesco per l’aneddotica popolare e un interesse per la fisiognomica di ascendenza leonardesca.

Maestro Mateo, San Mateo - Cattedrale di Santiago de Compostela
Maestro Mateo, San Mateo – Cattedrale di Santiago de Compostela

MAESTRO MATEO, PRINCIPE DELLA SCULTURA ROMANICA
L’autunno del Prado offre un’altra primizia per gli appassionati d’arte antica. Un ingente sforzo organizzativo ha permesso infatti l’esposizione a Madrid di quattordici pezzi attribuiti al Maestro Mateo, scultore, architetto e ideatore del  meraviglioso Portico della Gloria nella cattedrale di Santiago di Compostela (1168-1200). Si tratta delle poche ma eccezionali parti scultoree che ancora oggi si conservano dell’antica facciata occidentale e del coro della basilica giacobea (parti modificate nel XVI secolo e ricostruite nel XVIII secolo), simbolo e meta finale del pellegrinaggio a Santiago.
Oltre a un rosone tipicamente romanico, due eloquenti archi lobati con i castighi della lussuria e un modernissimo altorilievo con i cavalli dei Re Magi, la piccola ma eccezionale mostra riunisce per la prima volta le otto sculture superstiti dell’antica facciata occidentale: sono le statue-colonne in granito dei re Davide e Salomone, dei profeti Isacco o Ezechiele e Abramo o Geremia, ai quali si aggiunge il recente ritrovamento di un’altra statua-colonna, decapitata purtroppo, ma dall’abito di splendida fattura, proveniente dallo stesso atelier del Maestro Mateo. Bellissime anche la testa di anziano e la più piccola statua di San Matteo, proveniente dall’antico coro di pietra.

Pere Borrell del Caso, Sfuggendo alla critica, 1874 - Collezione Banco de España, Madrid
Pere Borrell del Caso, Sfuggendo alla critica, 1874 – Collezione Banco de España, Madrid

METAPINTURA. L’ARTE RIFLETTE SU SE STESSA
La più complessa e intellettualmente stimolante fra le proposte espositive della stagione invernale al Prado è senza dubbio la mostra curata da Javier Portús, capo conservatore della pittura spagnola nel museo. Attraverso 137 opere – pitture, disegni, stampe, libri, medaglie, sculture e pezzi d’arte decorativa, datati tra il XVI e il XIX secolo e quasi tutti provenienti dalle stesse collezioni del museo (solo 22 i prestiti) – propone al visitatore un’indagine, profonda e articolata, sull’arte e le sue leggi interne, in un gioco di parallelismi narrativi che offre anche un duplice omaggio al Don Chisciotte di Cervantes (nell’anno del quarto centenario della sua morte) e a Las Meninas di Velázquez, considerati entrambi capolavori simbolo del metalinguaggio artistico.
La proposta espositiva di Portús (dalla quale nasce anche un imperdibile volume, che è molto più che un catalogo) è un viaggio nel magico mondo del potere delle immagini: dalla valenza sacra della pittura agli albori della età moderna, quando gli artisti cercavano nell’ispirazione divina la fonte della loro maestria, all’arte intesa come racconto  mitologico o di storia, come finestra sul mondo o come specchio introspettivo per l’uomo e l’artista stesso (ritratto o autoritratto), fino alla nascita del collezionismo e al cambio radicale della relazione fra artista e pubblico con la nascita dei musei, che accentuano la valenza sociale e pubblica dell’opera d’arte.
Il percorso in quindici tappe stimola la riflessione e, attraverso similitudini, somiglianze e differenze, permette di andare oltre i limiti del quadro per scoprire le valenze più profonde di temi e miti che hanno ispirato la storia dell’arte dell’età moderna. Tra i nomi in sala, Zurbarán e Rubens, El Greco e Goya, ma anche Tiziano, Velázquez, Artemisia Gentileschi e un curiosissimo ritratto di un anonimo pittore italiano del Settecento, recente acquisizione del museo.

Federica Lonati

Madrid // fino al 19 febbraio 2017
L’arte di Clara Peeters
a cura di Alejandro Vergara
Madrid // fino al 19 febbraio 2017
Ribera, maestro del disegno
Madrid // fino al 26 marzo 2017
Maestro Mateo
Madrid // fino al 19 febbraio 2017
Metapintura
a cura di Javier Portús
MUSEO DEL PRADO
Calle Ruiz de Alarcón 23
+34 (0)91 3302800
[email protected]
www.museodelprado.es

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.